Franco Valente

Dopo 10 anni la storia si ripete. Un nuovo disastro archeologico e ambientale annunciato a S. Vincenzo al Volturno.

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CRONACA DI UN MASSACRO ANNUNCIATO

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Qualche giorno fa seppi da un funzionario della Soprintendenza che stava per celebrarsi una nuova cerimonia della follia a S. Vincenzo al Volturno dove era programmata la ripetizione del disastro ambientale che 10 anni fa distrusse irrimediabilmente un ecosistema unico in Europa.

Siamo nell’ambito dell’area archeologica di S. Vincenzo al Volturno, uno dei luoghi più importanti d’Europa dove si costruì e si sviluppò uno dei riferimenti della cultura carolingia e della cristianità altomedioevale.
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10 anni fa, in conseguenza di una scellerata decisione della Soprintendenza Archeologica del Molise, l’ENEL realizzò una condotta di oltre 2 metri di diametro che distrusse reperti monumentali, flora e fauna sottoposti a vincoli europei, un paesaggio tra i più delicati d’Italia.
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A nulla servirono le mie proteste. Riuscii a far sequestrare il cantiere, ma poi fui estromesso dalla causa perché la legge vieta a chi non è interessato di intervenire nel processo.

Il Magistrato vide che l’ENEL aveva le autorizzazioni che, sebbene date con il prosciutto sugli occhi, erano tutte favorevoli e revocò il sequestro.
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Qualche mese dopo tutto l’alveo del Volturno fu distrutto con escavatori giganteschi che sventrarono il letto del fiume per collocare due tubi che resero l’area di S. Vincenzo al Volturno un campo di guerra.
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24.VIII.2006
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Peraltro le mie previsioni si avverarono perché quando fu riversata l’acqua dall’ENEL si allagò tutta l’area archeologica fino al cancello dell’Abbazia nuova.
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Adesso la storia si ripete.

La Regione Molise, ufficio Beni Paesaggistici e Servizio Idraulico, ha detto che si tratta di opere insignificanti e che se l’ambiente verrà distrutto, l’ENEL dovrà provvedere a ricostituirlo.

BELLA TEORIA!
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I Comuni fanno orecchie da mercante perché sono devoti all’ENEL.

La Soprintendenza gode.
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Sulla sponda del fiume già sono appoggiati un paio di centinaio di canali di cemento pronti per essere calati nel fiume.

L’operazione sarà preceduta dalla messa in secca del Volturno per un tratto di oltre due chilometri, con la conseguente distruzione delle tane della lontra, della trota e di tutte le specie ittiche rarissime che vi risiedono.

Si distruggerà tutta la flora delicatissia sia subaquea che di sponda. Siamo in una delle zone tutelate a livello europeo trattandosi di AREA SIC.

TUTELA A CHIACCHIERE!
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Il tutto per realizzare una massicciata previo versamento di oltre 200 camion di pietrisco per livellare perfettamente il piano di appoggio dei canali per una lunghezza di 130 metri e una larghezza media di 4 metri.

Poi entreranno nell’alveo le gru che cercheranno di distruggere quello che è sopravvissuto per collocare i circa 200 prefabbricati con innesto maschio-femmina.
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I due canali con elementi prefabbricati di cemento armato verranno infilati sotto il ponte della Zingara fino a sfiorare la volta.

Seguirà il riversamento di circa 4 metri cubi di acqua al secondo che creerà, come la volta scorsa, una voragine a valle del ponte della Zingara.

Finita la festa, che come l’altra volta doveva durare tre mesi ma continuò per oltre un anno, i 200 canali di cemento armato dovranno essere distrutti e portati a discarica. Si tratta di rifiuti speciali che verranno spostati non si sa dove.

Dopodiché con il cucchiaino sarà sottratta dal fime la montagna di pietrisco utilizzato per fare la massicciata di appoggio. Ovviamente nessuno ci crede.

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Tutto questo mentre bastava ripulire a monte i due canali scolmatori come facevano i monaci di S. Vincenzo quando l’Enel e la Soprintendenza non esistevano.

Al massimo questi scienziati dell’idraulica potevano fare come si fa nella pianura Padana dove, per evitare tracimazioni, si mettono sacchi di sabbia che, finita l’emergenza, vengono accantonati per altre occasioni.

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1 Commento

  1. Carmelo S. FATICA 12 luglio 2015 at 09:21

    Le ignorate pratiche antiche della tenuta dei corsi d’acqua, quali lo sterro, la creazione di piccole golene, l’inerbimento delle sponde, oltre ad essere efficaci e poco costose, sono in armonia con la natura, belle e quindi attraenti.
    Dobbiamo ringraziare e soprattutto SOSTENERE associazioni volenterose e persone intelligenti come Franco Valente, da sempre presente per cercare di far comprendere l’importanza della salvaguardia dell’ambiente nella formazione culturale dell’uomo.
    Durante la mia breve visita di ieri a San Vincenzo, dopo anni, ho visualizzato e riflettuto ancora meglio su un paesaggio, di natura e cultura, che ha tutti i caratteri di grandezza dell’Antichità e del Medioevo: come si può rimanere insensibili davanti a queste struggenti immagini permettendo le scelleratezze quotidiane e darla vinta agli ignoranti devastatori? In qualche modo, facciamo qualcosa, vale per la nostra “salute culturale”!

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