Franco Valente

Cosa ci fa a Casalciprano uno stemma di papa Urbano VIII, Maffeo Barberini?

6)AnnunziataCasalciprano

6)AnnunziataCasalciprano

In agro di Casalciprano, a 3 chilometri dal paese sulla strada che porta a Castropignano, vi è la chiesa dell’Annunziata che una volta aveva il titolo di S. Maria di Castagneto.

E’ un luogo di particolare importanza per la storia del Molise perché di essa si interessarono papi, imperatori, imperatrici, abati e principi.

La notizia più antica è del marzo dell’897 quando l’abate Maione ottenne una sentenza a favore di S. Maria di Castagneto trascritta nel Chronicon Vulturnense [Doc. 77 – marzo 897].

Io Ludovico, gastaldo e giudice, dopo essermi recato nel Palazzo di Benevento, in presenza dell’augusta imperatrice Ageltrude e del signor principe Radelchi: Maione, abate del monastero di S. Vincenzo ha protestato perché il chierico Bernardo, figlio di Bernardo, si sia introdotto colpevolmente nel monastero di Santa Maria di Castagneto, nei pressi del castro Pignano, e contro ogni regola ne ha preso il possesso con le terre coltivate o non coltivate dove era costruito e chiedeva che fine dovesse fare.

Conseguentemente l’augusta signora Ageltrude e il signore Radelchi ordinarono al chierico Bernardo e al giudice, il primo per conto suo e il secondo per conto del Palazzo, che facessero capire all’abate chi ne dovesse rivendicare il possesso.
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Il documento si conclude con una decisione a favore dell’abate di S. Vincenzo al Volturno:
Dopo questi sacri giuramenti, noi Ludovico, gastaldo e giudice, abbiamo stabilito di definire la vertenza davanti ai richiamati nobiluomini e costoro insieme a me sono intervenuti affinché da questo momento in poi il suddetto monastero di S. Vincenzo e i suoi amministratori abbiano nel loro possesso e nel loro dominio il predetto monastero di Santa Maria con tutte le sue pertinenze, senza alcun diritto da parte del Palazzo o da parte di altri uomini e ciò valga in piena tranquillità in perpetuo.

Il predetto abate Maione ottenne da Adelchi, da Radelchi, dall’imperatrice Ageltrude e dai nobili Giorgio e Costantino anche il precetto per la riconciliazione e la riparazione del monastero.

Più volte trasformata nei secoli conserva, in parte malamente, le tracce del suo passato sul quale avrò modo di tornare a tempo opportuno.

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Una cosa in particolare, però, merita attenzione.

Sulla controfacciata interna della chiesa, malamente restaurata, è stato applicato un grande stemma lapideo che contiene insegne papali facilmente riconoscibili. Presenta nello scudo a testa di cavallo le tre api che appartennero ai Barberini: Tre api d’oro in campo azzurro.

Prima di passare ad analizzare la pietra di Casalciprano vale la pena di ricordare che in origine lo stemma dei Barberini era costituito da tre tafani sistemati allo stesso modo, perché il nome originario della famiglia era Tafani. Poiché provenivano da Barberino Val d’Elsa, ritennero di migliorare il nome definendosi Barberini e mettendo nello scudo tre api in luogo dei tafani.
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Lo stemma di Urbano VIII a Casalciprano
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La circostanza che lo stemma dell’Annunziata di Casalciprano sia sormontato dal triregno papale sovrapposto a due grandi chiavi incrociate non lascia dubbi che si tratti delle insegne di un papa.

Orbene i Barberini hanno avuto in famiglia un solo papa, Maffeo Vincenzo, che prese il nome di Urbano VIII.

Suo padre fu Antonio Barberini, sposato con Camilla Barbadori, che era un ricco mercante fiorentino. Quinto di sei figli nacque a Firenze il 5 aprile 1568. Fu elevato al soglio di Pietro nel 1623 e rimase papa fino alla morte avvenuta a Roma il 29 luglio 1644.
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A parte le questioni complicate che caratterizzarono il suo papato, fu lui che inventò il titolo di eminenza da riservarsi ai cardinali.
Durante il suo papato furono celebrati processi inquisitori che ebbero grande rilevanza nella storia della Chiesa come quelli a Marco Antonio De Dominis, a Cesare Cremonini, a Tommaso Campanella, a Galileo Galilei.
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(per concessione di D. Gentile Lorusso)
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Tra l’altro il 20 agosto 1627 creò cardinale suo nipote Antonio Barberini che a noi interessa per essere stato oggetto di un “panegirico” (Panegyris, Napoli 1634) da parte del poeta Giovan Pietro Massari il quale, sebbene fosse nato a Oratino, si definiva cittadino napoletano. Il panegirico è una forma letteraria con la quale si tessono le lodi e si evidenziano i meriti personali di qualcuno. Non sappiamo i motivi per cui l’oratinese Massari abbia composto ben 12 pagine di lodi per il cardinale Antonio, ma sicuramente in conseguenza di qualche favore ottenuto.
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Il cardinale Antonio Barberini
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Lo stemma che si trova nella chiesa dell’Annunziata di Casalciprano, invece, è legato a un altro personaggio che evidentemente, a sua volta, era direttamente legato alla figura di Urbano VIII.

Per risolvere il problema dobbiamo cercare tra i vescovi che furono nominati dal pontefice Matteo Barberini o che comunque ebbero un qualche rapporto nel periodo in cui fu papa, tra il 1623 e il 1644.

Girolamo Costanzo era stato fatto vescovo da Gregorio XV il 9 gennaio 1623, ma il 1º marzo 1627 da Urbano VIII fu nominato arcivescovo di Capua.

Dopodiché la sede triventina rimase vacante dal 1627 al 1630.

Il 13 maggio 1630 Urbano VIII nominava vescovo di Trivento (nella cui diocesi sta Casalciprano) lo spagnolo Martin de Leòn Càrdenas. Questi era nato ad Archidona nel 1575. L’anno seguente (7 aprile 1631) Càrdenas fu trasferito a Pozzuoli dove fu particolarmente amato perché intervenne in maniera determinante per migliorare le condizioni dei contadini e per la riorganizzazione urbana della città.
Nel 1650 fu fatto vescovo di Palermo dove restò fino alla sua morte avvenuta nel 1655.

Il 12 maggio 1631 Urbano VIII faceva vescovo di Trivento Carlo Scaglia che rimaneva nella diocesi fino alla sua morte nel dicembre del 1645.
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Urbano VIII
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Dunque, a uno di questi tre vescovi deve essere ricondotta la realizzazione dello stemma che sopravvive nella chiesa dell’Annunziata di Casalciprano. Opterei per il terzo, Carlo Scaglia, che fu quello che fisicamente visse a Trivento dal giorno della nomina (1631) a quello del suo decesso (1645).

Scaglia era nato a Brescia. I suoi concittadini e il clero da cui proveniva continuarono ad avere una particolare stima della sua persona anche dopo il trasferimento a Trivento. Prova ne è la dedica che mons. Antonio Arighino gli fece della sua opera L’uomo contento. Dell’amor di Dio. Il prete secolare (Brescia 1642).

Agnone è particolarmente legata al vescovo Scaglia perché a lui si deve la traslazione del corpo di S. Teodora vergine nel monastero di S. Chiara. Lo ricorda Frate Arcangelo da Montesarchio (Cronistoria della Riformata Provincia di S. Angiolo in Puglia, Napoli 1732):
Oltre degli altri Santi Protettori, fa ornamento a questa Città il patrocinio di S. Placido Martire, il di cui miracoloso braccio si venera nella chiesa di S, Emigdio, e di S. Teodora Vergine, e Martire Romana, il di cui sagro corpo fu da Urbano Papa VIII dato al Cardinal di Cremona e da questi a D. Carlo Scaglia Vescovo di Trivento, dal quale fu alla Città di Agnone donato e si conserva nel Monistero delle Moniche dell’ordine di S. Chiara.

Non è da escludere che l’archivio storico della Diocesi di Trivento possa fornire altre informazioni utili.

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1 Commento

  1. dante 26 ottobre 2015 at 19:43

    Molto interessante Magister.
    Il poeta oratinese Massari, che muore a Napoli nel 1656, anno della della terribile epidemia di peste, pubblica un Elogium per la Famiglia Barberini e poi ancora un Epigramma per il Cardinale Francesco Barberini, nel libro del Vescovo Carlo Maranta “Controversarum Iuris Utriusque”, Napoli, Camillo Cavallo, 1643, in cui nel frontespizio si trova lo stemma del Papa Urbano VIII.

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