Franco Valente

Il quadro della Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Francesco di Paola in S. Cristina di Sepino

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Sulla parete della navata di destra, in cornu epistulae, della chiesa di S. Cristina di Sepino, una delle basiliche più belle del Molise, è sistemato un quadro che proviene, con molta evidenza, da una chiesa non più officiata. Lo si deduce dalla circostanza che non ha un altare proprio e sembra del tutto decontestualizzato.

Però si tratta di un’opera importante perché appartiene a Griffon Romano, un autore che ebbe una discreta fama tra la fine del 700 e gli inizi del secolo successivo.

Nel Molise esiste un’altra opera di questo pittore e si trova nella cappella della Confraternita di Ave Gratia Plena nella Chiesa dell’Annunziata di Venafro: G. M. GRIFFON ROMANO PINX. NAPOLI 1785. E’ rappresentata Maria che, ricevuto l’annuncio dell’Angelo Gabriele, ha appena deposto un cesto con il telo di lino sul quale stava ricamando.

Questa è una delle rarissime opere di Giovanni Maria Griffoni, un artista romano di cui si conosce poco o nulla, ed è da annoverarsi tra le più importanti della chiesa dell’Annunziata.

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Recentemente si è risvegliato l’interesse per questo artista grazie allo studio di un ritratto di un personaggio del Regno di Napoli di cui non si conosceva il nome e che conferma una assidua frequentazione della città partenopea in un momento di grande sviluppo culturale per i rapporti internazionali che Napoli in quel momento aveva.

 

Nato a Roma alla metà del XVIII secolo, G. M. Griffoni frequentò l’Accademia di S. Luca dove partecipò anche a due concorsi. Il primo con un disegno di nudo (Figura virile) nel 1770 e il secondo con una Crocifissione nel 1771. Il pittore tiene sempre a definirsi romano, ma a volte si firma Griffoni ed altre volte Griffon.

Negli anni seguenti lo sappiamo ancora a Roma dove una rappresentazione di Ettore e Andromaca alle Porte Scee porta la firma: G.M. Griffoni fecit Romae 1773. (F. LEMME, La riscoperta di un ritratto, in AA. VV. Griffoni. Ritratto di Francesco Mario Pagano, Calenzano 2005).

Sulla base delle poche opere conosciute M. Luisa Mortari dal 1978 ha tentato di dare corpo all’opera di Griffoni, ma il catalogo dei quadri è ancora limitatissimo (M.L. MORTARI, Giovanni Maria Griffoni, in “Antologia di Belle arti”, 1978, n. 5, p.69.).

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Si sa che nel 1776 firmava due quadri romani (Rovine di un tempio) e nel 1777 eseguiva per conto dei PP. Trinitari un ovale con un Ecce Homo. Realizzava nel 1783 un altro ovale (Madonna con Bambino) e un quadro (Artemide impedisce il sacrificio di Ifigenia).

Poi forse si spostò a Napoli dove nel 1785 eseguiva l’Annunciazione per la Confraternita di Venafro e qualche anno dopo (tra il 1790 e il 1792) il ritratto di Francesco Mario Pagano. L’ultima notizia dell’artista è del 23 gennaio 1798: Dal Maestro della R. Accademia di Pittura D. Guglielmo Tisbain sono stati apprezzati i due quadri fatti dal pittore D. Gio. Maria Grifon, uno che rappresenta Maria Santissima e l’altro S. Francesco di Paola che servono per l’appartamento del Principe ered.o (…).

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In quell’anno, dunque, Griffoni eseguiva due quadri destinati ad arredare una stanza di Francesco I di Borbone, il figlio di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria.

Di questi quadri non si sa la fine, però è certamente interessante la notizia certa che uno dei due fosse dedicato a S. Francesco di Paola, che è uno dei Santi titolari del quadro che si trova nella chiesa di S. Cristina di Sepino.

L’opera di Sepino viene ritenuta eseguita nel 1816. Probabilmente, se così è, si tratta di una delle ultime pitture dell’artista romano.

Vi è rappresentata la Madonna delle Grazie che allatta il Bambino mentre due putti angelici le pongono una corona di regina sulla testa.

A sinistra, ritratto nell’atteggiamento di indicare a chi osserva il quadro l’immagine della Madonna, vi è un S. Giuseppe, vestito di una tunica bianca con un mantello dal colore dorato, che regge il bastone fiorito della tradizione apocrifa. Dall’altra parte S. Francesco di Paola che ha gli abiti francescani, ma si riconosce per la presenza di un putto che regge il motto CHARITAS, peculiare del santo calabrese.

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