Franco Valente

Carmelo S. Fatica. La Torre degli Angeli a Oratino.

Oratino 2008 (15) copia

Chiunque transiti per la valle del Biferno necessariamente si chiede cosa sia quella torre in pietra che appare ai piedi di Oratino.
Con grande piacere ospito questo saggio di Carmelo S. Fatica che da anni ne sta studiando i significati.
Una grande quantità di interpretazioni molto particolari che sicuramente alimenterà un dibattito che spero sia anche occasione per sollecitare una maggiore attenzione ai nostri monumenti.
F.V.
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Oratino 2008 (15) copia

La Torre degli Angeli di Oratino
Carmelo S. Fatica

Premessa

Questa è la storia dell’insediamento monastico sorto nella media-alta valle del fiume Biferno a poca distanza dall’attuale paese di Oratino. Una presenza della radice del Monachesimo Cristiano, le cui notizie cancellano completamente le oscenità dell’ignoranza che hanno trasformato un luogo di esaltazione religiosa in presidio guerresco!
Nella breve esposizione, rivolta ad un pubblico eterogeneo e sviluppata soprattutto sulla significazione dell’edificio turrito superstite, non ci si addentra in spiegazioni troppo specifiche su argomenti, documenti e dati materiali acquisiti in esclusiva, che richiedono particolare attenzione e preparazione.

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Panorami della torre sulla cima rocciosa

La Torre degli Angeli

I. La caverna iniziatica

Attorno alla metà del VI secolo, gruppi di monaci perseguitati dall’Oriente bizantino e probabilmente di origine egiziana, approdano lungo le coste centro-meridionali della Penisola italiana. Alcuni di essi seguono la strada che dall’Adriatico, costeggiando il fiume Biferno, collega la costa all’interno.

Arrivati nella media-alta valle del fiume, alla latitudine nord di 41° 35’, a brevissima distanza dalla riva destra, a valle dell’attuale paese di Oratino, avvistano, soddisfatti, una maestosa cresta rocciosa sui 70 metri di altezza, 80 di larghezza e oltre 200 di lunghezza, con un’altitudine di 576 sul mare. Il sito ricalca l’immagine dell’icona della MONTAGNA, simbolo di assialità quale luogo della conoscenza della verità, forma simbolica di adattamento alle pratiche esoterico-religiose cui si ispirano questi monaci, che fanno vita in comune nel cenobio (monastero) e una vita solitaria di ascesi mistica.

La loro fonte d’insegnamento sono le dottrine dei Padri del deserto e soprattutto dello pseudo Dionigi, datate al V e VI secolo. Di quest’ultimo seguono la Teologia mistica secondo cui si raggiunge la trasfigurazione dell’Uomo in Dio soltanto attraverso l’ascesi mistica, e la più alta conoscenza è il non sapere mistico, cioè la muta contemplazione dell’Uno.

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La torre nello stato attuale
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Ricostruzione originaria della torre

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Pertanto si mettono all’opera strutturando il sito come un “telaio cosmico” e dislocano sulla cresta del megalito una torre a forma di pietra appuntita che fuoriesce dal paesaggio a disegnare il Cosmo, pensata come fulcro di tutti gli altri posizionamenti delle funzioni, attorno ed in basso: il cenobio col suo recinto, il battistero e i riporti stellari determinati con l’astrolabio.

Dalla vita in comune nel cenobio, gli uomini spiritualmente più dotati escono per intraprendere il “viaggio iniziatico” della comprensione del Mondo. Un monaco anziano e più esperto accompagna gli iniziati, in gruppetto o singolarmente, nel pellegrinaggio esoterico nella CAVERNA iniziatica scavata artificialmente nella roccia, ai piedi della montagna, a settentrione. L’entrata alla discesa sotterranea avviene nel buio della porta solstiziale d’inverno, situata sul corno della piattaforma cosmica del Capricorno che è delimitata topograficamente con poderosi dischi astrali lapidei. La caverna, luogo complementare alla soprastante montagna, è il simbolo di accesso ai domìni dei “piccoli misteri” terreni ma anche a quelli dei “grandi misteri” cosmici e ciò corrisponde alla nozione di “punto centrale” comune sia all’ordine microcosmico che all’ordine macrocosmico. Tale caratteristica la fa diventare l’immagine del Mondo.

L’essere, nel suo percorso d’iniziazione deve identificare il centro della propria individualità con il centro cosmico localizzato nella caverna, prendendolo come fondamento per elevarsi agli stati superiori. In questo centro risiede l’equilibrio perfetto, immagine dell’immutabilità del Principio del manifestato.
L’inizio del cammino mistico nelle tenebre sotterranee è dedicato alla verifica della mente iniziatica del neofita ed è rivolto alla conoscenza delle apparenze relative al mondo visibile, seguito poi dalla “morte iniziatica” al mondo profano, per poter avere una “seconda nascita”, vista come un’illuminazione interiore di aspirazione all’Universale, più o meno completa a seconda dei casi. Viene allora proposta la base effettiva dell’iniziazione ai “piccoli misteri” utilizzando il linguaggio del simbolismo. Esso rappresenta schematicamente e sinteticamente un insieme di idee e concezioni che ciascuno potrà afferrare, secondo le sue proprie disponibilità intellettive e nella misura in cui è preparato alla loro comprensione. Si forma così un “segreto iniziatico” individuale, inviolabile per natura e che rimarrà disponibile nella memoria affinché questi simboli siano suscettibili di meditazione per svegliare, in colui che ne è capace, tutte le concezioni relative di cui figurano la sintesi.

Le prove previste successivamente, in piena libertà, adottano i riti della purificazione, dei digiuni, dell’espiazioni, delle abluzioni, delle proibizioni di cibo, della continenza, per condurre l’essere ad uno stato di semplicità incorruttibile.

Il periodo iniziatico nella caverna si conclude col suo abbandono, uscendo dalla porta solstiziale estiva, sotto la luce abbagliante della costellazione del Cancro, anch’essa segnalata topograficamente sulla pendice sud della montagna. L’uscita, ottenuta solo dagli iniziati che hanno raggiunto un certo grado di conoscenza mistica, si concepisce come una “seconda nascita”, una rigenerazione psichica operata nelle possibili sottigliezze dell’individualità umana. Il rito simboleggia la conquista della luce divina, sola essenza di ogni spiritualità, che dà accesso agli stati sopra-individuali, una “terza nascita”, che non è di ordine psichico, ma strettamente spirituale.

Dal disotto della rupe si inizia a salire l’impervia parete verso la cima della montagna, dove ad attendere gli “eletti” c’è la guida esperta di un altro monaco anziano, che li accompagna verso la conoscenza dei “grandi misteri” del Cosmo, per entrare nello stato dell’essere angelico, in sintonia con l’ASSOLUTO.

 

II. Gnomon: la dimora dell’immortalità

La sommità che accoglie nella luce del solstizio estivo i sei “ pellegrini iniziati”, ospita già dalla metà del V secolo a.C. un recinto sacro dedicato al culto del Sole, origine di base metrica per la misurazione degli spostamenti equinoziali, rivolto verso Oriente con inclinazione tale da catturare il primo istante in cui l’astro solare sorge e non fa manifestare la Luna.

La torre, simbolismo costruttivo più evidente sull’altura, si presenta come astrazione fuori scala di uno GNOMON (asta delle ombre, obelisco) per la misurazione del tempo e paragonabile alla “pietra cubica a punta”, supporto alla realizzazione iniziatica. Questa torre a base quadrilatera,  edificata tutta con pietre  calcaree di vario colore e piccola pezzatura,  si misura con l’intero ordine cosmico e nasce da un’ideazione minuziosa, seguita dal cerimoniale di fondazione, con la stesura di uno strato di sabbia bianca sull’intera superficie di base (circa 46 metri quadrati) a richiamo della purezza, e la semina di chicchi d’incenso ai quattro angoli ne  proclamano la sacralità.

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“Pianta “Camera del Mezzo”  – Il quadrato di Pegaso   – Il ballatoio esterno   – La Porta del Cielo   – L’Astro direzionale   – Le lettere dell’Apocalisse   – La Mandorla mistica o Vesica Piscis”; “Sezione verticale”   1- Il ballatoio esterno   2- La Porta del Cielo   3 – La “Camera del Mezzo”   4 – La cisterna   5 – La feritoia della Stella Polare   6 – Il Ponte   7 – La “Camera della Conoscenza”   8 – L’ “Affaccio sul Mondo”  9 – La pietra cuspidale nera )

 

I caratteri della POLARITA’ e della DUALITA’, nelle loro molteplicità, sono l’origine dell’intellettualità universale dell’edificio, che con la sua pianta ricalca il QUADRATO della costellazione di Pegaso, immagine del Paradiso e del suo riflesso sulla Terra. In tale luogo evocativo creato nella torre, si accede passando dalla Porta del Cielo (IANVA CAELI), innalzata dal suolo (circa 6 metri), ma raggiungibile con una scala mobile di legno, a pioli, simbolo assiale di progressione metafisica, appoggiata sul pianerottolo d’arrivo, anch’esso di legno, antistante la porta e vincolato a mensola nel muro. Nella geometria generatrice della porta, la cui pietra d’architrave col luccichìo dei perenni cristalli di quarzo ne fa da giusto, essenziale ornamento, si riscontra l’unione simbolica della Gerusalemme terrestre con la Gerusalemme celeste.

Al centro dell’architrave, scolpito a bassissimo rilievo e racchiuso in un clipeo (cerchio), un uccello con la testa coronata da tre ciuffetti di piume ritrae il PAVONE, sigillo e blasone del Paradiso. Allora si trova un ambiente buio, dalle proporzioni significative, con un’unica stretta e bassa feritoia verticale presente nei massicci muri di questo livello, che guarda a nord, a misurare la latitudine del sito e  catturare l’astro direzionale della STELLA POLARE, immagine di Cielo e Terra.

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La torre

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La Porta del Cielo

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Sotto al pavimento, una cisterna, in parte scavata nella roccia, raccoglie le acque piovane canalizzate della copertura dell’edificio, per soddisfare le esigenze idriche vitali degli iniziati, dimoranti temporanei nella torre.
Memoria costruttiva delle origini orientali dei monaci, un poderoso architrave di pietra cavata sull’altura, attributo della “Camera del Mezzo”, sorregge il soffitto ligneo di questo spazio mistico minimale e idealizza il PONTE quale filo orizzontale di separazione e unione stabile tra visibile e invisibile, per il successivo PASSAGGIO atemporale allo stato del PRINCIPIO.

Le dimensioni di questo ambiente necessitano per l’ideale costruzione geometrica di due triangoli equilateri inversi, con la base in comune, emblemi complementari della Creazione terrestre e della Creazione celeste. Due circonferenze circoscritte ad essi, intersecantisi e passanti l’una per il centro dell’altra,  formano l’immagine della MANDORLA MISTICA o VESICA PISCIS.

La corda della figura coincide con la base comune dei due triangoli e divide l’area di quest’ultima in due parti uguali: in quella in basso si colloca la zona delle possibilità formali (Acque inferiori), e in quella in alto la zona delle possibilità aformali (Acque superiori), sicché il “Passaggio sulle Acque” acquista significato di Immortalità e di ritorno alla Sorgente prima. La Mandorla simboleggia l’Armonia eterna della Pace, l’Incorruttibilità del Principio, l’Eternità della Conoscenza, l’Equilibrio della Perfezione.

Ancora un simbolo si lega a questo schema geometrico e prende in sé il significato delle due lettere estreme dell’alfabeto greco: l’ALPHA e l’OMEGA dell’Apocalisse, che, poste intrecciate l’una sull’altra, proclamano il VERBO essenza di Principio e di Fine di tutte le cose.

Al secondo livello della torre si trova un altro ambiente, raggiungibile dal piano inferiore attraverso una botola munita di una scala di legno, a pioli. La “Camera della Conoscenza”, per la sua forma con la copertura voltata a botte, di pietra, rappresenta il TABERNACOLO, trasposizione del Cielo incorruttibile e custode dell’Arca dell’Alleanza. L’equivalenza di questo luogo sacro al Paradiso celeste ne comporta l’associazione al regno minerale, in quanto si colloca al termine dello sviluppo ciclico iniziatico e ne “cristallizza” i risultati. I susseguenti riti alchemici ermetici di cristallizzazione minerale, quale idea di perfezione della Conoscenza, si svolgono sotto la cappa ad angolo sostenuta da due mensole incastrate nei muri.

Doppi sedili in nicchia, di pietra, rialzati dal pavimento e allocati in posizione mediana, in ognuna delle quattro pareti della camera, dotati di finestrella centrale, ognuna diversamente dimensionata con i numeri delle molteplici ciclicità astrali, servono da riposo per le letture sacre, le recite dei salmi, le meditazioni mistiche e le preghiere degli iniziati. La loro ubicazione, supporto alla via della Conoscenza, ne assegna il doppio ruolo di distacco e di elevazione spirituale, di “Affaccio sul Mondo”.

Sulla parete esterna della torre, lato a nord, gli ermetici emblemi del percorso mistico praticato nell’edificio sacro, fanno mostra di sé. Delle piccole cavità scolpite su due scure “pietre del Cielo”, vi disegnano, su una, la costellazione dei Pesci (a sinistra), cui si addice il simbolo del disfacimento formale e della rigenerazione, e sull’altra la costellazione di Pegaso (a destra), cui si collega il simbolo del Paradiso. Dalla feritoia inframmezzata tra le due pietre gemelle fuoriesce immaginariamente la punta della Stella Polare, a rappresentare il culmine del Cielo nell’intero Cosmo, a cui si giunge al termine della via iniziatica.
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La parete a Nord

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La feritoia della Stella Polare

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Il numero mistico associato alla dimensione dell’altezza (circa 12 metri) della parete più alta della costruzione ubicata in pendìo, cela il significato del ritorno al Principio, simboleggiato dall’Assialità della torre come passaggio verticale tra il piano terrestre e quello celeste, situato al centro dell’Universo rappresentato dalla torre stessa.
L’orientazione della torre nasce dalla necessità della datazione della costruzione dell’edificio. La sua copertura a forma di piramide a base quadrata, con angolo al vertice pari alla doppia inclinazione dell’asse terrestre, porta l’altezza della torre (circa 19 metri) ad afferrare la base numerica generatrice dell’Armonia Universale, e cronometra, con riferimenti astrali ciclici, la metà del VI secolo.

Il colore nero del bitume adoperato per l’impermeabilizzazione superficiale della piramide, riveste il significato del dominio sul Mondo del non visibile, e la polarità estrema della pietra cuspidale posta sul vertice della copertura, rappresenta la stabilità perfetta del tempo, la cattura dell’ETERNITA’ per uscire fuori dal Cosmo a conoscere il Principio senza origine, l’UNICO senza secondo.

Sulla cresta rocciosa, muretti continui poligonali a piccoli terrapieni, circondano la torre in virtù di Punto centrale immobile della Polarità delle Polarità, e tracciano la cosmografia della costellazione del DRAGO, le cui stelle non tramontano mai ed occupano il trono centrale fra le costellazioni e ne conferiscono le vesti di Guardiano del tempo.

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III. La vita perfetta

Susseguente alla PURIFICAZIONE avvenuta nella caverna iniziatica, il PASSAGGIO degli eletti attraverso la PORTA SOLARE del “convertito” pagano recinto sacro, ubicato presso la torre, li introduce alla celebrazione all’aperto del rito eliofanico (manifestazione solare); al centro del recinto la triplice pietra-altare simbolo di fuoco, apparecchiata con gli oggetti della liturgia cristiana. Disposti con regola nella zona sacra, il celebrante anziano e i sei neomistici iniziano la lunga cerimonia dei misteri divini, recitando le lodi bibliche a CRISTO Creatore del Sole, luce mistica di Giustizia. A questo punto arriva l’esortazione dell’officiante rivolta ai monaci, prima dell’inizio della MESSA. Quindi il celebrante procede alla unzione e poi all’incensamento dell’altare, su cui vengono portati i simboli cristiani del pane e del vino, carne e sangue di Cristo, a cui segue la recita dell’oblazione che ricorda la morte e resurrezione di Cristo, e l’istituzione dell’Eucaristia il Giovedì Santo, col finale dell’invocazione dello Spirito Santo. Comincia allora il rituale collettivo con la recitazione delle preghiere, la lettura dei Sacri testi, i silenzi delle meditazioni, concludendo alla fine col SACRIFICIO del Cibo sacro, e col ringraziamento a DIO prima dell’uscita dal recinto, a mezzodì.
Adesso i “pellegrini della luce” si apprestano all’ascensione, verso la via del Cielo, della SCALA DELLA PERFEZIONE, simbolo di cammino verso Dio. Scala dai significativi 15 pioli, metafora dei diversi livelli dell’Esistenza universale, che li porta sul ballatoio antistante l’ingresso in quota della torre, cui si accede attraversando la Porta del Cielo. Il passaggio, preparato con la “cerimonia della soglia”, segna il confine tra il mondo spaziotemporale degli uomini e quello dell’aspazialità e dell’atemporalità del divino, una sorta di ciclo morte-rinascita.
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Le geometrie simboliche della Porta del Cielo: rettangolo (Gerusalemme terrestre), quadrato (Gerusalemme celeste), croce (Cristo Luce di Dio)”.

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Il cosmo artificiale nella planimetria del sito iniziatici (VI sec.)

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Per questo suo importante significato, la geometria costruttiva della Porta cela i significati della Gerusalemme terrestre (rettangolo), della Gerusalemme celeste (quadrato), della Luce di Dio (croce), e le dimensioni dei conci delle spalle compongono le lunghezze fondamentali delle corde vibranti musicali; in alto, l’architrave “luccicante” con la scultura del pavone bizantino, guardiano del Paradiso.
Da qui i barbuti monaci incedono e restano per parecchio tempo nel buio cosmico artificiale della Camera del Mezzo, con gli sguardi attratti dall’unica luce entrante dalla feritoia della Stella Polare e ascoltano le lodi al Creatore pronunciate dal maestro spirituale. Poi ognuno viene spogliato della tunica verde a manica corta e rivestito con la tunica a manica lunga di lino bianco (TVNICA ALBA), simbolo divino, purezza spirituale e castità.

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Il pavone bizantino sull’architrave.

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In seguito viene spalancata rapidamente la botola per accedere alla soprastante Camera della Conoscenza, subito raggiunta dagli “itineranti dell’anima”. Lo spazio di questo ambiente scialbato, ventilato dalle buche pontaie, rischiarato dai quattro “affacci” perimetrali, fornisce la sensazione di “luogo elevato” che favorisce simbolicamente le “nozze” con la Luce per salire verso Dio mistero infinito.
L’ILLUMINAZIONE, un “grande brivido” provocato dallo squarcio del velo sulla vera REALTA’, si interpreta come facoltà intellettuale che tutto vede, e guida l’uomo nella comprensione dei misteri profondi della Conoscenza.
In sintonia con l’eterna liturgia dei Cieli, i “Beati dell’anima” cominciano la liturgia mistica per arrivare, con perfetta letizia, all’ESTASI dello stato angelico, inteso come rivelazione dello Spirito divino che prende il posto dello spirito umano.
Nell’arco del giorno (dì e notte) le sequenze liturgiche, rapportate all’ordine perfetto del Cosmo, fissano meticolosamente la cronologia delle preghiere, dell’inno alla Vergine recitato in piedi (acatisto), delle hosanna a Dio, delle veglie notturne per “vedere” la tenebra lucente del non manifestato “Sole di mezzanotte”, dei canti angelici di Gloria, delle omelie, delle recite dei salmi, delle meditazioni, dei silenzi, per raggiungere la Grande Pace, “presenza reale” di Cristo e raggiungere la PERFEZIONE della Conoscenza mistica, riconosciuta nella realizzazione dell’essere totale attraverso la Liberazione, ritornando con gioia alla pienezza primordiale del Principio.
Al termine del “viaggio d’Immortalità”, sotto la cappa d’angolo della Camera, si svolge il rito alchemico della cristallizzazione del Sale, ausilio di memoria visiva della Conoscenza appresa del “Sé”, essenza permanente e trascendente dell’essere.

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Affaccio sul Mondo (interno)

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Dopo quaranta giorni di permanenza, i PERFETTI, col proprio nome cambiato, abbandonano la torre per ritornare nel vicino cenobio, a vivere in comunità con gli altri fratelli monaci.
La replica del “cammino d’Immortalità” per altri due anni, servirà ad ordinare ciascuno dei Perfetti al proprio “coro angelico” nella “Gerarchia Celeste”, secondo il grado di conoscenza del Sé raggiunto. In ordine ascendente, al coro degli Angeli assomiglieranno le Intelligenze celesti che, in veste di messaggeri divini e più vicini agli esseri umani, annunciano ai fratelli le piccole cose del mondo manifestato. Nelle schiere degli Arcangeli chi conoscerà e annuncerà i sommi segreti dei Cieli. Infine, si unirà alle schiere degli angeli Principati chi, per elette virtù domina su fratelli egualmente eletti e il suo coro specificherà il nome della Torre degli Angeli.

Tutto il “Viaggio Celeste” si rivela come una possibilità degli umani di salire fino a Dio “imitando gli Angeli”; un Sapere certamente parziale, ma compiuto.
(continua)

Carmelo S. Fatica
Oratino, agosto 2014

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7 Commenti

  1. Carmelo S. FATICA 15 dicembre 2014 at 22:57

    Carissimo Franco,
    Ti ringrazio per l’ospitalità sul Tuo blog.
    Noto con piacere la perplessità di Francesco CAROZZA, ma posso serenamente affermare che il percorso iniziatico monacale, da me sommariamente descritto per motivi di spazio, è PERFETTAMENTE rispondente al “cammino” degli “eletti” del primissimo monachesimo. Mi permetto di consigliare a tutti i perplessi, senza eccessivo scomodo di viaggio, una salutare visita, con occhi bene aperti, alla chiesa di S. Maria di Loreto in Oratino, e di volgere lo sguardo, con attenzione particolare, alle pitture (purtroppo sciaguratamente ridipinte a ricalco anni fa) sui pennacchi della navata centrale: é narrato ESATTAMENTE il cammino iniziatico da me descritto. Ad un certo punto si vedranno due angeli dirimpetto: uno accanto alla torre, l’altro con lo specchio. L’allusione è chiarissima. Non solo, ma la narrazione pittorica è accompagnata, lungo le arcate della stessa navata, dalle sculture di 6 teste di angelo, ossia i 6 neomistici del pellegrinaggio iniziatico nella torre. Se si obietta che quello da me raccontato non é un monachesimo cristiano, come mai viene figurativamente narrato in una CHIESA CRISTIANA CATTOLICA nell’anno 1757? Non mi dilungo a tirar fuori altre inconfutabili deposizioni a favore delle mie tesi, anche perché queste cose dovrebbero far parte del bagaglio formativo di storici, antropologi, preti, monaci, e….uomini!
    Carmelo S. FATICA

  2. Franco Valente 16 dicembre 2014 at 14:03

    Il mio blog è aperto a tutti i contributi. Ovviamente, poiché non credo nelle verità assolute, bisogna stare molto attenti alle cosiddette inconfutabilità.
    In genere le tesi utilizzate dalla chiesa contro gli eretici si basavano su una loro presunta inconfutabilità.
    Per esempio tu ritieni che l’uccello di profilo sia un pavone. Io credo si tratti di un’upupa.

  3. Carmelo S. FATICA 16 dicembre 2014 at 15:11

    L’upupa non ha i caratteristici 3 pennacchi di piume sulla testa, invece il pavone ne ha inconfondibilmente 3, su tutte le rappresentazioni bizantine, e quello sull’architrave della torre fortunatamente li conserva tutti. Per non parlare delle geometrie del clipeo!
    Un’indicazione, se gradisci, che ribalta parecchie cose e che ha dato luogo a secolari equivoci: la “roccam de Principatu” citata nel Catalogus Baronum non è la Torre con gli inappropriati contorni sullo sperone, bensì l’antico “castellum” dirimpetto al centro antico di Oratino e ad esso coevo.

  4. Franco Valente 16 dicembre 2014 at 16:38

    Questa è una bella questione. Il Catalogo dei Baroni riporta: “Hugo de Rocca tenet de eodem Jollem Loretinum, et Roccam de Principatu quod est feudum ij militum, et cum augmento obtulit milites iiijor et servientes iiijor. Una tam de¬manii quam servitii predicti Jollem sunt de propriis feudis milites xxj et augmentum eius milites xlij et servientes lvj.”
    Da come è scritto sarebbero due cose diverse: Loretinum da una parte e Roccam de Principatu.
    Però non è vangelo…

  5. Carmelo S. FATICA 16 dicembre 2014 at 18:16

    Tu che sei più addentrato nelle complicate vicende ereditarie baronali e reali dell’epoca normanna, ritieni sia stata possibile la separazione di attribuzione e quindi anche di denominazione, tra l’abitato di Loretinum e il castellum (Roccam de Principatu), e che poi in condizione di “vacatio” reale (vedi E. Cuozzo) la supplenza sulla fortezza sia stata assegnata a Hugo de Rocca? Approfitto anche per chiederTi se, secondo le Tue conoscenze, il nome “de Rocca” può designare la provenienza da qualche località dell’allora regno normanno. ( Il toponimo “feudo de(lla) Rocca”, riferito all’antica famiglia che lo possedeva, è rimasto tutt’oggi nella località attorno allo sperone roccioso, che è stata da sempre una zona coltivata come dimostra il ritrovamento in loco di un cippo di centurazione romana).
    Oggi ho abusato del Tuo tempo, grazie.

  6. Franco Valente 16 dicembre 2014 at 18:49

    Sulla torre di Oratino vi sono molte questioni da chiarire. Prima di tutto l’epoca di costruzione. Non ci sono mai entrato e perciò non sono in grado di fare alcuna considerazione.
    Certamente la particolarità di una porta a quell’altezza ne farebbe anticipare la costruzione a un periodo che non è successivo a quello normanno. Nelle torri più antiche si entrava con una scala retrattile.
    Qui sembra vi fosse un ballatoio esterno, ma non capisco dove si appoggiava la scala.
    Interessante la costruzione del quadrato sul rettangolo radice quadrata di 2 la cui utilizazzione si è protratta sicuramente a tutto il rinascimento (http://www.francovalente.it/2013/11/20/castelmauro-una-pietra-capovolta-ricorda-giambattista-lomellino-un-vescovo-che-si-portava-dietro-una-icona-bizantina/).
    Sullo studio delle assegnazioni dei feudi credo che Cuozzo sia ancora insuperato.

  7. Franco Valente 18 dicembre 2014 at 13:21

    Carissimo Carmelo, mi ha telefonato Claudio Niro, direttore della Biblioteca Comunale di Baranello, per dirmi che ha stampato in estratto il tuo scritto e lo ha messo tra le pubblicazioni in biblioteca.

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