Franco Valente

S.Giovanni in Galdo e Vincenzo Maria Orsini

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Sul portale del palazzo baronale di S. Giovanni in Galdo è sistemato un blasone cardinalizio che appartenne a Vincenzo Maria Orsini, prima vescovo di Cesena, poi cardinale-vescovo di Benevento e, infine, papa con il nome di Benedetto XIII.
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Gli Orsini non sono stati mai feudatari di S. Giovanni in Galdo, ma la presenza dello stemma cardinalizio con evidente riferimento al periodo di reggenza beneventana riapre una questione feudale abbastanza singolare.

Infatti nel dominio di S. Giovanni in Galdo non appaiono feudatari di nomina reale ma, come giustamente sostiene il Masciotta fu concessa in feudo, al declinare della dominazione longobarda, alla badia di S. Sofia di Benevento, insieme con la vicina Toro; e si con­servò feudo ecclesiastico fino al 1785, allorché dichiarata di Regio Pa­tronato la Badia suddetta, questa venne incamerata al demanio con tutti i feudi della propria pertinenza (G.B. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, alla voce “S. Giovanni in Galdo”, vol. II, Napoli 1915).

Dunque la circostanza che il Palazzo Baronale porti le insegne del vescovo-cardinale di Benevento è una diretta conferma dello stato giuridico del feudo di S. Giovanni in Galdo e dell’appartenenza alla sua giurisdizione amministrativa oltre che religiosa

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Gambatesa. Chiesa di S. Nicola. Lo stemma di Vincenzo Maria Orsini

Si tratta dello stemma cardinalizio, come attesta il cappello con 6 fiocchi da una parte e altrettanti dall’altra, arricchito di altre pezze onorevoli, così come fu adottato da Vincenzo Maria Orsini anche quando fu papa.

Lo stemma degli Orsini, infatti, è bandato d’argento e di rosso. Il capo d’argento è caricato di una rosa di rosso abbottonata d’oro e sostenuta da una fascia d’oro caricata di un’anguilla ondeggiante d’azzurro. In origine, però, la fascia d’oro con l’anguilla ondeggiante non appariva nell’insegna perché il suo inserimento fu stabilito in occasione dell’acquisto del grande feudo dell’Anguillara da parte di Gentile Virginio Orsini nel 1492.

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Qui sono aggiunti due campi. Uno sulla sinistra con una partizione verticale avente una torre. Un altro superiore, in capo, con un cane stante con una fiaccola in bocca che richiama la sua appartenenza a un ordine religioso.

Vincenzo Maria Orsini prima di diventare vescovo di Benevento era appartenuto all’ordine dei Predicatori, ovvero di S. Domenico. Nella iconografia domenicana il cane che regge nella bocca la fiaccola è il ricordo della visione della madre che, quando ne aspettava la nascita, sognò di stare per partorire un cane con una fiaccola che profeticamente anticipava la forza della sua predicazione e nello stesso tempo gli attribuiva la fedeltà a Cristo giocando sul nome dell’ordine che ne sarebbe derivato con il nome di dominicani ovvero Domini-canes, i cani del Signore.
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All’interno del palazzo su cui si appoggia lo stemma rimangono gli elementi decorativi di una cappella.
Al soffitto vi è l’immagine di S. Filippo Neri.
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Per capire il motivo della sua presenza dobbiamo fare un passo indietro e spostarci a Benevento.
Vincenzo Maria Orsini, cardinale e vescovo di Cesena, nel 1686 fu destinato a reggere la diocesi di Benevento.
Due anni dopo in quella città si verificò un catastrofico terremoto che vide il suo vescovo successivamente impegnato in una straordinaria opera per la ricostruzione della chiese della diocesi.
Fu in questa occasione che avvenne qualcosa che spiega la presenza di S. Filippo Neri anche nell’affresco di S. Giovanni in Galdo.
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In un documento scritto di suo pugno all’indomani del terremoto del 1688 così si legge:
I miei familiari mi dicono, che Io sia stato sotto le rovine per lo spazio di un’ora, o di un’ora, e mezza, ma à me per nuova grazia non parve d’esservi dimorato, che per lo spazio d’un quarto d’ora, venne intanto il Padre Lettore Buonaccorti del mio ordine, chiamandomi sopra quei mucchi di sassi ed Io l’udii subbito, ed egli sentì la mia voce, benché non distinguesse le mie parole ed insieme col signor canonico Paolo Farella cominciarono a diseppelirmi, ed appresso sopraggiunsero due altri, coll’aiuto de’ quali mi cavarono de’ sassi…. Diseppelllito che fui il detto Signor Canonico mi trovò sotto il capo l’accennata immagine del mio santo avvocato.

(Vincenzo Maria Orsini. Narrazioni de’ prodigi operati dal glorioso S. Filippo Neri nella persona dell’E.mo Sig. Cardinale Orsini Arcivescovo di Benevento, in occasione, che rimase sotto le rovine delle sue stanze nel tremoto, che distrusse quella città ‘a 5 Giugno 1688).

 

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