Franco Valente

Paolo Giordano. L’ultima dama di casa Molise

porta San Paolo

L’ultima dama di casa Molise

di Paolo Giordano

porta San Paolo

Nel Museo Provinciale Sannitico di Campobasso è conservato un frammento di ceramica che testimonia l’unione coniugale tra Riccardo II Gambatesa-Monforte e Tommasella di Molise. Il reperto è stato sempre “letto” in funzione degli studi sulla famiglia Gambatesa/Monforte, ma mai per narrare “l’altra metà del cielo”, ovvero la figura di Tommasella, figlia di Guglielmo de Moulins, contessa di Campobasso.

Di lei scrive il Gasdia: “Ultima dama di casa Molise, nella cui discendenza rinverdisce e poi precipita la gloria dei Molise, la quale sposandosi con Riccardello Gambatesa Monforte gli porta in dote Campobasso”. Fu in tal modo, infatti, che gli avi del conte Cola acquisirono il titolo comitale, legando, indissolubilmente, la loro sorte con quella del Capoluogo.

Tommasa, o Tommasella che dir si voglia, contrasse matrimonio intorno al 1320 per cui, considerando le usanze del tempo, si potrebbe presumere esser nata una quindicina di anni prima, cioè nel 1305. Dalla sua unione con Riccardo nacque di sicuro almeno un figlio: Carlo.

Non più giovanissima (sempre per un’epoca in cui l’età media si aggirava intorno ai 45 anni), la poco più che trentenne nobildonna, rimase vedova, essendo il marito morto durante l’assedio di Termini in Sicilia (1338).

01 Stemma su Porta San Paolo

Doveva esser ricca di fascino, e di dote, se l’anno successivo convolò a nuove nozze, al pari delle precedenti, con un personaggio d’alto lignaggio: Berardo d’Aquino, della stessa famiglia di San Tommaso. Anch’egli premorì e la sua tomba, come ben argomenta Franco Valente, è il pregevole sarcofago conservato nella chiesa di Santa Maria della Strada in agro di Matrice.

E’ probabile che Berardo fosse ancora in vita quando una nuova disgrazia venne a turbare l’esistenza della contessa. Correva l’anno 1345 quando la nuora, Sancia de Cabannis, fu giustiziata perché rea, con la complicità dei familiari, dell’uccisione di Andrea d’Ungheria, sposo della regina Giovanna d’Angiò.

Il di lei marito Carlo Gambatesa Monforte (figliuolo di Riccardo e Tommasa) evitò il patibolo, per intercessione della potente madre, appartenente al fior fiore della nobiltà napoletana, ma venne comunque condannato all’oblio.. di costui se ne perde totalmente memoria! Donna Tommasa associò a sé, nel governo cittadino, il nipote Angelo (figlio di Carlo e Sancia).

In ben due occasioni il giovane Gambatesa-Monforte, primo di tale famiglia ad essere appellato Conte di Campobasso, viene citato unitamente alla nonna: in un documento del 1376 (“comitisse et comitis Campibasse”) nonché nei Registri Angioini (05/05/1382). Nel 1375, però, “l’anziana” Signora fu giudice arbitrale in una causa di eredità, senza presenza ed assistenza del nipote, rimarcando, così, la sua identità di Domina indiscussa ed assoluta.

eleonora d'aquitania
Eleonora d’Aquitania

E’ nel 1384 la prima volta in cui nei testi il conte Angelo è solo e, pertanto, si può supporre essersi spenta la di lui nonna tra il 1382 ed il 1384 però… però lo stemma incastonato nella chiave di volta di porta San Paolo a Campobasso non è quello dei Gambatesa-Monforte, bensì quello della famiglia Molise ed è datato 1374!

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I costumi dell’epoca

Potrebbe addirittura essere, allora, che a più di ottant’anni donna Tommasa fosse ancora in auge o che, forse, quello scudo sia celebrativo proprio della scomparsa dell’ultima contessa de Moulins. Tommasella, insomma, si può ben annoverare tra coloro che traghettarono Campobasso verso il ruolo di centro di potere, politico ed economico, che ha ricoperto -territorialmente- nei secoli. Il Castello, all’epoca tutt’altro che l’attuale arcigno strumento bellico, fu di sicuro dimora elegante e raffinata per i Molise ed i loro discendenti, nei periodi in cui non domiciliarono in Napoli, nella cui Corte si mossero con padronanza ed abilità.

02 terracotta museo sannitico
Terracotta con lo stemma dei Monforte-di Molise

Purtroppo il Tempo si rivela ben poco galantuomo, mostrandosi acerrimo nemico della memoria storica. Sua complice è la scarsità di fonti, principalmente molisane. E’ da supporre, come spesso accade, che altrove siano nascosti carteggi pronti a svelare dettagli ancora ignoti: tutte da scoprire ed indagare le vicende legate a donna Tommasa! Per ora, misterioso ed affascinate, l’arme dei Molise su Porta San Paolo, ci ricorda ancora del lungo e travagliato governo di questa Dama, dalla forte ed indomita personalità, esempio -ante litteram- dell’emancipazione muliebre.

 

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3 Commenti

  1. mario gravina 12 marzo 2015 at 21:10

    Un articolo interessante. Mi piace scoprire, in questo serio e documentato luogo di cultura, il piacere di ospitare contributi di altri appassionati cultori della materia.

  2. Franco Valente 14 marzo 2015 at 14:42

    Grazie Mario!

  3. PAOLO GIORDANO 28 marzo 2015 at 23:19

    Carissimo Franco,
    nel ringraziarti (ancora una volta) per lo spazio offerto al mio scritto corre l’obbligo di fare una precisazione/correzione.
    Di ciò devo ringraziare anche l’amico Mario Gravina, eccellente fotoamatore.
    Insomma… la data indicata sullo stemma è 1374 e non 1389 (e si conferma in tal modo la lettura di padre Eduardo Di Iorio.
    La svista è stata causata da una foto menzognera in cui ho stupidamente letto “I” per “X” (perdendomene tra l’altro una).
    Stupidamente perché non ci sarebbe stato motivo alcuno a spingere il lapicida ad usare per la “X” due caratteri differenti.
    Ciò non cambia in nulla il senso dell’articolo, ma per amor di giustizia la precisazione andava fatta.
    Un caro saluto

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