Franco Valente

7 luglio 2002. Gennaro Morra

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Venafro e la memoria corta.
7 luglio 2002: una data dimenticata.
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Una comunità è grande se grande è la sua memoria e se chi l’amministra ne va orgogliosa.
Venafro in questo momento è al declino perché chi l’amministra sta facendo di tutto per cancellare la sua memoria.
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O, forse, è meglio dire che non fa nulla per mantenerla. Il che, nella sostanza, è la stessa cosa.
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Ancora più grave sapere che la giunta Comunale, la peggiore degli ultimi duemila anni, è formata in gran parte da laureati.
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Domenica 7 luglio 2002, in una clinica romana, moriva Gennaro Morra.
Aveva 79 anni e viveva a Roma da quasi mezzo secolo continuando a tenere saldi i rapporti con Venafro.
Aveva percorso tutta la sua carriera ricoprendo importanti funzioni amministrative fino a Dirigente Generale dello Stato.
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Gennaro Morra, laureato in legge, era conosciuto nell’ambiente culturale italiano soprattutto per le sue numerose opere di poesia e storia.
Nel 1986 gli era stato assegnato “Il Premio della Cultura” dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Pubblicista e cultore di studi storici, infatti, aveva al suo attivo, oltre quattro libri di poesia, una quarantina di saggi tutti dedicati al Molise e a Venafro.
Ha dato un contributo fondamentale alla definizione dello scenario storico regionale con le sue ricerche sul medioevo, con particolare riferimento agli avvenimenti legati all’antica abbazia longobarda di S. Vincenzo al Volturno.
Ha collaborato con riviste storiche nazionali ed ha pubblicato per le Edizioni Enne “Una dinastia feudale: I Pandone di Venafro”.
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Insieme a me aveva dato alle stampe il libro sul Castello di Venafro avviando una collaborazione che era ancora in corso per altri volumi su Venafro e sul Molise.
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Era Direttore Onorario della Biblioteca Comunale di Venafro per aver dedicato ad essa una pluridecennale attività volta alla riqualificazione del patrimonio librario e per aver diretto il riordino del prezioso archivio storico degli atti notarili cinquecenteschi.
Alla Biblioteca Comunale, per decisione testamentaria, ha donato oltre 5.000 volumi.
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Nel mese di maggio del 2000 aveva pubblicato la “Storia di Venafro dalle origini alla fine del Medioevo”, opera omnia sulla sua città, ultimo volume della prestigiosa collana dell’Archivio Storico di Montecassino.
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Un’opera che condensa il lavoro di una intera vita dedicata alla ricerca puntuale e meticolosa di ogni documento che potesse essere utile alla conoscenza delle vicende del territorio e della città che amava profondamente.
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Credo che il Comune di Venafro non abbia acquistato neppure una copia dell’opera di Gennaro Morra.
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Il sindaco non ha mai ricordato pubblicamente Gennaro Morra e la sua scomparsa.
Ma non perché lo abbia dimenticato.
Non lo ha mai ricordato per precisa scelta politica e personale.
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Freud l’avrebbe definita “Paura dell’ombra”.
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Un altro sindaco gli avrebbe dedicato una piazza, un vicolo, un albero, una scuola, un cesso.
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A Venafro niente.
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L’unica dedica che rimane è quella della sala di lettura nella Biblioteca Comunale di Venafro nel breve periodo in cui di essa fui Direttore Onorario Reggente e la mia proposta fu condivisa dall’allora sindaco Vincenzo Bianchi.
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SIC TRANSIT GLORIA MUNDI!

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