Franco Valente

La statua di S. Gaetano a Napoli e don Alfonso Carafa, duca di Montenero e Rionero e signore di Petrella.

CarafaPETRELLA copia 2

CarafaPETRELLA copia 2

Ormai nessuno legge più le epigrafi che appaiono nelle nostre chiese e sempre meno interessa sapere chi siano i personaggi che vengono ricordati.

A volte si tratta di uomini e donne di cui si sa poco o nulla, altre volte appartengono a personalità che hanno lasciato una traccia consistente del loro passaggio terreno.

E’ il caso di un bellissimo marmo che si trova relegato nella parte più buia della chiesa di S. Giorgio a Petrella Tifernina e che è sopravvissuto miracolosamente ai vari restauri ministeriali.

Nel 1763 Muzio Carafa fece collocare una lapide commemorativa a ricordo di Alfonso Carafa morto nel 1760 senza eredi e di Antonio Carafa morto nel 1733. L’epitaffio è sormontato dallo stemma della famiglia Carafa della Spina costituito da tre fasce di argento in campo rosso avente la stessa una spina di verde in banda.

 

CarafaPETRELLA copia

 

ALFONSO CARAFA
DUCI MONTISNIGRI RIONIGRI ET PETRELLAE DOMINO
REGIS A CUBICULO TRIBUNO LEGIONIS COMITATUS MOLISII
QUI OBIIT ANNO MDCCLX DIE XXIII IAN. AETATIS XLVI
NULLA SUPERSTITE PROLE EX ITERATIS NUPTIS
ET
ANTONIO CARAFA E DUCIBUS MONTISNIGRI, PETRELLAE DOMINO
DE SUIS OPTIME MERITO
QUI DECESSIT ANNO MDCCXXXIII DIE VIII MAII AETATIS LXX
MUTIUS CARAFA
DUX MONTISNIGRI FAMILIAE RELIQUUS STIPES
LUGENS POSUIT
ANNO MDCCLXIII

AD ALFONSO CARAFA / DUCA DI MONTENERO E RIONERO E SIGNORE DI PETRELLA / DALLA CASA REALE TRIBUNO DELLA LEGIONE DEL CONTADO DI MOLISE / CHE MORI’ NELL’ANNO 1760 IL GIORNO 23 DI GENNAIO ALL’ETA’ DI 46 ANNI / SENZA CHE GLI SIANO SOPRAVVISSUTI FIGLI DALLE RIPETUTE NOZZE / E / AD ANTONIO CARAFA DEI DUCHI DI MONTENERO, SIGNORE DI PETRELLA / PER MERITO OTTIMAMENTE DAI SUOI / CHE MORI’ NELL’ANNO 1733 IL GIORNO 8 DI MAGGIO ALL’ETA’ DI SETTANTA ANNI / MUZIO CARAFA / DUCA DI MONTENERO RAMO SOPRAVVISSUTO DELLA FAMIGLIA / AL FRATELLO E AL FRATELLO DEL PADRE CARISSIMI QUI TUMULATI / PIANGENTE POSE / NELL’ANNO 1763.

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La statua di S. Gaetano e la chiesa di S. Paolo Maggiore a Napoli (Foto travel.fanpage.it)

Per capire i rapporti tra i Carafa e il culto per S. Gaetano ci dobbiamo spostare nella chiesa di S. Paolo Maggiore a Napoli, più conosciuta come chiesa di S. Gaetano, fondatore insieme a Gian Pietro Carafa (vescovo di Chieti e poi divenuto papa con il nome di Paolo IV) della congregazione dei Padri Teatini.

 

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L’epitaffio in ricordo di Francesco M. Carafa nella chiesa di S. Paolo Maggiore a Napoli (1737)

All’interno della basilica napoletana, una delle più importanti della città, si trova una lapide poco considerata che ricorda Francesco Maria Carafa, patrizio napoletano e vescovo di Nola, legato particolarmente alla compagnia dei Teatini, come suo cugino Giuseppe. Quest’ultimo avrebbe ereditato il feudo di Montenero (Valcocchiara) se non avesse fatto i voti con i Teatini. Di questo Giuseppe, peraltro, sappiamo che, essendo divenuto vescovo di Mileto e avendo conseguentemente sciolto i voti di povertà con i Teatini, non volle rinunciare alle pretese ereditarie su Montenero.

L’Alfonso a cui è dedicata l’epigrafe di Petrella era fratello di Muzio (morto nel 1764) che aveva disposto la compilazione dell’epitaffio e di Giuseppe vescovo di Mileto.
Alfonso, Muzio e Giuseppe sono richiamati in una epigrafe analoga che Giuseppe fece realizzare perché venisse posta nella chiesa di S. Domenico Maggiore a Napoli.

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Ne parla Vito Capialbi nelle sue memorie sulla Chiesa di Mileto:

Morirono nel 1760 Alfonzo, e nel 1764 Muzio Carafa, fratelli del nostro monsignore (Giuseppe). Questi, rimasto unico della sua nobile prosapia, ne volle perpetuare la memoria con due epigrafi, che sotto i busti degli estinti germani fece apporre nella cappella gentilizia in S. Domenico Maggiore:

D.O.M. / AC JOSEPHO MARIAE CARAFAE / MILITEN EPISCOPO / QUI TEMPLUM HOC / SELEMNIORI RITU SACRUM FECIT / V IDUS NOVEMBRIS MDCCLXVI / FESTUM ANNIVERSARIUM STATUIT / III OCTOBRIS / CANONICI VIBONENSES / MONU- MENTUM HOC POSUERE.

MEMORIAE / ALPHONSI CARAFAE DUCIS MONTISNIGRI / RI- VINIGRI ET PETRELLAE DOMINI / TRIBUNI LEGIONIS PEDI- TUM COMITATUS MOLISII / REGIS A CUBICULO AUREA CLA- VE DONATI / QUI / NULLA SUPERSTITE PROLE EX ITERATIS NUPTIIS / DECESSIT ANNO MDCCLX DIE XXIII JAN AETAT CLV / JOSEPH CARAFA EPISCOPUS MILITENSIS / FRATRI OPTIMO LONGIORE VITA DIGNO / CUM ANNUO SOLEMNI SUFFRAGIO / MOERENS POSUIT.

MUTIO CARAFA / DUCI MONTISNIGRI TRIBUNO LEGIONIS PEDITUM / VARIIS MILITIAE GRADIBUS BENE PERFUNCTO / AC IN EXPEDITIONE CISPADANA ET BELLO VELINSTREI / OPTIME MERITO / QUATUOR ELAPSIS ANNIS AB OBITU ALPHONSI / GERMANI FRATRIS / FAMILIAE SUAE POSTERITATI ET GLORIAE / IMMATURA MORTE EREPTO / ANNO MDCCLXIV DIE XII DEC AETAT XLI / JOSEPH CARAFA MILITENSIS ANTISTES / UNUS SUPERSTES INFELICIS PROSAPIAE / ANNUI SOLEMNIS SACRIFICII RELIGIONE STATUTA / PRO AETERNA EJUS PACE / CUM LACRIMIS POSUIT.

 

F.Valente.MuzioCarafa
Muzio Carafa. S. Domenico Maggiore a Napoli
.

F.VALENTE.AlfonsoCarafa
Alfonso Carafa. S. Domenico Maggiore a Napoli

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Alfonso Carafa, nato il 16 dicembre 1715 e morto il 23 gennaio 1760, era figlio di Giovan Battista, duca di Montenero (morto il 26 luglio 1734) e Maria Fortunata Carmignano (nata il 12 maggio 1691).

In prime nozze sposò Gabriella Paolina du Chatelet-Lorena (morta il 10 agosto 1754) dalla quale ebbe Francesco (8 novembre 1745) Maria Fortunata (26 marzo 1748), Antonio (4 luglio 1749), Maria Fiorenza (20 maggio 1751), Gabriele (1752), Maria Giuseppa (9 no- vembre 1753).

In seconde nozze sposò Anna Maria Mormile (morta il 31 ottobre 1803) dalla quale, come riferisce l’epigrafe, non ebbe figli.

Alfonso Carafa alla morte dello zio Francesco, vescovo di Nola, si preoccupò non solo di fargli fare l’epitaffio che si conserva all’interno della chiesa di S. Paolo, ma anche di esaudire il suo desiderio di far sistemare, dopo una lunga disputa giudiziaria, sullo slargo della basilica una grande statua di bronzo con gli angeli della base che dal secolo precedente erano stati realizzati dal celebre Aniello Falcone. Grazie ad Alfonso, che intervenne a sue spese, si chiuse una storia fatta di vertenze giudiziarie che avevano impedito la collocazione dell’importante monumento all’esterno della chiesa di S. Paolo a Napoli.

Dalla lapide obituaria che Alfonso fece porre nella cappella di famiglia in S. Domenico Maggiore a Napoli sulla tomba della prima moglie Gabriella du Chatelet, dei principi di Lorena, nata nel 1726, sappiamo che essa morì nell’agosto del 1754 all’età di 28 anni, un mese e 9 giorni. Nonostante la giovane età Gabriella aveva partorito ben cinque figli, il primo dei quali, Francesco, era nato nel 1745.

D.O.M
NOMINI AETERNALI
MARIAE GABRIELAE FLORETIAE DU CHATELET
E LOTHARINGIORUM PRINCIPUM FAMILIA AMALIAE REGINAE AUGUSTISSIMAE A CUBICULO ANIMAE INCOMPARABILIS ET RARISSIMI EXEMPL. MEDIO INTEGRAE AETATIS SPATIO EREPTAE ALPHONSUS CARAFA DUX MONTIS NIGRI CONIUGIS OMNIBUS EXEMPLIS DE SE BENE MERITAE MEMORIAM PONENDAM CURAVIT
VIXIT ANN XXVIII MEN I DIES VIIII EXCESSIT VI ID AUG MDCCLIV

Non sappiamo che fine abbiano fatto le ossa di Alfonso Carafa, morto nel 1760 all’età di 46 anni senza eredi, come ricorda il marmo di Petrella.

Sicuramente nel 1740 Alfonso a Petrella aveva fatto aggiungere nella chiesa di S. Giorgio due altari laterali di cui si ha ricordo nelle lapidi della consacrazione. Uno dedicato a S. Gaetano, fondatore della Congregazione dei Teatini, e l’altro a Maria Assunta. Vescovo di Boiano e Sepino era Domenico Antonio Manfredi che stabilì di concedere 40 giorni di indulgenze per tutti coloro che avessero pregato in quella chiesa ogni anno il 26 di ottobre.

 

DOM
ALTARE HOC SUB TITULO S.
CAIETANI DE IURE PATRONA
TUS HUIUS UNIVERSITATIS
DOMINICUS ANTONIUS MAN
FREDI EP^US BOIANEN ET SAEPI
NEN XXVI OCTOBRIS MDCCXL
SOLEMNITER CONSECRAVIT
ET ORANTIBUS IN LOCO ISTO
DIE ANNIVERSARIO EIUSDEM
XL INDULGENTIAE DIES PER
PETUO CONCESSIT

 

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D.O.M.
ALTARE HOC SUB TITULO ASSUM
PTIONIS B.M.V. DOMs. ANTs. MA
FREDUS EP^US BOIANEs, ET SAEPINEN
DIE XXVII OCTOBRIS MDCCXL SO
LEMNITER DEDICAVIT OMnIBUSQ. HIC
ORANTIB. AN^IVERSARIO EIUSDE^
DIE XL INDULGENTIAE DIES
PERPETUO CONCESSIT

Di un terzo altare si ha notizia da una epigrafe successiva, depositata nella cripta di S. Salvatore, che ne ricorda sinteticamente la storia.
Nel 1786 Donato Antonio Pizzi, dottore fisico, acquisì lo juspatronato dell’altare di S. Pasquale che era stato eretto da Alfonso Carafa e per diritto ereditario era passato a Carlo Carmignani.

AD MAIOREM DEI GLORIAM
ALTARE HOC DIVO PASCHALI DICATVM
EREXIT ET ORNAVIT
ALPHONSUS CARAFA DVX MONTISNIGRI
HABVIT JVRE AEREDITARIO
CAROLVS CARMIGNANI MARCHIO AQUAEVIVAE
ACQVISIVIT JURE LEGITTIMO
DOCTOR PHISICVS DONATVS ANTONIVS PIZZI
ANNO MDCCLXXXVI

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1 Commento

  1. Donatella Capo 4 febbraio 2015 at 11:22

    Caro Franco, leggo sempre col massimo interesse i tuoi articoli, perchè pieni di riferimenti storici nazionali e soprattutto molisani. Ti lamenti che nessuno legge più le epigrafi o frasi scritte in latino: ma la colpa non è del cittadino. Per me la colpa è del Grande Ministro della Pubblica Istruzione (direi pubblica distruzione) Luigi Berlinguer che negli anni 2000 decise di abolire il latino alle scuole medie. Oggi, chi non passa per cicli liceali o magistrali, il latino non lo conosce proprio. Io, geometra degli anni 54/59 ho studiato sino al “De bello Gallico” ed era una quesatione di vanto con i compagni di scuola dell’istituto tecnico leggere e tradurre anche se maldestramente le scritte latine, “impiccandoci” tra l’altro nelle datazioni scritte in lettere. Oggi un diplomato come me il latino non lo affronta neanche un po’ anzi ne rifiuta la lettura. “non è roba per lui”.Per me l’abolizione del latino nelle scuole medie è stato un proditorio e abominevole attacco alla filologia, alla etimologia e allo studio tutto della lingua italiana!!! Con la solita simpatia Donatella Capo

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