Franco Valente

Le pietre parlanti di S.Giorgio a Petrella Tifernina

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PetrellaEdizioni

Le pietre parlanti di S. Giorgio a Petrella Tifernina
Franco Valente

Regia Editore

In preparazione per febbraio 2015

Un africano e l’Agnello crucigero in un capitello.

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9c) nero copia

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Sicuramente complicata l’interpretazione delle figure che appaiono sui tre semicapitelli che, aggregati sulla colonna polilobata, costituiscono complessivamente l’appoggio delle arcate.

Sulla prima faccia l’elemento più appariscente è una grande faccia di un africano. Nel passato è stata malamente interpretata come una improbabile testa di un leone sorridente.

La questione interpretativa è piuttosto insidiosa perché facilmente si potrebbe cadere in una interpretazione razzista dell’immagine dell’uomo nero. Invece bisogna vedere la cosa in maniera più semplice e legare la figura solo al colore che rappresenta e non alla persona.

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9d)  copia

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Nel medioevo, mettendo da parte la problematica della esistenza del purgatorio, la società viene divisa sostanzialmente in buoni e cattivi. I primi sono destinati all’Apocalisse, cioè alla luce. I secondi alle tenebre, cioè al buio eterno.

I buoni sono associati al colore bianco e i cattivi al colore nero. Bianche sono le vesti di Cristo risorto e le vesti degli angeli. Bianco è il colore dei gigli simboli della verginità di Maria. Nero, invece, è Lucifero. Nero come i demoni che sono sprofondati nelle tenebre.
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CrocifissioneVenafro

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A Venafro si conserva un paliotto di altare di un paio di secoli più tardo. Si tratta delle formelle con scene della Passione di Cristo in alabastro realizzate verso la fine del XIV secolo in Inghilterra. In esse tutti i personaggi buoni (Cristo, Madonna, Pie Donne, Apostoli, Discepoli, Angeli, Buon Ladrone con la sua anima) hanno il volto bianco. Tutti i cattivi (Persecutori, Soldati, Demone, Ladrone Cattivo con la sua anima) hanno il volto nero.

La circostanza che le caratteristiche fisiche siano di una persona dalla pelle nera ( la carbonea nigredine del Liber monstrorum) è un puro accidente che serve a sottolineare il colore e non la razza.
Chiarito il significato delle caratteristiche fisiche, diventa semplice capire che si vuole significare l’esatto contrario di ciò che è rappresentato dall’Agnello Crucigero.

Il volto ridente si appoggia a un tralcio che si conclude con due volute terminanti in un fiore a sei petali sia a sinistra che a destra. Egualmente a sei petali è il fiorone centrale che separa due aquile d’angolo, dalle ali semiaperte, che si appoggiano su un fondo raggiato che crea l’impressione che stiano sbucando dalla luce.

L’uso del fiore a sei petali non è casuale perché più volte viene ripetuto nella chiesa.

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9e)
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Sul fronte del capitello nella parte diametralmente opposta alla faccia del nero che ride è rappresentato l’Agnello Crucigero che esce dalla luce. L’Agnello ha il capo completamente rivolto all’indietro verso la croce e si inserisce in un clipeo dal fondo raggiato da cui partono fasci di onde crescenti che si uniscono ad altre decrescenti in maniera da formare l’angolo che accoglie una foglia lobata con nervature a rilievo.

Il semicapitello laterale, invece, è formato da una doppia corona di foglie a tre punte rivolte verso l’alto. Al centro un fiorone a sei petali separa le volute d’angolo anch’esse terminanti in fiori dalle medesime caratteristiche.

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1 Commento

  1. Donatella Capo 9 gennaio 2015 at 21:33

    Forse sarò fissata, ma quei fiori a sei petali, mi ricordano tanto i templari. Non conosco Petrella TBifernina, ma semmai ci capitassi, già so cosa potrei andare a visitare. Grazie sempre. Donatella Capo

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