Franco Valente

Il furto delle acque di Venafro. Un sindaco che fa solo chiacchiere. Rassegnati ce lo dobbiamo tenere altri tre anni.

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Che il sindaco di Venafro fosse un bugiardo è cosa risaputa e fa parte del  costume politico. Ma che non avesse la capacità di garantire il minimo per la tutela dei beni della città è cosa veramente grave.

Per una ventina di anni ha tuonato contro ogni amministrazione, lamentandosi peraltro che la sinistra non lo valorizzava opportunamente.

Perciò, pur di fare il sindaco, si è inginocchiato devotamente davanti al Gran Visir Michele Iorio, contro il quale aveva scritto quintali di invettive.

E quando il Gran Visir lo ha visto inginocchiato, anzi allungato a terra come i diaconi prima della consacrazione, gli ha concesso di mettere la fascia tricolore e guidare la rivoluzione…

Ha fatto una delle più squallide alleanze con la destra storica locale pur di fare fuori quel poco che rimaneva dei democratici socialisti che da anni avevano capito la sua complessa e ondivaga personalità politica.

Ha riempito di promesse il Comitato delle Mamme per la Salute prendendo impegni sulle loro richieste e regalando loro una ipotetica bretella che (… Dio non voglia si farà…) servirà solo ed esclusivamente a ridurre i disagi per i camion che portano materiale a bruciare alla Colacem.

Ha promesso scuole sicure, riordino urbanistico, verde a volontà, riorganizzazione degli uffici comunali, rispetto delle regole nell’assegnazione degli incarichi professionali.

Aveva garantito una dura battaglia per mantenere l’ospedale a Venafro e adesso scrive letterine d’amore per chiedere qualche sparatrappa e qualche pappagallo per gli allettati.

Aveva promesso un rilancio della cultura. Non si è vista manco con il cannocchiale.

Una beata cippa!

Niente di niente!

Tutti ricordiamo i suoi attacchi all’amministrazione comunale per il colossale furto delle acque di Venafro da parte della Campania.

Aveva denunciato l’assenza di controlli e una sostanziale collusione di coloro che fanno anche parte della sua giunta agli interessi oscuri di chi prelevava senza alcun controllo un’imponente massa di acqua dal sottosuolo venafrano SENZA CHE LA CITTA’ NE TRAESSE ALCUN BENEFICIO!

IL FURTO DELLA ACQUE DI VENAFRO ADESSO CONTINUA CON LA SUA BENEDIZIONE !

Un furto in cambio del quale la Campania ci regalò questi birilli di cui si è persa traccia!

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Eppure il sindaco conosce bene il verbale redatto dal dott. Vito La Banca, il geologo che insieme all’ing. Luigi Petroni effettuò un inutile sopralluogo alla galleria.

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NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO

Che fine hanno fatto le proteste del compagno Cuzzone, consigliere di maggioranza, che per le acque di Venafro protestava contro la destra e ora ci va a braccetto sostenendola come non farebbe il migliore degli avanguardisti di Alleanza Nazionale?

Se avete un po’ di tempo leggete il verbale del dott. Vito La Banca e chiedetevi perché il sindaco di Venafro stia rigorosamente zitto.

OPERE DI CAPTAZIONE DELLE ACQUE DI VENAFRO

RELAZIONE ISPETTIVA DEL DOTT. VITO LA BANCA

Venafro 11 maggio 2009

PREMESSA
La presente relazione compendia alcune eccezioni mosse all’opera di captazione attuata
dalla Regione Campania sul territorio comunale di Venafro (Is) e consistente in una galleria drenante.
A seguito di uno specifico sopralluogo tecnico tenutosi nella galleria drenante di base del massiccio montuoso di S. Croce in Venafro (IS) in data 11 maggio 2009, i sottoscritti tecnici incaricati dal comune di Venafro (Is), Dott. Geol. Vito La Banca e Dott. Ing. Luigi Antonio Petroni, hanno potuto desumere una serie di” anomalie” e difformità rispetto all’ipotesi di progetto formulata dalla Regione Campania.

Tali evenienze sono state opportunamente articolate, argomentate e puntualizzate nella presente relazione tecnica, secondo un percorso che decorre dall’imbocco e fino al termine della galleria.
Occorre, prima di definire le eccezioni, precisare che i tecnici incaricati hanno riscontrato una certa lacunosità nella documentazione amministrativa e autorizzativa del progetto di captazione. In particolare il progetto è sprovvisto di autorizzazioni comunali, di deposito dei calcoli di stabilità presso la competente Sezione Comuni Sismici e di documentazione comprovante la concessione al prelievo idrico da parte della Regione Molise.

Va puntualizzato, in aggiunta, che gli scriventi, nonostante specifica richiesta inoltrata alla regione Campania per il tramite del comune di Venafro, non sono riusciti ad entrare in possesso, né a visionare gli studi idrogeologici e idrologici di base e i conseguenti modelli di riferimento su cui è stata impostata tutta la progettazione esecutiva e che formano il know how prodromico e basilare a tutta l’ipotesi di captazione, ma hanno potuto consultare, esclusivamente, gli studi geologici esecutivi afferenti esclusivamente agli aspetti meramente costruttivi della galleria e non già ai più interessanti aspetti idrogeologici.

In particolare, gli studi geologici-geotecnici inclusi nelle allegazioni di tutto il complesso ed articolato iter progettuale (che consta di ben 4 perizie di variante e una perizia di assestamento finale, con notevole revisione e rimodulazione dei prezzi) puntualizzano e dettagliano peculiari contingenze ostative incorse durante le fasi di avanzamento della galleria (crolli, irruzioni d’acqua, intercettazione di faglie trasmissive, ecc), che hanno indotto e cagionato la necessità di apportare variazioni in corso d’opera alle ipotesi di progetto, nello sviluppo plano altimetrico, nello sviluppo longitudinale, nelle modalità di prosecuzione dello scavo e nella scelta e costruzione di opere di sostegno e di rifinitura.

Infatti, l’insorgere di tali “sorprese geologiche” ha, di volta in volta, costretto a lunghe ed onerose sospensioni dei lavori e l’approntamento di nuovi, più mirati ed efficaci interventi ed azioni operative. Sorprende, a tal proposito, come si sia potuto verificare una continua e ripetuta manifestazione di sorprese geologiche e di imprevisti, come pure il fatto che l’approfondimento di tali problematiche sia stato affrontato in fase esecutiva e solo dopo il verificarsi di problemi e non sia stato affrontato preliminarmente, il che avrebbe potuto condurre alla previsione fenomenologica di taluni inconvenienti e consentire, pertanto, l’adozione di opportune tutele e misure mitigative.

Tornando alla caratterizzazione idrogeologica e idrologica, pilastro di riferimento di tutta la strutturazione progettuale e del suo sviluppo e affidabilità futura, essa è oggetto esclusivamente di continue citazioni e rimandi sia nella tecnica della perizia di assestamento, che nelle precedenti relazioni corredanti le perizie di assestamento,

senza che sia disponibile in specifici elaborati testuali e cartografici. Tuttavia, il parere positivo formulato da parte dell’Autorità di Bacino riguardo i bilanci idrologici ed idrogeologici a base della progettazione consente, verosimilmente, di ritenere accettabili le stime sulla potenzialità idrica e sulla capacità di ricarica dell’acquifero (Monte S. Croce) in parola.

OSSERVAZIONI
Le seguenti osservazioni sono state desunte dal sopralluogo tecnico in galleria.

DOPPIA TUBAZIONE e CARENZA DI CONTROLLO SULLE PORTATE

Al di sotto dell’imbocco alla galleria, tramite un tombino di ispezione è stato possibile riscontrare il posizionamento 2 grosse tubazioni che si snodano parallelamente e che hanno rispettivamente un diametro di circa 600 e 800 mm (Foto 1A – 1B). Tale particolare non risulta dagli atti progettuali ed inoltre, determina l’insorgenza di un dubbio (malevolo) circa l’effettiva necessità della doppia tubazione, in quanto è assolutamente possibile trasferire i volumi di acqua captata (circa 900 lt/sec) con una sola tubazione. A ciò aggiungasi che sembrano essere presenti due misuratori (uno per tubazione) a significare che entrambe possono funzionare ed anche separatamente. Come riferito dagli addetti le due tubazioni confluiscono più a valle in una unica tubazione, che stranamente è sempre del diametro di 800 mm. La mancanza di un misuratore sulla condotta a valle della confluenza comporta in pratica la mancanza di controllo della quantità d’acqua complessivamente prelevata. A tal fine sarebbe opportuno inserire un misuratore di portata sulla condotta a valle della confluenza, indipendente dalle apparecchiature poste sotto il diretto controllo della Regione Campania e nella piena disponibilità del Comune di Venafro e/o della Regione Molise.

Per inciso, dalla lettura dei dati relativi al prelievo del solo misuratore posto sulla condotta da 800 mm risulta che, con un prelievo medio di 900 l/sec, la Regione Campania sta prelevando già dal 02.09.97. Ne consegue che, se il prelievo è iniziato dopo tale data, la portata media prelevata è superiore ai 900 l/sec.

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QUOTE DEI MANOMETRI
Lungo il tratto drenante della galleria (foto 2) sono allocati una serie di manometri attestanti la pressione dell’acqua, in correlazione alla quota che l’acquifero raggiunge al di sopra del punto di misurazione.
Ogni manometro è contrassegnato da una numerazione identificativa progressiva e dalla quota di riferimento espressa in maniera assoluta (riferita cioè al livello del mare). Ferma restando l’utilità del sistema di monitoraggio e dando per scontata la esatta calibratura dei manometri, il sistema di monitoraggio risulta sprovvisto di punti di riferimento topografici (tipo caposaldi all’esterno della galleria), tramite i quali, con un’opportuna verifica topografica, possa essere effettivamente verificata la quota indicata.

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BIFORCAZIONE
A ridosso del tratto drenante della galleria, esiste una doppia biforcazione, non prevista nel progetto iniziale e la cui realizzazione (notevolmente onerosa) è stata dettata, come dichiarato dal Prof. Celico, dalla presenza di una faglia che funge da impermeabile relativo, limitando sensibilmente il flusso delle acque e la cui orientazione coincide, grossomodo, con il tunnel principale. La diramazione destra è idricamente produttiva, mentre la diramazione sinistra è asciutta, per effetto della caduta piezometrica operata dalla menzionata faglia.

Il ramo destro, inoltre, reca una serie di drenaggi sulla parete di monte (foto 3), con interasse di circa 3 m, mentre il ramo sinistro ne è sprovvisto, in quando improduttivo. Da tale conformazione si evince la possibilità di attivare, all’occorrenza e nei periodi di deficit idrico, detti drenaggi, con apporti idrici aggiuntivi al prelievo di base.
Inoltre, come accennato nella relazione tecnica della perizia di assestamento, la quota iniziale della diramazione destra è stata abbassata in corso di realizzazione di circa 1 m, aumentando di fatto, sensibilmente, l’area drenante, in contrasto con l’ipotesi progettuale e in maniera probabilmente arbitraria e in modo “da intercettare le acque dirette verso la Sorgente San Bartolomeo”.

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POZZO/PIEZOMETRO

Il ramo sinistro della biforcazione, come detto è asciutto, a causa dell’abbattimento della falda operato dalla faglia di cui sopra. In detto tratto, infatti, non sono stati realizzati dei drenaggi.
Tuttavia, alla fine del condotto (sinistro), nell’ambito di uno slargo che ospita apparecchiature per il controllo elettrico, è stata riscontrata l’esistenza di una perforazione, di grosso diametro e profonda circa 10 m, come dichiarato dal responsabile della manutenzione della galleria. Detta opera intercetta la falda a circa 3-4 m ed è stato definito come piezometro tipo tubo aperto dagli stessi responsabili.
Tuttavia, la collocazione di tale “piezometro” risulta anomala per due motivi fondamentali:
1) La posizione interna alla galleria rende le operazione di monitoraggio e misurazione oltremodo scomode, dovendo preliminarmente e necessariamente accedere in galleria, mentre se lo stesso fosse stato costruito all’esterno, sarebbe stato più facilmente e celermente ispezionabile.
2) Le grosse dimensioni sono sproporzionate rispetto alle finalità di utilizzo dei piezometri tubo aperto che servono esclusivamente come punti spia (monitoraggio) o per prelievi idrici da destinare ad analisi di laboratorio.

Si potrebbe ritenere, pertanto che lo stesso, attese le dimensioni, possa essere utilizzato non per fini di monitoraggio (piezometro), ma bensì come pozzo di prelievo addizionale, ipotesi fortemente avversata e ricusata dai responsabili di Acqua Campania pur se con scarse argomentazioni in merito.
Sempre nello stesso slargo, al di sopra del pozzo, si riscontra la presenza di un paranco elettrico il cui utilizzo non appare compatibile con l’uso come piezometro della perforazione.
Analogamente “incomprensibile” risulta la potenza elettrica delle apparecchiature ivi allocate, alimentate da una tension

e di 20.000 volt (foto 4), e che dovrebbe servire esclusivamente all’illuminazione della galleria, come asserito dai responsabili di Acqua Campania.

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TERMINAZIONE DELLA GALLERIA
La galleria principale termina con un tampone finale a tenuta idraulica, realizzato per poter far rincollare il livello idrico e consentire un più agevole prelievo (a gravità).
Dall’ispezione si evince, tuttavia, che la camera di prelievo sottostante il tampone, è ammorsata ad una quota più bassa (173 m) rispetto a quella delle fronte sorgivo S. Bartolomeo che si riscontra nell’abitato di Venafro (176 m) e che dà origine al Laghetto e successivamente al torrente San Bartolomeo.

Tale circostanza è in aperto contrasto con le ipotesi progettuali, che prevedevano, invece che la quota di prelievo della captazione fosse superiore (e non inferiore) a quella delle sorgenti del S. Bartolomeo.

L’attuale captazione consente un prelievo continuo e pressochè costante, producendo dei deupaperamenti alla sorgente durante i periodi di deficit, con conseguente forte limitazione delle portate. Da testimonianze dirette si è rilevato che un tempo il fronte sorgivo de quo era molto esteso ed attivo in numerose polle, anche distanti dall’attuale sorgente (al di sotto di C.so Lucenteforte); attualmente queste manifestazioni sorgive sono tutte estinte.

Dott. Vito La Banca

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