Franco Valente

Venafro: Poteva essere una bella squadra, ma hanno sbagliato capitano e rischiano di essere tritati per sempre.

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Alle ultime elezioni comunali a Venafro si sono divisi la posta due squadre.

Una era capitanata da Mario Pietracupa e l’altra da Antonio Sorbo.

 

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Il risultato elettorale è stato favorevole a Sorbo per poche decine di voti. Sostanzialmente una parità.

Ma in democrazia la maggioranza vince tutto e così Pietracupa, da gran signore, ha buttato la spugna e Sorbo da gran furbacchione è sindaco di Venafro.

Ho partecipato alla coalizione svogliatamente in lista con Pietracupa che in quel momento, però, aveva il vento contrario nonostante fosse il migliore degli amministratori che il quadro politico locale offriva. Anche per le sue doti di gentiluomo per nulla litigioso.

Sanno tutti che vedevo bene la candidatura a sindaco di Alfredo Ricci. Un giovane professionista dalle buone prospettive. Poteva essere il suo momento, ma non era gradito neppure ai suoi amici e ha preferito vendere l’anima al suo peggiore nemico pur di averla vinta. Il bacio della morte, direbbe qualcuno, perché, pur avendo il tempo, non ha saputo aspettare.

Eppure era una bella lista.

Un ottimo assessore sarebbe stato Stefania Di Clemente. Sorbo l’ha sacrificata a non fare nulla perche è nel suo stile uccidere chi ha personalità.

Un ottimo assessore sarebbe stato Carlo Potena. Sorbo l’ha buttato alle ortiche perché gli avrebbe fatto ombra. Ha messo l’assessorato nelle mani della persona meno adatta. Le finanze non si danno a chi, pure essendo una persona onesta, non capisce di investimenti, di numeri complicati, di risanamento.

Il sindaco ha mandato al macello Pasquale Barile mettendogli in mano la patata bollente del Centro Antico senza dargli un euro! Praticamente lo ha portato sulla Torricella e gli ha detto: Adesso vola!

Ma il vero problema di questa amministrazione è proprio la natura politica e il carattere del Sindaco. Si offende quando gli dico che è sostanzialmente sfaticato. Sicuramente, a vedere quello che ha realizzato del suo programma, è un bugiardo, con l’aggravante che la sua impreparazione politica gli procura una forte propensione all’odio nei confronti di chi crea movimento.
Forse l’unico pregio di questo sindaco è quello di intuire immediatamente chi è meglio di lui. Soprattutto tra quelli che gli stanno vicino in maniera che possa subito impedire loro di emergere.
Peraltro credo che egli, dall’elenco delle virtù, abbia da tempo eliminato la riconoscenza e la gratitudine e si sia convinto che la furbizia sia una delle virtù fondamentali del politico.
Sorbo ha tirato tutti in un tritacarne dal quale uscirà solo carne macinata che sarà data in pasto a noi “dominicanes” che facciamo della parola la nostra forza!
Non si amministra con l’odio nei confronti degli avversari.

L’ultima caduta sul campo, ammesso che abbia mai giocato in piedi, è stata la vicenda di Capitan Uncino. Un episodio così vergognoso non si era mai verificato a Venafro. Mai nella storia civica di Venafro un sindaco era sceso così in basso.

Questo episodio meschino è la sua morte politica. Lo sa lui e lo sanno i suoi amici.

Neppure le porcherie dell’appalto della Palazzina Liberty
o il taglio del pino secolare di Padre Pio
o il disastro economico a cui sta andando incontro la città
o il disinteresse per il dramma dei coniugi senza-casa,
hanno toccato un livello così basso.

In un politico si possono giustificare gli errori strategici, la miopia urbanistica, la mediocrità culturale, i disastri familiari, la mancanza di stile nel vestire, la tirchieria, il pettegolezzo. Non si può giustificare il continuo ricorso agli apprezzamenti fisici degli avversari con quel dire e non dire che è tipico dei reticenti.
La reticenza appartiene ai testimoni politici che dicono una cosa per farne capire un’altra. Quella che nei trattati di pittura si chiama “aposiopesis”.

Ma per il sindaco di Venafro l’arte è un accidente di poca importanza se ha fatto di tutto per scoraggiare la mia proposta di portare a Milano il quadro cinquecentesco dell’Annunciazione di Venafro che sarebbe stato osservato, valutato e apprezzato da oltre venti milioni di visitatori.

Io non so quanto tempo durerà quest’Amministrazione. Sul piano dell’operatività è morta prima di nascere perché il capitano non sa da quale parte dirigere la barca.
Comunque, ha i cittadini che ormai gli fanno sentire sul collo il fiato dell’indifferenza alle sue bugie.

Si sarà pure convinto di essere diventato un uomo santo per aver acquistato i tagliandi di partecipazione alle processioni popolari con la fascia di traverso, ma la gente di Venafro ha una storica capacità di apprezzare e distinguere la coerenza dalla falsità e di fartelo sentire in maniera palpabile. E il sindaco sente il fiato sul suo collo! I suoi avversari sentono la preda vicina e già sognano il pasto.

Questa amministrazione si regge sull’onestà intellettuale di alcune persone delle quali io ho avuto e continuo ad avere smisurata stima perché amano la città e hanno rispetto dei cittadini, pur mantenendo distanti da loro le mie idee politiche.

Persone che vorrebbero fare ma vengono impedite sistematicamente dal prendere qualsiasi iniziativa. E non penso solo a Marco Valvona o Angela Tommasone che ritengo i più penalizzati dalla mediocrità furbesca del piccolo sindaco che continua a lanciare strali contro la mia barba bianca invece di accettare collaborazione dai tanti venafrani che, come me, hanno inutilmente offerto.

I suoi collaboratori sanno che la cultura non si conquista dalla sera alla mattina stando a chattare nelle stanze del Municipio nella speranza di ottenere improbabili “mi piace” dal popolo dei fesbucchiani. Si conquista studiando sui libri, sperimentando, assumendosi responsabilità e dichiarando i propri errori quando si sbaglia.

A Sorbo manca la modestia. E, soprattutto, gli manca la capacità di capire che gli avversari vanno rispettati, non offesi.

 

POST SCRIPTUM
La squallida vicenda di Capitan Uncino
Pubblico questa nota perché alle parole di Sorbo noi ci siamo offesi, ma l’amico Nicandro si è divertito.

27 gennaio, giorno della memoria, il sindaco di Venafro esplode facendo conoscere le sue origini.
A Venafro da qualche mese il sindaco di Venafro, in conseguenza delle sue bugie e del disastro amministrativo che ha determinato per la città, subisce attacchi di ogni genere.
Tra chi lo attacca in maniera precisa e circostanziata vi è Nicandro, un suo oppositore che in gioventù ha subito un incidente che gli ha fatto perdere le dita di una mano.
E’ incredibile che alle accuse di incapacità amministrativa il sindaco di Venafro risponda con le offese personali chiamando “Capitan Uncino” il suo interlocutore.
Con questa sua incredibile offesa conferma che la sua originaria dipendenza da Ciarrapico non si è cancellata, sicché oggi 27 gennaio, “giorno della memoria” la sua indole è venuta fuori.
Ancora più terribile è il suo tentativo di giustificare l’offesa con un’infantile bugia affermando che si riferiva ad altra persona.
Non abbiamo alcuna necessità che egli ci spieghi chi sia quest’altra persona che egli definisce Capitan Uncino.
Nicandro è persona di spirito e dell’incidente subito da ragazzo non ha fatto mai un problema.
Non saranno le offese del Sindaco che lo ridurranno al silenzio.
Non ha bisogno della nostra solidarietà.

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