Franco Valente

Merletti, un mazzo di carte e dadi da gioco bruciati da Giovanni da Capestrano in un quadro di Agnone

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Merletti, un mazzo di carte e dadi da gioco bruciati da Giovanni da Capestrano in un quadro di Agnone.

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Uno dei personaggi che hanno dato lustro alla città di Agnone è Marino Jonata che vi era nato ai primi del Quattrocento e vi visse gran parte della sua vita.

Nel 1434, fortemente influenzato da una predica di Giovanni da Capestrano che era venuto in Agnone per le celebrazioni della quaresima di quell’anno, divenne terziario francescano.

Famosa la sua opera in rima “El giardeno”, uno dei più interessanti poemi in rima dialettale derivati concettualmente dalla Divina Commedia di Dante.

L’aspetto più originale dell’opera di Jonata è il modo di trattare il tema della morte.

La morte è il tema inquietante anche della chiesa di Santa Croce in Agnone dove, tra l’altro, vi è un bel quadro dedicato proprio a Giovanni da Capestrano.

Un quadro sul quale varrebbe la pena di tornare per analizzarne non solo gli aspetti artistici ma anche e soprattutto i significati simbolici.

Ve ne anticipo uno.

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Ai piedi del santo vi è rappresentato un mazzo di carte con un 6 di denari, due dadi da gioco, merletti di abiti femminili, un cestino da tavolo con orlo dorato. Tutte cose buttate nel fuoco.

In Agnone si sostiene che il quadro rappresenterebbe Giovanni da Capestrano e Bernardino da Siena tra i notabili del luogo. In realtà ricorda uno degli episodi più importanti della vita del santo abruzzese: la liberazione di Belgrado dall’occupazione Turca nel 1452.

Giovanni era nato a Capestrano in Abruzzo e, come egli afferma,  “meo patre fue ultramontano, fue barone et venne col duca d’Angione (Luigi I d’Angiò)”.

Personaggio molto particolare per l’irruenza della sua predicazione, si distinse per la sua azione contro i fraticelli fino a diventare nel 1418 inquisitore con papa Martino V Colonna.

Dei fraticelli ancora rimaneva il ricordo delle persecuzioni che avevano subito nel Molise nel secolo precedente (http://www.francovalente.it/2009/05/20/2741/ )

Fu impegnato inutilmente nel 1423 nello storico assedio di Aquila noto anche per l’uccisione di Braccio da Montone per opera di Giacomo Caldora.

 

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Secondo una tradizione non confermata quando venne in Agnone nel 1434 insieme a lui sarebbe stato anche Bernardino da Siena che gli era particolarmente grato per essere stato difeso nel 1427 dall’accusa di eresia quando Giovanni era affermato giurista a Perugia.

Attivo contro gli ebrei, fu tra i grandi predicatori contro l’usura e il gioco d’azzardo ma anche contro il superfluo e il lusso.

Le carte, i merletti, i dadi e gli oggetti preziosi che vengono bruciati nel quadro di S. Croce lo ricordano.

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1 Commento

  1. Carmelo S. Fatica 22 ottobre 2016 at 22:08

    Come mai i grani del rosario, nella cintola del santo, sono molti di più dei 59 usuali?

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