Franco Valente

κάστρον Σάμνιον: Una misteriosa torre tardo-antica nel groviglio di S.Vincenzo al Volturno.

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Non si dice nulla di nuovo nell’affermare che la regione molisana, ed in particolare la fascia di territorio che comunque costituiva punto di passaggio obbligatorio per l’attività mercantile e per gli spostamenti degli eserciti nelle operazioni militari di grande valenza, sia stata in tutti i momenti storici al centro di interessi strategici di notevole portata.

La particolare circostanza che questa regione sia posta nell’area di massimo restringimento della Penisola e che la dorsale appenninica in questo punto sia più facilmente valicabile fu motivo per attirare l’attenzione sulla necessità di dotarla di opportuni sistemi di difesa militare e di protezione amministrativa. Quando tali servizi non furono garantiti, sistematicamente la regione venne a trovarsi in uno stato di abbandono e di inselvatichimento.

 

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La cripta di Epifanio nel 1950

 

Abbiamo in qualche modo visto la razionalità del sistema di controllo economico e militare di epoca romana (sia repubblicana che imperiale) e possiamo immaginare lo sfascio conseguente alla defezione amministrativa succeduta al crollo di Roma.

Con Odoacre, re degli Eruli, che nel 476 occupava l’Italia spingendosi da Milano fino a Roma dove prendeva prigioniero Romolo Augustolo, ultimo imperatore, per portarlo prigioniero a Napoli, si concludeva la grande epopea dell’impero romano. Qualche anno dopo, nel 488, Teodorico, re dei Goti, invadeva l’Italia completando nel 494 la conquista del Meridione. Anche il Sannio venne occupato, come ricorda Cassiodoro nel riferire di un viaggio di milizie gotiche dal Sannio e dal Piceno verso Ravenna, all’epoca di Teodorico (CASSIODORO).

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Possiamo immaginare cosa abbiano trovato i soldati di Teodorico nel territorio e come fossero ridotte le città già al momento della loro invasione.

Si pensi solo alla carenza idrica che si era immediatamente determinata in tutti i centri urbani per la cessata manutenzione degli acquedotti pubblici.

Non sappiamo se la fuga dalle città (piccole e grandi) sia derivata solo ed esclusivamente dall’arrivo di truppe straniere o da mutamenti nella gestione del potere. Ai rivolgimenti politici non sempre necessariamente corrispondono momenti di desolazione urbanistica. Invece in quest’epoca una sorta di panico generale ed il tentativo anarchico di dare soluzione ai problemi della sopravvivenza quotidiana comportarono la naturale ricerca di mezzi di sussistenza fuori di quei limiti urbani che, ormai privi di una solida amministrazione, erano alla deriva. Nel volgere di pochi anni, se non addirittura di mesi, anche le cittadine più organizzate divennero luoghi desolati in balia di razziatori di ogni genere.

Teodorico resterà padrone incontrastato della penisola fino al 526, anno della sua morte. Il regno passerà alla figlia Amalasunta che lo reggerà in nome del figlio. Intanto nel 529 Benedetto da Norcia fondava il suo monastero a Montecassino.

Amalasunta nel 535 veniva assassinata dal marito Teodato.

L’imperatore d’Oriente Giustiniano, che con il suo generale Belisario (magister militum per Orientem) aveva avviato la riunificazione dell’Impero cominciando dall’Africa, giustificato dalla necessità di vendicare la morte di Amalasunta iniziava la guerra gotica partendo dall’estremo meridione italiano per giungere a Roma nel 537 dopo aver conquistato Napoli e Cuma. Belisario vi arrivava, secondo la descrizione di Procopio di Cesarea (Bellum Gothicum), seguendo la via Latina dopo aver attraversato il Sannio.

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Giustiniano sperava con questa impresa, affidata inizialmente solo ad 800 uomini, di ricostituire il grande impero cristiano e romano. Furono venti anni di una guerra che si avviò con l’appoggio delle popolazioni locali che riponevano grande fiducia nella gestione dell’imperatore d’Oriente.

La marcia verso Roma disorientò a tal punto i Goti che Pitzas, cui era demandato il controllo del Sannio, nel dicembre del 536, secondo il racconto di Procopio di Cesarea diede in mano a Belisario se stesso e i Goti che colà con lui abitavano ed una metà del Sannio marittimo, fino al fiume che corre in mezzo a quella regione. I Goti però che erano stabiliti al di là del fiume non vollero né seguire Pitzas, né assoggettarsi all’imperatore. Belisario diedegli alquanti soldati, perché con lui custodissero quel territorio.

 

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L’identificazione di questo fiume genericamente descritto ha determinato qualche perplessità in quanto nel passato si è ritenuto che si trattasse del Biferno, secondo Francesco Grimaldi (Annali del Regno di Napoli) o addirittura il Liri-Gariglano, secondo altri.

A noi, sulla base di considerazioni sulla natura del territorio, sembra più probabile che si sia trattato del fiume Volturno che per il carattere particolare del suo letto che nella prima parte sembra scorrere a formare una vera e propria linea di demarcazione tra i versanti adriatico e tirrenico, mentre il Biferno segue una direzione quasi ortogonale all’Adriatico.

 

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La questione non è secondaria per capire cosa sia accaduto nella valle del Volturno perché non è da escludere che il kàstron Sàmnion (κάστρον Σάμνιον) che appare nell’elenco dei castelli bizantini di Giorgio Ciprio (Georgii Cyprii descriptio orbis Romani) crrisponda all’ormai abbandonata città di Samnia che, come vedremo, quasi duecento anni dopo sarà indicata da Tommaso di Morienna come luogo su cui fondare il monastero di S. Vincenzo al Volturno.

La presenza di una torre nell’ambito degli edifici attigui alla basilica di S. Vincenzo al Volturno, nell’area che dovrebbe corrispondere al primo edificio abbaziale, tra il primo S. Vincenzo antico e la chiesa di S. Maria in Insula con la cripta di Epifanio fa ritenere che questo luogo, che il Cronista vulturnense definisce locum ubi vocatur Samnia, sia stato occupato in forma stabile dai soldati di Belisario proprio subito dopo il passaggio di Pitzas con l’esercito bizantino.

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1 Commento

  1. Capo Donatella 29 maggio 2016 at 22:45

    Ho solo da imparare!! Non sono all’altezza di commentare!!!! un’altra interessante notizia sul Molise che generosamente ci regali. Grazie Architetto. Donatella Capo

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