Franco Valente

27 dicembre festa di S. Giovanni Evangelista, anche nella cripta di Epifanio

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“Donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre!” nella cripta di Epifanio del Monastero di S. Vincenzo al Volturno

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La storia religiosa di questo monastero dedicato a S. Vincenzo di Saragozza non si può capire se non si torna un po’ indietro nel tempo. Almeno di sette secoli.

Una storia che comincia molto prima e molto lontano, in Palestina, quando Cristo da poco aveva compiuto 33 anni.

Nel tardi di una mattinata di primavera, a Gerusalemme, mentre si eseguiva la sentenza per la crocifissione di tre condannati a morte, il sole si oscurò all’improvviso e apparve la luna.

Presso la croce di Cristo stavano sua Madre e la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa, e Maria Magdalena. Gesù vedendo sua Madre e lì presente il discepolo Giovanni che egli amava, disse a sua Madre:

“Donna, ecco tuo figlio”.

Poi disse al suo discepolo:

“Ecco tua Madre”.

E da quel momento il discepolo la portò con sé presso la sua casa.

Giovanni era figlio di Zebedeo e di Salome e aveva un fratello di nome Giacomo.

Le parole pronunziate da Cristo sulla croce ebbero un effetto stravolgente su Giovanni per il resto della vita. E con quello strano testamento cominciò le sue peregrinazioni e cominciarono le sue visioni.

Qualche giorno dopo la morte di Gesù, Giovanni si recò con Pietro presso la tomba che Giuseppe d’Arimatea aveva comprato apposta per seppellirlo. Insieme rinvennero la sindone nella quale era stato avvolto Cristo morto, ma non trovarono il corpo.

Passò qualche altro giorno.

Due discepoli che avevano visto Gesù sulla strada di Emmaus in gran segreto si riunirono con gli altri a porte chiuse per paura dei Giudei. Erano presenti pure Giovanni e Maria. In quella occasione Gesù apparve a tutti e istituì il sacramento della Penitenza.

Giovanni vide ancora il suo maestro altre volte. Insieme agli altri apostoli assistette alla sua ascensione mentre riceveva la missione apostolica.

Da quel momento cominciò la sua pubblica predicazione e cominciarono anche i suoi guai.

Era presente quando Pietro, presso la Porta Bella di Gerusalemme, guarì uno storpio. Tenne con lui un grande discorso a una folla immensa. Vennero ambedue arrestati e il Sinedrio impose loro di tacere su Cristo.

Vennero ripetutamente liberati e incarcerati subendo anche la flagellazione, finché un angelo non li liberò definitivamente e così si recarono in Samaria dove li aveva preceduti l’apostolo Filippo a diffondere la fede per Cristo.

Qualche anno dopo Giovanni lasciò la Palestina per recarsi in Asia Minore, a Efeso, portandosi sempre dietro la madre di Cristo e sua madre Salome.

La tradizione narra che Maria a Efeso si sia addormentata e sia transitata verso il cielo con il suo corpo. Qualche tempo dopo Giovanni, già avanzato negli anni, nell’anno 95, mentre era imperatore Domiziano, venne portato prigioniero a Roma dove subì un tentativo di martirio con l’olio bollente, ma uscì dal caldaio unto come un atleta. Venne esiliato nell’isola di Patmos, a una settantina di chilometri da Efeso, e in questo luogo gli accadde qualcosa di particolare. In una grotta nella quale solitamente si recava in preghiera ebbe straordinarie visioni che descrisse in ogni dettaglio: Incipit apocalypsis…

Ormai vicino alla fine della vita terrena tornò a Efeso portandosi dietro il suo scritto e in questa città, dopo la morte, fu sepolto.

Il suo libro dell’Apocalisse dalla chiesa di Efeso si diffuse e venne variamente interpretato. Si diffusero anche i dubbi sull’autenticità e la paternità dell’opera. Non ebbero, però, esitazione i primi padri della Chiesa nel riconoscere in Giovanni, apostolo ed evangelista, l’autore dell’opera. Così pure gli orientali Giustino, Eusebio, Girolamo, Clemente Alessandrino, Origene, Ippolito, Cipriano, Atanasi, Didimo, Cirillo, Metodio d’Olimpo, Epifanio, Basilio, Gregorio Nisseno riconobbero a Giovanni la paternità dell’Apocalisse. Così anche tutte le chiese di Oriente con il sinodo trullano del 692.

Da questo momento le discussioni si spostarono in Occidente e cominciarono i commentari dell’Apocalisse. Il libro delle visioni di Giovanni venne trascritto e studiato in tutti i monasteri d’Europa. Anche in quello di S. Vincenzo al Volturno che era stato fondato nel 703.


La crocifissione della cripta di Epifanio

La composizione è sostanzialmente simmetrica. I bracci della croce sono esageratamente allargati in maniera da fare da fondale all’immagine di Cristo, che appare quasi essere disteso sul legno. Le mani dalle lunghe dita non sembrano sopportare il peso del corpo e conseguentemente le braccia sono allineate con la traversa orizzontale.

Il capo è lievemente reclinato e i lunghi capelli, divisi da una scriminatura centrale, scivolano sulla spalla sinistra. Del volto appena leggibile si riconoscono gli occhi socchiusi e una rada barba. L’aureola, fortemente evidenziata da una cornice scura, è crucisegnata e sul piccolo braccio di sinistra sopravvive una Omega. Il subligaculum è costituito da un grande panno rossiccio annodato sull’anca sinistra che scende fino a coprire il ginocchio destro. I piedi divaricati non hanno alcun appoggio. Sul vertice della croce una tavola trasversale reca la scritta JHESUS CHRISTUS REX JUDEORUM.

A sinistra e a destra, al disopra dei bracci, sono rappresentati rispettivamente il sole oscurato e la luna che appare in conseguenza dell’eclissi, in sintonia con la narrazione evangelica di Marco: Ma venuta l’ora sesta, si fece buio su tutta la terra fino all’ora nona.

Sotto i bracci, a destra e sinistra, secondo la descrizione dell’evangelista prediletto da Cristo, sono la Madonna e lo stesso Giovanni: Gesù dunque, vedendo sua madre e lì presente il discepolo che egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre. Una lunga scritta orizzontale, divisa dalla croce, riporta il verso in latino dal vangelo di Giovanni: MULIER ECCE FILIUS TUUS, FILIUS ECCE MATER TUA .

La Madonna è interamente coperta dal maphorion rosso, comprese le mani che sono rivolte al Figlio. Un ampio pallio pieghettato copre invece la tunica e il laticlavo dorato di S. Giovanni, che si porta la mano destra al viso in segno di spavento mentre regge, con la sinistra, il volume del suo vangelo. Particolarmente efficace la voluta sproporzione tra l’immagine di Cristo e le altre, tendente a esaltare il ruolo del personaggio principale attraverso un calcolato gigantismo della sua figura.

Ai piedi della croce, sulla sinistra, appare l’abate Epifanio, come è attestato dalla epigrafe in capitali classiche: DOM EPIPHANIUS ABB (Dominus Epiphanius Abbas).

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