Franco Valente

Spigolature araldiche. Uno stemma degli Orsini nella chiesa del Convento di Gesù e Maria di S. Martino in Pensilis.

Franco-valente.s.martino5

Franco-valente.s.martino5

Nella chiesa del convento Gesù e Maria di S. Martino in Pensilis, in uno dei tanti rifacimenti, fu riutilizzata una pietra che oggi costituisce una mensola sulla parete di fondo del presbiterio ma che, presumibilmente, stava in origine in altro luogo e con altra funzione.

Su quella che ora è la faccia inferiore appare lo stemma degli Orsini la cui presenza non è altrimenti documentata in questa chiesa.

Franco-valente.s.martino3
Chiesa del convento di Gesù e Maria a S. Martino in Pensilis. Stemma di Ugolino Orsini. 1385.
.
Lo stemma degli Orsini è stato più volte modificato nel tempo. Quello di S. Martino, per una serie di considerazioni, appartiene alla fase più antica, presumibilmente della fine del XIV secolo.

L’ultima edizione delle insegne della famiglia vede lo scudo bandato d’argento e di rosso. Il capo è d’argento caricato di una rosa di rosso bottonata d’oro e sostenuta da una fascia d’oro caricata di un’anguilla ondeggiante d’azzurro.

In origine, però, la fascia d’oro con l’anguilla ondeggiante non appariva nell’insegna perché il suo inserimento fu stabilito in occasione dell’acquisto del grande feudo dell’Anguillara da parte di Gentile Virginio Orsini nel 1492.
Rimane problematico capire perché nel capo del nostro stemma non è presente la cosiddetta rosa abbottonata.

Franco-valente.s.martino2
Ricostruzione dello stemma di Ugolino Orsini
La questione è complessa perché in alcuni scudi della famiglia Orsini-del Balzo, per esempio, la rosetta non appare.

Il carattere dello scudo, che per convenzione viene definito di tipo semirotondo, ha circolato in Italia fino alla fine del XIV secolo e in qualche caso agli inizi del Quattrocento.
Poi l’araldica si è orientata verso lo scudo a testa di cavallo e nel Molise vi è una notevole quantità di stemmi di questa forma.
Quindi sulla base della forma si ha già un ragionevole motivo per ritenere che il nostro scudo sia riconducibile a un’epoca precisa che con sicurezza si può collocare nell’ottobre del 1385.

Uno scudo analogo, anche se con la rosetta nel capo, fu da me rinvenuto in una parte poco conosciuta delle pitture angioine della chiesa di S. Nicola a S. Vittore del Lazio.

Anzi proprio un particolare delle pitture di S. Nicola, per il fatto di essere di diretta dipendenza da Montecassino, ci fornisce qualche elemento per giungere, nel silenzio delle fonti, a una datazione attendibile. Nella parete di ingresso, sulla sinistra entrando, in basso, sopravvive la sinopia di uno stemma che fino ad oggi non era stato notato.

Orsini-Francovalente
Chiesa di S. Nicola a S. Vittore del Lazio. Stemma di Angelo Orsini.

 Si tratta dello stemma originario, quindi senza l’anguilla ondeggiante ma con la rosetta nel capo, della famiglia Orsini la cui esecuzione con assoluta certezza deve essere collocata al periodo in cui Angelo Orsini fu abate di Montecassino. Questi era stato consacrato abate-vescovo di Montecassino da Innocenzo III il 26 agosto 1362.

.
La presenza degli Orsini a S. Martino in Pensilis è documentata 23 anni dopo in almeno dodici atti notarili che vanno dal 1385 al 1502.

Franco-valente.s.martino6
Convento di Gesù e Maria a S. Martino in Pensilis

Il più antico, che è il più importante, è del 13 ottobre 1385 e riguarda il possesso della terra di S. Martino in Pensulis, con i relativi terreni, molini, diritti vari, che re Carlo III d’Angiò concede a Ugo Orsini (Ugolino de Ursinis). Alla concessione è unito l’atto di obbedienza prestato dagli abitanti. L’atto fu sottoscritto a Manfredonia e il prezzo dell’acquisto fu di settemila ducati d’oro.

Il secondo è di qualche giorno successivo e viene sottoscritto a Larino presso il notaio Pilinus de Alarino il 25 ottobre 1385. Riguarda la presa di possesso materiale dei beni acquistati con l’atto del 13 ottobre 1385.

Carlo III veniva ucciso in Ungheria nel 1386 e il regno passava al figlio Ladislao, di soli nove anni, affidato di fatto alla madre Margherita mentre Urbano VI si trasferiva a Napoli con i suoi cardinali alimentando le pretese della fazione angioina. Di questa situazione si fece forte il giovane Luigi II d’Angiò che nel 1387 sostenne una nuova spedizione in Italia guidata da Tommaso Sanseverino e Ottone di Brunswich, vedovo di Giovanna I, i quali, conquistata Napoli, costrinsero Margherita e Ladislao alla fuga a Gaeta. Raimondo Caldora fu l’unico barone d’Abruzzo che si sia recato immediatamente a Napoli a fare atto di devozione al nuovo re angioino. Il governo che seguì, fino alla fine del secolo, fu caratterizzato da un aumento straordinario delle imposte e una limitazione delle autonomie locali, con un forte rigurgito delle contese tra i vari baroni.

Essendo morto Carlo III d’Angiò, si dovette procedere alla ratifica della vendita dei beni acquistati il 13 ottobre 1385. L’atto fu rogato il primo di ottobre del 1387 a Gaeta presso il notaio Franciscus Castanea. L’atto veniva sottoscritto a Gaeta dalla regina Margherita che rifugiata era in quella città insieme ai figli Ladislao e Giovanna.

Qualche giorno dopo, il 9 ottobre 1387, l’atto fu ripetuto con la sottoscrizione della ratifica da parte di Ladislao presso il notaio Donatus de Aretio.

Franco-valente.s.martino7
Convento di Gesù e Maria a S. Martino in Pensilis

Due giorni dopo, 11 ottobre 1387, presso il medesimo notaio Donato di Arezzo, Ladislao, re di Sicilia, accorda ad Ugolino de Ursinis, il possesso del castello di S. Martino in Pensulis.

Sempre presso Donatus de Aretio, con un nuovo diploma del 15 ottobre 1387, Margherita, regina di Sicilia, confermava la vendita di S. Martino in Pensulis, fatta da suo marito Carlo III ad Ugolino de Ursinis, e promette farla ratificare dal suo figlio Ladislao, giunto alla pubertà.

Con due atti successivi del 16 ottobre 1390 e del 28 agosto 1412, prima parzialmente (Portocannone e Roiano, compresi in quello di S. Martino) passano a Ermanno Tomacelli e poi interamente a Ferdinando Zurlo di Napoli.
Con un atto del 10 agosto 1424, da esaminare con attenzione perché risulterebbe sottoscritto in un momento di particolari turbolenze nel Regno di Napoli, la regina Giovanna e il suo momentaneo erede Alfonso (che dalle cronache risulterebbe già diseredato) avrebbero confermato a Giovanni, Cola , Pietro, Giampaolo ed Orso de Ursinis il possesso della città di Larino e del castello di S. Martino in Pensulis, con due parti della torre di Portocannone, restando la terza parte in proprietà della Chiesa.Veniva pure concesso il possesso di Casal Roiale, in Puglia, di Castel Fiancaro, di S. Felice, di Monte Mitolo, Locatello e Canillia, con le relative terre, onorificenze e diritti.

Infine nel marzo del 1502 Ludovico XII, re di Francia e di Napoli, concedeva a Pardo Orsini (il quale per la fedeà al re aveva sofferto il carcere, l’esilio e la privazione dei beni).
Con questo atto venivano restituite a Pardo Orsini tutte sue terre con le relative rendite, fortezze, vassalli, diritti col mero e misto impero, col banco di giustizia, tribunale fino al secondo appello, salvi i diritti feudali: “videlicet Manuppellum cum titulo et honore comitatus: (… omissis…), sancti Martini in Pesulis cum casali porte Candoni. (… omissis….)”.

Franco-valente.s.martino1
Convento di Gesù e Maria a S. Martino in Pensilis

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

Lascia un commento

*