Franco Valente

L’architrave della chiesa del Purgatorio a Colletorto ricorda che è incerto il luogo della morte.

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A Colletorto c’è una chiesa, chiamata del Purgatorio, che era la sede della confraternita del SS. Sacramento e dei Morti esistente già ai tempi di papa Paolo V che ne autorizzò l’istituzione nel 1607.
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La chiesa, come appare oggi, dovrebbe essere frutto di una totale ricostruzione che si concluse nel 1776 quando la confraternita fu di nuovo riconosciuta mentre era regnante Ferdinando di Borbone e come si legge dalla data 76 abbreviata sul portale.

All’interno una serie di cartigli in affresco attesta che negli anni 1780 e 1781 fu decorata con pitture che oggi malamente sopravvivono sulle pareti anche a causa di un incendio che la rovinò agli inizi del secolo scorso (1909).
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Sulla facciata, sostanzialmente trasformata nel secolo scorso, rimane un bel portale settecentesco che richiama la funzione preminentemente mortuaria della chiesa. Sui dadi di base degli stipiti sono le tibie umane incrociate, mentre al centro dell’architrave, sovrastante una grande conchiglia aperta, in bel rilievo a tutto tondo, vi è il cranio che sintetizza la condizione umana e che, secondo una tradizione iconografica normanna, rappresenta il teschio di Adamo.
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Colletorto
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Ma l’architrave, a parte la linea movimentata che nei contratti d’opera una volta veniva definita alla borromina, contiene un motto che sollecita una riflessione sulla caducità della vita:

INCERTUM EST IN QUO LOCO MORS TE EXPECTAT
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Sulla linea inferiore l’abbreviatura SEN ricorda che la frase è stata tratta da una delle celebri orazioni di Lucio Anneo Seneca (XXVI. Seneca Lucilio suo salutem). In realtà fu Bernardino da Siena a farne grande uso nelle sue predicazioni, tant’è che la riporta anche in uno dei suoi sermoni: Ex hoc pulcrè admonet Seneca: Incertum est quo loco mors te expectat: itaque tu illam omni loco expecta.(De morte, Sermo XVI).
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Schermata 2015-08-09 alle 21.11.48 Schermata 2015-08-09 alle 21.11.09

Sulle spallette del portale, inoltre, sebbene il tempo abbia parzialmente alterato alcune lettere, sono riportate due notizie sicuramente interessanti per conoscere il nome del lapicida che eseguì l’opera e quello dell’amministratore della confraternita che la commissionò:

IO GENNARO DE MAJO De S. GiuLIAno ARTifex

DONATO CATALLAR. PROCurator

Dunque un certo Gennaro De Maio di S. Giuliano di Puglia, altrimenti sconosciuto, fu l’artefice (artifex) dell’opera, mentre Donato Catallar… era il procuratore della Confraternita all’epoca in cui la chiesa fu costruita o sostanzialmente ristrutturata.

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1 Commento

  1. Carmelo S. FATICA 11 agosto 2015 at 10:11

    La foto è istruttiva, anche dal punto di vista costruttivo, poiché mostra l’architrave concepito con scarico ad arco, ma invece poi semplicemente appoggiato sulle teste delle due spallette del portale. Nel tempo, questa incomprensione ha causato le due lesioni oblique sull’architrave; insomma, prima o poi, la Natura ripristina i suoi equilibri e le sue armonie, in tutte le cose, dalle immensità dei cieli ai fatti minuti.

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