Franco Valente

La leonessa che allatta i cuccioli a S. Angelo in Grotte

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Sulla facciata di una casa di S. Angelo in Grotte in una nicchia si conserva una singolare composizione in pietra che sicuramente proviene dalla più antica fabbrica della vicina chiesa di S. Pietro in Vincoli.
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Si tratta di uno dei tanti pezzi erratici che una volta facevano parte di una facciata (o forse più precisamente di un piccolo protiro della facciata) e che poi, per un accidente che non conosciamo, sono stati dispersi qua e là per il paese.

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Confusa in maniera superficiale con una lupa, poi è stata riconosciuta come la raffigurazione di una leonessa che allatta due cuccioli mentre tiene tra le fauci una figura umana che sembra essere una donna.

L’immagine del leone è consueta nelle figurazioni medioevali ed assume significati a volte tra loro contrastanti, sicché ormai si è tutti convinti che per capire cosa vogliano significare è necessario prima capire il contesto in cui sono collocate. Sicuramente l’elemento che accomuna tutte le rappresentazioni è il concetto di potenza che si associa al leone, sia che voglia rappresentare il Bene, sia che voglia essere il simbolo del Male.

Uno dei trattati che ebbe molta fortuna nel Medioevo e che ci aiuta a capire cosa vogliano dire le rappresentazioni delle bestie nel mondo complesso delle architetture religiose longobarde e normanne è sicuramente il  “Physiologus”, opera di autore sconosciuto, come non è conosciuta l’epoca di redazione che viene collocata tra il II e il IV secolo d. C..

L’autore del Fisiologo si preoccupa di trovare un nesso tra i comportamenti del leone e la natura di Cristo figlio di Dio. Infatti la circostanza che il leone cancelli con la coda le proprie tracce quando è inseguito dai cacciatori ha lo stesso significato del Cristo che nasconde la sua natura divina nella sua vita terrena:
Cammina vagando per i monti, e se gli capita di essere inseguito dai cacciatori, gliene giunge l’odore; con la coda cancella dietro di sé le sue impronte dovunque egli vada, affinché il cacciatore che lo segue per mezzo delle impronte non trovi la sua tana, e non lo catturi.  Cosí anche il nostro Salvatore «leone spirituale della tribú di Giuda, radice di Jesse, figlio di David», inviato dal padre celeste, celò alle intelligenze le impronte della sua divinità. E cioè: è divenuto con gli angeli angelo, con gli arcangeli arcangelo, con i troni trono, con le potenze potenza, finché è disceso nel grembo della Vergine, per salvare il genere umano che si era smarrito. Per questo non riconoscendo lui che saliva al padre, gli angeli che erano in cielo dicevano a quelli che salivano con il Signore: « Chi è questo re della gloria? » Quelli risposero: « Il Signore delle potenze, egli è il re della gloria».

Ambulat in montibus, et si contigerit ut queratur a venatoribus, venit odor venatoris;et de cauda sua post tergum cooperit vestigia sua quocumque ierit, ut secutus venator pervestigia eius non inveniat cubile eius et capiat eum. Sic et Salvator noster, spiritualis leo de tribu Iuda, radix Iesse, filius David missus a superno patre, cooperuit intelligentibus vestigia deitatis sue. Et hoc est: factus est cum angelis angelus, cum archangelis archangelus, cum thronis thronus, cum potestatibus potestas, donec descendit in uterum virginis, ut salvaret hoc quod erraverat humanum genus. Ex hoc, ignorantes eum ascendentem ad patrem, hi qui sursum erant angeli dicebant ad eos qui cum Domino ascendebant: Quis est iste rex glorie?
 Responderunt illi: Dominus virtutum ipse est rex glorie.

Una seconda caratteristica associa il leone alla figura di Cristo.
Quando dorme, i suoi occhi vegliano, e infatti sono aperti; come testimonia lo sposo nel Cantico dei Cantici dicendo: «Io dormo, ma il mio cuore veglia ».
Etimologia : Il mio Signore dormiva sulla croce e nel sepolcro, la sua natura divina vegliava. «Ecco: non sonnecchierà né dormirà colui che custodisce Israele».

La terza natura del leone è quella che ci interessa per capire la rappresentazione di S. Angelo in Grotte:
Quando la leonessa partorisce un cucciolo, esso nasce morto e morto viene da lei custodito per tre giorni, finché giunge il padre suo al terzo giorno, gli soffia sul volto e gli dà la vita.
Cosí il padre onnipotente il terzo giorno resuscitò dai morti nostro Signore Gesú Cristo suo figlio, come dice Giacobbe: «Dormirà come un leone e come un giovane leone. Chi lo desterà? ».

Cum leena parit catulum, generat eum mortuum et custodit eum mortuum tribus diebus, donec veniens pater eius die tercio insufflet in faciem eius et vivificet eum. Sic omnipotens pater Dominum nostrum. Iesum Christum filium suum tercia die suscitavit a mortuis, dicente Iacob: Dormitabit tanquam leo, et sicut catulus leonis: quis suscitabit eum?

Quando la leonessa mette alla luce il piccolo, esso è morto. La madre veglia il cadavere senza mai distogliere lo sguardo per tre giorni interi in attesa che arrivi il padre che soffierà sul muso del leoncino facendolo resuscitare con il suo alito vitale.

E’ evidente il riferimento alla resurrezione di Cristo e alla nuova vita dopo la morte.

Troviamo un esempio simile sulla facciata della Cattedrale di Sessa Aurunca dove una leonessa  sta allattando due cuccioli mentre tiene tra le fauci un animale che viene ritenuto una preda ma che io ritengo essere un altro leoncino.

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La leonessa di Sessa Aurunca. http://www.italiamedievale.org/portale/

E’ infatti sicuramente significativo che nella immagine di S. Angelo in Grotte la figura femminile venga tenuta tra i denti con una certa dolcezza, quasi materna e protettiva.
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Credo si possa ragionevolmente sostenere che si tratti, dunque, di una rappresentazione che complessivamente voglia identificare nella figura della leonessa, che allatta e che tiene un essere umano tra le fauci come fosse un suo figlio, la doppia natura di Cristo nel suo aspetto terreno e in quello cosmico di Dio.

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