Franco Valente

Giano Bifronte e la bretella di Venafro

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Giano Bifronte e la bretella di Venafro

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Poiché, per principio filosofico, non credo alla bontà d’animo dei politici, cerco nel loro comportamento gli aspetti malamente derivati da una improbabile cultura machiavellica del fine che giustifica i mezzi.

Perciò ho cercato di capire se dietro il tentativo, altrettanto improbabile, di realizzare una bretella stradale per baipassare Venafro vi fosse solo una imbecillità dettata da una profonda ignoranza o se invece vi fosse un più probabile interesse di bottega.

Mi sono convinto che l’interesse di bottega sia alla base dell’ignobile progetto della bretella.

Me ne sono convinto quando ho capito che i comitati di salute pubblica che vedono in questo progetto un sistema per trasferire l’inquinamento dal centro della città a un’area periferica del territorio non si sono resi conto di essere caduti in un tranello mediatico, oserei dire demagogico, di Giano Bifronte.

La bretella in questione dovrebbe partire dal Cimitero civile di Venafro e compiere un’articolata curva con controcurva per portare le automobili provenienti da Roma fino all’imbocco della utilissima tangenziale che dai Forni dell’inceneritore di Sesto Campano porta a Roccaravindola in direzione di Campobasso.

Se si realizzasse questa strada, per andare dal Cimitero di Venafro a Roccaravindola il tragitto si allungherebbe di un paio di chilometri demolendo il principio millenario che per recarsi da un punto all’altro di un territorio l’umanità ha sempre scelto la via più breve.

Lo capiscono anche i più ignoranti di geometria. Mi sembrava strano che non l’avesse capito Giano Bifronte.

Poi, ragionando con un po’ di calma e dando ai luoghi il nome proprio, mi sono reso conto che Giano Bifronte conosce bene la geometria e che il ragionamento che facevo io era del tutto sballato.

L’obiettivo pratico della bretella non è quello di accorciare il tragitto tra il Cimitero Civile e Roccaravindola, ma quello di abbreviare il tragitto tra il Cimitero e l’inceneritore di Sesto Campano.

Perché il vero obiettivo della bretella è quello di evitare che le centinaia di colossali camion con cassoni ribaltabili ricolmi di materiale da infornare perdano tempo ad attraversare Venafro per giungere al cosiddetto “Semaforo” e girare in direzione Napoli per raggiungere l’Inceneritore.

Sono convinto che l’Inceneritore di Sesto Campano in questo disegno perverso non c’entri per nulla, ma Giano Bifronte, avendo la cultura dell’utile servitore imbecille, come Arlecchino che vuole servire due padroni, cerca di riequilibrare il demagogico atteggiamento, peraltro assolutamente improduttivo, di controllare i residui della produzione di questo colossale inghiottitoio di pietrisco che viene trasformato in cemento quando i suoi forni non vengono utilizzati per distruggere altri materiali.

E così, senza volerlo, qualche ignaro socio delle associazioni per la salute, sostenendo l’ignobile idea della bretella, in maniera concreta contribuisce a creare le premesse per velocizzare la discarica di tutto ciò che deve finire nei forni.

E intanto Giano Bifronte se la ride. Fortunatamente, come per l’autostrada del Molise, i soldi per fare questo scempio non esistono.

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Nell’immagine:
A – Roccaravindola
B – Cimitero
C – Inceneritore
IN GIALLO L’ATTUALE TRAGITTO DEI CAMION DIRETTI ALL’INCENERITORE
B-C, Il nuovo percorso dei camion diretti all’inceneritore

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