Franco Valente

Palazzo Laurelli in Isernia. Uno stemma modificato ricorda i d’Avalos, originari proprietari.

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Nell’utilissima veduta a volo d’uccello di Giambattista Pacichelli realizzata alla fine del XVII secolo (G.B.PACICHELLI, Il regno di Napoli in prospettiva, Napoli 1703) nella parte centrale è rappresentato il “Palazzo del Principe”.

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Nelle note che accompagnano la prospettiva, Pacichelli sintetizza la situazione feudale di Isernia: Hoggi apparisce grande, e popolata, con buone fabriche, rivi copiosi d’acqua, Officine di ottime Cartapecore, allegra, ed abbondante; signoreggiava con varij Castelli, e con titol di Prencipe dal Primogenito della Casa del Vasto D’Avalos, che vi tiene apparecchiato un gran palazzo. Hoggi però passata al Principe di Colle d’Anchise Costanzo.

Pacichelli afferma che il principe, al momento della compilazione del suo volume, sia un Costanzo, ma lo stemma del feudatario che egli pone a sinistra del cartiglio con la scritta Isernia è quello della famiglia d’Avalos, che era d’azzurro al maschio di fortezza d’oro e la bordura scaccata di oro e di rosso.

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In effetti i tre volumi del Pacichelli furono pubblicati postumi, nel 1702 e 1703. Egli era morto nel 1695 e, presumibilmente, il cartografo aveva redatto la prospettiva di Isernia qualche anno prima.

Le notizie sulla situazione del feudo, invece, furono aggiornate da chi stampò il terzo volume perché il trasferimento del feudo di Isernia dai d’Avalos ai Costanzo avvenne solo nel 1698.

Il Masciotta riassume (G.B.MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Isernia) le vicende feudali di Isernia.

Isernia nel 1639 era stata venduta dalla Real Corte a Carlo Greco duca di Montenero Valcocchiara. Dalla famiglia Greco fu ceduta nel 1644 a Diego d’Avalos, al quale venne conferito anche il titolo di Principe sul feudo.

Nel 1698 il feudo, per vendita fatta con un patto di retrovendita, dal figlio Cesare Michelangelo passò alla famiglia di Costanzo che lo tenne fino al 1710 quando di nuovo tornò ai d’Avalos.

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Cesare Michelangelo morì senza figli nel 1729 e la città passò nel dominio di suo nipote Giambattista d’Avalos che era figlio di Nicola, principe di Troia. Per una serie complessa di vertenze ancora in essere alla morte di Giambattista avvenuta nel 1749, il feudo tornò al Regio Demanio e così rimase fino alla fine del XVIII secolo.

Qualche anno prima il palazzo e una serie di case contigue furono acquistate dai Laurelli che molto probabilmente provvidero a una consistente riparazione del palazzo in parte rovinato per effetto del disastroso terremoto del 1805, come racconta Pasquale Fortini all’indomani dell’evento funesto: Il palazzo del dottor d. Onofrio Laurelli, sito alla sinistra del largo, chiamato del mercatello è di molto lesionato, specialmente dalla parte di occidente. (P. FORTINI, Delle cause de’ tremuoti, e loro effetti. Danni di quelli sofferti dalla città d’Isernia fino a quello de’ 26 di luglio 1805, Manoscritto Archivio Veneziale).

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Non sappiamo esattamente in che cosa siano consistiti i lavori per la riparazione del palazzo danneggiato dal terremoto.
E’ da ritenere che l’impianto non sia stato modificato e che almeno il piano terraneo sia rimasto invariato.

Lo testimonia il portale che potrebbe essere quello della prima fase del XVII secolo quando nel 1644 titolare ne era divenuto don Diego d’Avalos.

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Lo si comprende da una strana situazione araldica perché, sebbene sullo scudo del blasone che sovrasta il portale oggi campeggi lo stemma dei Laurelli, alcuni particolari lasciano supporre che questi abbiano semplicemente modificato il blasone precedente.
Non si tratta sicuramente di una “damnatio memoriae”, perché il trasferimento dai d’Avalos ai Laurelli non fu diretto, ma intervallato da un periodo di appartenenza demaniale. Quindi, fu una banale riutilizzazione.

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Lo stemma dei Laurelli è formato da due leoni rampanti che si affrontano davanti a una pianta di lauro.

La circostanza che lo stemma abbia una bordura scaccata, che non appartiene ai Laurelli, risolve la questione nel senso che don Onofrio, il primo di essi che ne fu proprietario, modificò semplicemente la parte interna dello scudo cancellando il maschio di fortezza originario e sovrapponendo la composizione araldica secondo la regola dei cosiddetti stemmi parlanti per l’evidente riferimento al lauro che ricorda il nome di famiglia.

2015-09-29 11.52.22 copia

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