Franco Valente

Anche a Riccia il XVI secolo cominciò con l’anno 1500. S. Maria delle Grazie, il mausoleo dei misteri.

RicciaGrazieValente1

  RicciaGrazieValente1   

 

Perché è inquietante la storia di S. Maria delle Grazie a Riccia?

Battista Masciotta dedica a questa chiesa solo otto righe per dire che al suo interno è conservata la tomba dell’infelice Costanza di Chiaromonte concludendo che “per la vetustà dell’edificio meriterebbe d’essere dichiarata monumento nazionale” .

E’ uno dei tanti giudizi sommari che lo storico molisano con molta superficialità emise nei confronti di monumenti che poi si sono rivelati, con una analisi più seria, documenti straordinari della storia dell’architettura meridionale.

RicciaGraziePortale    MariglianoPortIntern
Portale di S. Maria delle Grazie a Riccia e portale interno di Palazzo di Capua-Marigliano a Napoli

Così mi sembra sia accaduto con la Chiesa di S. Maria delle Grazie di Riccia, che gli abitanti del luogo chiamano semplicemente “il Beato Stefano”

MariglianoProspetto       Marigliano5
Palazzo di Capua-Marigliano a Napoli

Un primo studio generale sull’architettura di S. Maria delle Grazie si deve a Raffaele Spallone che nel 1994 completò la sua tesi di laurea in architettura su: “Aspetti della conservazione della chiesa di S. Maria delle Grazie”. Nell’ambito dello studio, che purtroppo non è stato mai dato alle stampe, sostenne l’ipotesi, che oggi più che mai appare incontrovertibile, che nella progettazione sia intervenuto Giovanni Donadio, detto il Mormando.

Credo sia ormai giunto il tempo perché l’intuizione di Spallone possa concretizzarsi in una ricerca più approfondita tenendo conto dei limiti che necessariamente possono avere studi che, come nel caso di una tesi in restauro, sono finalizzati soprattutto a risolvere problemi tecnici e strutturali.

La tesi dell’architetto Spallone avrebbe dovuto indurre gli amministratori comunali e gli organi dello Stato a tenere conto delle istanze storiche, ma così non è stato perché anche a Riccia nessuno è profeta in patria.

RicciaGrazieValente2
S.Maria delle Grazie a Riccia. Damnatio memoriae sullo stemma dei di Capua-Orsini

Un secondo studio di grande importanza è il saggio di Tiziana Iazeolla (T. IAZEOLLA, Bartholomeus III de Capua comes Altaevillae, in L’architettura di età aragonese nell’Italia centrale, Roma 2007, pp.149-177)  pubblicato nell’ambito del grande catalogo dell’architettura aragonese nell’Italia centrale curato dal prof. Cesare Cundari.

Ambedue i saggi sono corredati da un notevole apparato grafico e fotografico che permettono di fare ulteriori considerazioni sull’importanza di un monumento che ancora viene ingiustamente tenuto in second’ordine nell’ambito di una programmazione culturale non solo nazionale, ma anche regionale, che lo ha sempre visto come un accidente locale e, per di più, come una elaborazione architettonica legata ad alcuni personaggi quasi estranei alla realtà locale.
.
La storia di questo insigne monumento e ciò che vi si conserva all’interno costituiscono una impressionante raccolta di documenti che evocano questioni intricate e complesse presenze culturali.

Credo che nessun monumento molisano come la chiesa delle Grazie, che propriamente chiesa non è, possa considerarsi come la conclusione formale di una serie di vicende terrene che hanno determinato conseguenze rilevanti nella storia del Regno di Napoli.

Più precisamente si tratta di un monumento che nelle intenzioni di chi ne volle la costruzione, doveva diventare immodificabile nei secoli futuri perché destinato a conservare i corpi di alcuni personaggi importanti della famiglia la cui vicenda terrena è sintetizzata in epitaffi che sarebbero stati poco comprensibili a chi fosse stato all’oscuro di quella vicenda.

Un monumento che rappresenta un mistero architettonico nel quadro di una storia dell’architettura regionale dove si inserisce in maniera apparentemente anomala perché in qualche modo rappresenta una rivoluzione anche dal punto di vista ideologico.

A chi vuole accertare quest’anomalia viene incontro sia il nome del committente, sia la data di esecuzione dell’opera che sono elementi inconfutabili perché dalla grande e leggibile epigrafe del timpano sappiamo che Bartolomeo III di Capua sostenne economicamente la sua costruzione e che l’anno di edificazione sia il 1500:
BARTHOLOM . III . DE . CAP . COMES . ALTAEV . CAPITIN . AC . COMIT . MOL . VICE
REX . TEMPL . A . MAIORIB . CONDIT . EX . SVO . INSTAVRAVIT . ET . AVXIT . MCCCCC

Berengario Amorosa ( B. G. AMOROSA, Riccia nella storia e nel folk-lore, Casalbordino 1903, pp. 80-84) parla molto male di Bartolomeo di Capua, ma solo seguendo le sue tracce, soprattutto nel Palazzo Marigliano costruito dai di Capua a Napoli, potremo capire perché ha ragione Raffaele Spallone nel ritenere che nella chiesa di S. Maria delle Grazie vi sia stata la mano di Giovanni Donadio, detto il Mormando

. Marigliano3
Ricordo di Costanza di Chiaromonte nel palazzo di Capua-Marigliano a Napoli

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

1 Commento

  1. Carmelo S. FATICA 23 febbraio 2015 at 15:47

    Per comprendere, o iniziare a comprendere, quest’opera architettonica, certamente misteriosa, credo sia opportuno pubblicizzare, se ve ne sono, grafici di rilievi (seri), che potrebbero aiutare molto la sua decifrazione enigmatica. Mi permetto di far presente che, specialmente nelle architetture religiose del passato, le geometrie e le cifre custodivano la “chiave” segreta dell’opera.

Lascia un commento

*