Franco Valente

Il vescovo Stefano e il fonte battesimale della Cattedrale di Larino

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Entrando nella cattedrale di Larino, sulla destra, nella parte meno illuminata, sopravvive un fonte battesimale che una volta si trovava davanti all’altare dell’Annunziata, nella navata di sinistra.

In quel luogo, infatti, lo descrive nel 1744 Giovanni Andrea Tria nelle sue memorie storiche della diocesi di Larino (G.A. TRIA, Memorie storiche, 1744):
Del Battistero. A man sinistra dell’ingresso della porta maggiore, e a piedi di quella navata sta situato un nobile Battisterio, che da S. Ambrogio viene appellato Fons Sacra, et regenerationis sacrarium, e dall’Autore della Ecclesia Gerarchia: Mater Adoptionis; egli è formato da un voto concavo di marmo scannellato, col suo Ciborio di noce, ed indorato in diverse parti, provisto di tutto il bisognevole con vasi, e bacili di argento, e chiuso all’intorno ne’ suoi lati in quadro da una cancellata di ferro. E ciò per uso di due Parochi, che amministrano questo Sagramento a’ respettivi loro Parrocchiani, come appresso in questo libro 3. Cap. 8.

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Nulla aggiunge il Tria sull’epigrafe che corre sull’orlo e che ne attesta la committenza.
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Del cosiddetto ciborio di legno indorato e della cancellata di ferro oggi non rimane traccia.

L’attuale posizione della vasca di pietra, addossata alla parete, insieme al degrado delle lettere scolpite non rendono facile la lettura dell’intera frase. Però vi sono sufficienti elementi per capire chi sia stato il committente e, conseguentemente, quale sia l’epoca di realizzazione.
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Quando avremo la possibilità di leggerla per intero potremo tentare di capirne il senso, ma ora ci limitiamo a capire cosa possa comunicare la parte leggibile: STEFANVS HOC IVSSIT OPUS …..
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Chi può essere questo Stefano di cui apparentemente non sappiamo nulla?

E’ evidente che si tratti di un vescovo perché solo a lui è riconducibile il potere di ordinare la realizzazione di un elemento architettonico che ha una funzione fondamentale nella liturgia.

Nell’elenco dei Vescovi di Larino appare un solo Stefano, peraltro dimenticato dall’Ughelli nella sua Italia Sacra.

Sappiamo di lui sempre grazie al Tria che trascrive un documento del 1240, ancora esistente ai suoi tempi benché molto rovinato, che è una Bolla del vescovo larinese Stefano con la quale si concedono a Paolo abate di Casamari le chiese di S. Bartolomeo e di S. Vito a Maglianello nel territorio di S. Croce di Magliano:

Stephanus Dei Gratia Larinensis Ecclesiae Episcopus, licet immeritus, una cun consensu, et voluntate huius nostri Capituli Paolo Monasteriii Casamarii Abbatis, ejusque fratribus tam presentibus….
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Tanto è sufficiente per dare una datazione prossima al 1240 del fonte battesimale di Larino.

E’ noto che la Cattedrale larinese sia stata quasi interamente ricostruita nel 1319. Perciò il nostro fonte battesimale era originariamente in luogo diverso da quello attuale e da quello descritto dal Tria nel 1744.

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