Franco Valente

A me il nuovo campanile di Acquaviva Collecroce piace.

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Confesso di non sapere chi abbia progettato il nuovo campanile a lato della chiesa di S. Ester ad Acquaviva Collecroce, ma gli faccio i complimenti e spiego perché.

Al suo posto fino a una decina di anni fa ve ne era un altro. Probabilmente non anteriore al XVII secolo. Poi, si dice per problemi sismici, fu abbattuto decidendo di ricostruirlo.

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Sono passato qualche tempo fa per Acquaviva e ho visto che la costruzione stranamente procedeva speditamente.

Vi sono passato l’altra mattina e, ancora più stranamente, ho visto che l’opera è finita.

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Dico “stranamente” perché gli interventi sugli edifici monumentali sono assimilabili alle attività dei fabbricanti di medicine che puntano a farti campare a lungo e malaticcio.

E’ la logica delle Soprintendenza dove, ormai lo sanno tutti, non si finisce mai un lavoro per evitare che si chiuda il rubinetto dei finanziamenti.

Ad Acquaviva il campanile è finito e ne siamo tutti contenti.

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Sicuramente si tratta di un falso, ma di un falso dichiarato.

Io sono tra coloro che manderebbero al patibolo quegli architetti che mettono protesi ai monumenti sotto la pretesa scientifica che un intervento di restauro debba far capire che ogni integrazione è un elemento diverso da quello originale.

Questa genìa di architetti, di cui l’Italia è piena con una forte concentrazione nel Molise, se cambiassero mestiere e si mettessero a fare gli ortopedici metterebbero protesi fosforescenti per far capire agli imbecilli che a quel povero cristo che ha perso un braccio adesso hanno messo un arto meccanico.

Ad Acquaviva hanno fatto bene.

Il campanile non ha nulla a che vedere con quello che era al suo posto, ma ne ricorda il senso.

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La cella campanaria non ha le finestre come quelle che incredibilmente la Soprintendenza ha messo sull’antica torre campanaria di S. Benedetto dal Cavallo Bianco a Civitanova del Sannio.

Le campane di S. Ester possono suonare e possono essere sentite.

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Sono stati opportunamente riposizionati i misteriosi stemmi lapidei (misteriosi per chi, come me, non riesce a capire interamente a chi appartengano) e il famoso Quadrato Magico, con le altrettanto misteriose ROTAS . OPERA . TENET . AREPO . SATOR.

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Ma la cosa più apprezzabile sta nel fatto che si è ripristinato l’antico supportico che permette di guadagnare lo spazio antistante la vera facciata della chiesa.

Perché chiunque arrivi ad Acquaviva rimane per qualche momento interdetto nel vedere una facciata di chiesa senza portale.

Solo girandoci attorno capisce che i Cavalieri di Malta la fecero innalzare dall’altra parte.

In realtà Acquaviva ha una storia urbanistica complessa e meritevole di ulteriori approfondimenti.

Sono quasi convinto che il centro di riferimento della comunità si sia spostato più volte. Da un originario nucleo di S. Angelo in alto a uno più comodo esterno in basso, per poi dilatarsi nelle mura e, alla fine, ricomprendere il tutto.

Ma di questo ci sarà tempo per parlare.

Ora pensiamo al campanile.

A me piace.

E piace pure il candore della piccola facciata del Municipio che gli sta di lato dove i nomi dei caduti in guerra, ben elencati sulla pietra, ancora vengono dignitosamente rispettati.

L’unica stonatura quelle ignobili code di pavone al basolato della piazza.

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1 Commento

  1. Nicola 11 settembre 2014 at 09:28

    E pure a me, è stato progettato dall’architetto Caterina ed eseguito dall’impresa CAMAR già Carlo Cingoli di Teramo, ma da oltre 35 anni operante in Molise. Un buon lavoro per un falso storico davvero riconoscibile al posto di quella vecchia e brutta struttura in cemento armato mai completata.

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