Franco Valente

Marco Salonio Longinio Marcello, uomo importante di Trivento, prefetto dell’erario di Saturno

CattedraleTriventoEsterno

Sul pilastro in cornu evangelii della cattedrale di Trivento nel 1076 il vescovo di allora fece collocare, a testa in giù, un’epigrafe proveniente da un monumento romano.

CattedraleTriventoEsterno

Fu trascritta anche da Mommsen (CIL 09, 02592) e vi si legge:

M(arco) SALONIO LONGINIO MAR
CELLO C(larissimo) V(iro) QU(a)EST(ori)
CAND(idato) LEG(ato) PRO(vinciae)
AFR(ricae) TRIB(uno) PLE(bis)
LEG(ato) PRO PR(a)ET(ore)
PROV(inciae) MOESIAE
PR(aetori) P(rae)E(fecto) AER(arii) SAT(urni)
TERIVENTINA
TES PATRONO PI(issi)
MO D(ecreto) D(ecurionum)

Di questa epigrafe si occupò nel 1974 Mireille Corbier (Aerarium Saturni et aerarium militare. Administration et prosopographie sénatoriale) con una interpretazione che rimane insuperata.

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Marco Solinio Longinio Marcello è conosciuto per questa unica epigrafe di Trivento dalla quale sappiamo che egli fu onorato come patrono dell’amministrazione municipale e che probabilmente era originario di questo luogo.

La circostanza che egli venga definito clarissimus vir attesta che il documento epigrafico non è anteriore al II secolo e che si collochi sicuramente al tempo di Marco Aurelio (post 161 d.C.).

Dall’elenco delle cariche, il cosiddetto cursus, sappiamo che egli svolse anche la funzione pretorile di prefetto del tesoro di Saturno.

Nell’ordine la prima carica che gli viene attribuita è quella di quaestor candidatus. Mommsen riteneva che l’utilizzazione di questa semplice formula senza che venisse riportato al genitivo il nome dell’imperatore non si trova mai prima del II secolo d.C.. In effetti qualche esempio si trova dopo l’impero di Adriano ma l’espressione diventa consueta solo dopo Antonino il Pio. Da quel momento in poi non si cita più l’imperatore che ha conferito l’incarico.

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Il nostro Marcello, dopo essere stato nominato questore, accompagna un proconsole in Africa nella qualità di legato. Questo tipo di incarico sopravvisse fino al tempo di Alessandro Severo, dopodiché questa magistratura praticamente scomparve.

La successiva carica attribuita nell’epigrafe triventina lascia qualche perplessità: LEGato PRO PRaETore
PROVinciae MOESIAE.
Forse vi è un errore (abbastanza consueto nelle epigrafi romane) perché non viene precisato a quale delle due Mesie (Moesia Superior e Moesia Inferior) si riferirebbe. Poi manca la precisazione canonica di legatus Augusti come veniva definito l’amministratore di rango consolare a cui veniva assegnato, diverso dal procurator Augusti che era il delegato all’amministrazione fiscale.

Interessante è l’ultima carica attribuita di prefetto dell’erario di Saturno.

L’erario di Roma era il tesoro che si conservava nel tempio di Saturno che si trova al disotto del Campidoglio.
Era costituito non solo dalle entrate erariali derivate dalle imposte e dalla vendita di immobili, ma anche dai pubblici registri e delle rendicontazioni elettorali.

La sovraintendenza era affidata a due praefecti aerarii. Il nostro Marco Solinio Longinio Marcello ricoprì questa carica.

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