Franco Valente

Giovanni Sannicola. Poche parole sulla città di Venafro e sul monumento eretto nella stessa in onore di Licinio. 1845

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A Venafro il nome leggendario di Licinio sopravvive in quella particolare oliva che in sua memoria ancora oggi si chiama “liciniana”.
A questa leggenda attinse anche Vincenzo Cuoco che nel suo romanzo storico Platone in Italia dedicò un intero capitolo raccontando che Cleobulo aveva scritto una lettera a Platone nella quale riferiva una storia appresa dal vecchio possidente sannita Attilio di Duronia:
Abbiamo tentati e vinti molti siti; ve ne rimangono ancora molti altri da tentare. Voi Greci credete che l’ulivo non prosperi a quaranta miglia dal mare; tempo fa lo credevamo anche noi; e gli abitanti delle Mainardi e della Maiella erano costretti a comprar l’olio dagli abitanti delle terre vicine al mare. Il mio amico Licinio ha voluto introdurre l’ulivo nella sua patria. Egli era cittadino di Venafro. Dopo lunghe ricerche, fra le tante specie di questa pianta, ne ha trovata finalmente una capace di sostenere il freddo delle paterne montagne; e l’olio di questo ulivo non cede all’olio dei Salentini e dei Tarantini.
Voi forse talvolta passerete per Venafro. Vedrete le petrose falde delle Mainardi ricoperte dell’albero sacro a Minerva.
Dimandate a quegli abitanti qual nome esso abbia? Tutti vi risponderanno Licinio. Quando sarete al sesto miglio di là da Venafro, sulla via che conduce a Capua, nel sito appunto ove il Durone scarica le sue poche acque nel Volturno, voi vedrete una colonna, sulla quale vi leggerete queste parole:
Questo monumento
i buoni cittadini di Venafro
hanno innalzato
all’ottimo loro concittadino Q. Licinio
il quale
il primo, ha introdotto nelle terre venafrane
l’utile ulivo.
Verrà un tempo o passeggiero
e questo monumento non vi sarà più
sarà stata anche Venafro
e delle sue leggi e delle vittorie dei suoi figli
la fama ne parlerà appena
simile al vento che bisbiglia tra le vallate di Picino.
Ma noi abbiamo imposto il nome di Licinio
all’ulivo che era suo dono
onde i posteri possano rammentarne il donatore
anche quando il tempo avrà distrutto
il nostro monumento e la nostra città
ed avrà fatte obliare
le sue leggi e le sue armi

Di questa colonna ricordata da Vincenzo Cuoco non si sa più nulla, anche se Giovanni Sannicola (Poche parole sulla città di Venafro e sul monumento eretto nella stessa in onore di Licinio, Napoli 1845) sostenne che era stata posta nel territorio di Pentime, oggi in agro di Sesto Campano, a segnare il luogo in cui sarebbe stato sepolto Licinio.

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