Franco Valente

Vincenzo di Capua, Mecenate e un verso di Quinto Orazio Flacco a Gambatesa

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Ho avuto modo di illustrare in ogni minimo particolare le pitture del castello di Gambatesa e i riferimenti che esse hanno con le Metamorfosi di Ovidio.

La questione dei riferimenti alla letteratura latina potrebbe sembrare puramente occasionale e si potrebbe anche immaginare che non vi sia stata una precisa scelta ideologica da parte di quel Vincenzo di Capua che nel 1550 le commissionò a Donato Decumbertino.
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Il ritratto di Vincenzo di Capua nel castello di Gambatesa

Invece un’epigrafe incisa sull’architrave esterno della finestra di una delle case vicine al castello fa immaginare un Vincenzo di Capua desideroso di mostrarsi, anche nel decoro urbano, come persona particolarmente colta.

A pochi metri dal palazzo, dall’altra parte della strada, sopravvive malamente quello che resta di una casa che una volta ebbe una decorosa facciata. Me l’ha segnalata Lucariello D’Alessandro.
Al primo piano si apre una finestra che mostra i caratteri di un’architettura che appartenne alla prima fase del rinascimento napoletano, che potremmo definire spagnolo, con forti reminiscenze del periodo catalano, come si può osservare nella cornice spezzata delle due spallette.

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Nel pannello che costituisce la fascia di separazione dell’ornia dell’apertura e della sua soprastante cornice di coronamento sono scolpite, in capitale classica, alcune parole che sono una piccola variazione (per ignoranza o per errore del lapicida) di un originale verso tratto da un’epistola di Orazio (Epistola I, 46):
PE(r) MARE . PAVPERIEM . FVGIEIVS . PER SAXA . PER IGNEM

 

Il verso di Orazio è un po’ diverso perché il lapicida, forse male interpretando l’appunto presumibilmente manoscritto dal committente, confuse le ultime due lettere di FVGIENS in FVGIEIVS e modificò IGNIS in IGNEM.

In realtà, questi sono i versi autentici di Orazio:
inpiger extremos curris mercator ad Indos,
PER MARE PAUPERIEM FUGIENS, PER SAXA, PER IGNIS

(come un mercante operoso viaggi fino alle Indie,
per sfuggire alla povertà attraversando il mare, i monti e i vulcani
)

 

 

Non è sicuramente un caso la scelta dell’epistola da cui è tratto il verso. Essa è indirizzata, sia pure fittiziamente, da Orazio a Mecenate.
In questo modo, ove ci sia ancora necessità di dimostrarlo, Vincenzo di Capua, di nuovo ribadisce di volersi identificare in un personaggio che impegna parte delle sue sostanze per lo sviluppo dell’arte, della lettratura e della poesia.

Mi pare evidente che con il verso scolpito sul fronte della finestra, che è chiaramente leggibile da qualsiasi passante, egli voglia attestare di essere, come un novello Mecenate, l’animatore di sodalizi culturali con la presenza di letterati e artisti che all’interno del palazzo, evidentemente, egli aveva desiderio di frequentare.

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