Franco Valente

Spigolature araldiche. Di Sangro, Loffredo, Piscicelli, Tomacello, Muscettola, Latro, Capece-Latro negli stemmi di Lucito

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A Lucito, disseminati qui e là, vi sono almeno 9 stemmi nobiliari appartenenti a epoche e famiglie diverse. Attraverso la loro lettura è possibile ricostruire una parte consistente della storia del paese e capire il senso della loro composizione. lucito.franco.valente
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Giambattista Masciotta (Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Vol. IV, Campobasso 1951), pur avendo ricostruito con una certa precisione le vicende feudali di Lucito e degli abitati circostanti, non era riuscito a chiudere in manera soddisfacente il periodo caratterizzato dalla dominazione della famiglia dei di Sangro che grande parte hanno avuto nella storia del Molise per essere stati gli eredi dei potenti Borrello e i progenitori di quel Raimondo di Sangro che concluse l’epopea con la realizzazione a Napoli della cappella Sansevero.
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DiSangroF.Valente
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Probabilmente il Masciotta non ebbe modo di consultare il prezioso saggio di Filiberto Campanile (L’Historia dell’illustrissima famiglia di Sangro. Napoli 1615) dove avrebbe trovato tutti gli elementi per definire la linea genealogica dei familiari che ebbero titolo su Lucito:

Salvadore primogenito d’Antonio rimase dopo la morte di suo padre signor di Lucito, di Calcabottaccio, della metà di Dragonara, e d’altre Castella, delle quali benche nell’invasione de’ Francesi fosse egli per certo tempo privato, gli furono poscia nondimeno restituite. (Ne’ quinternoni della Regia Camera di Alfonso Primo an. 1458). Hebbe moglie di casa Caracciola, di cui gli nacquero Antonio, e Fabritio. Antonio come primogenito succedette alle medesime castella di suo padre, e nell’anno 1502 ottiene da Re che Lucito si faccia camera riserbata. Fu sua moglie Vittoria di Loffredo, di cui gli nacque il secondo Salvadore, che d’Adriana Tomacella generò tre figliuole, che furono Portia, Vittoria e Lucretia.
Portia morì poco tempo dopo il padre: Vittoria, e Lucretia si fecer Monache nel Monastero di Santa Croce di Napoli, renunciando ad Adriana lor madre le Terre di lucito, e Calcabottaccio, con peso di pagare alcune migliaia di docati; parte a creditori, e parte al Medesimo Monastero. La qual loro madre havendo preso per secondo marito Alfonso Piscicello fu cagione, che quelle terre, che per lo spatio poco men di ducento anni erano state nella famiglia di Sangro, passassero alla famiglia Piscicella. Onde l’hebbe poscia Gianfrancesco Piscicello figliuolo d’Alfonso, & oggi le possiede Alfonso figliuol di Gianfrancesco.

Queste notizie ci permettono di capire che lo stemma che si trova come pietra erratica reinserita nella facciata del Palazzo Baronale, già Castello di Lucito, sia riconducibile al matrimonio di Antonio di Sangro e Vittoria Loffredo avvenuto intorno al 1502.

Sangro (di)Loffredo

Infatti lo scudo è partito secondo la consuetudine recando nella parte di destra (sinistra guardando) l’insegna dei di Sangro costituita da tre bande di azzurro in campo di oro e nella parte di sinistra quella dei Loffredo d’azzurro vajato minuto di argento.

Possiamo egualmente essere molto precisi nella datazione di un secondo stemma perché,  in maniera sintetica, riassume i rapporti familiari interni alle 3 famiglie interessate al possesso del feudo di Lucito.

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E’ uno scudo tripartito con la successione delle insegne dei Piscicelli (di rosso alla banda cuneata di oro e di azzurro, caricato nel capo di un lambello di oro a tre pendenti), dei Tomacelli (di rosso alla banda scaccata di oro e di azzurro) e dei Muscettola (di oro con tre bande di azzurro col capo cucito di oro caricato da due uccelli neri affrontanti guardanti una stella di rosso).

PiscicelliTomacelliMuscettola

In sintesi si può ritenere che sia stato realizzato nel 1570 in occasione delle nozze di Giovanni Francesco Piscicelli con Adriana Muscettola (figlia di Roberto e di Emilia Affaitati).

Nello stemma Giovanni Francesco inserisce al centro in palo lo stemma della madre Adriana Tomacelli (già vedova di Salvatore di Sangro il quale, con il matrimonio, le aveva trasmesso il feudo di Lucito).
Lo scudo è caricato di un elmo di profilo con corona baronale arricchito da un cimiero in forma di animale fantastico, dalle zanne in evidenza, a sua volta coronato. Il tutto su un letto di foglie di acanto.
Esso oggi si trova nella corte interna del Palazzo Baronale collazionato, come ricorda una targa in marmo, nel 1622 con un’epigrafe medioevale, evidente più antica, proveniente dal territorio.

In quell’anno il feudo apparteneva ai Piscicelli, come è ricordato con molta evidenza nelle date 1623 ripetute quattro volte al disotto degli scudi di quella famiglia applicati su altrettanti paracarri posizionati a coppie davanti al portale del palazzo. Lo stemma dei Piscicelli è di rosso alla banda cuneata d’oro e d’azzurro, accostata nel capo da un lambello d’oro a tre pendenti.

Come abbiamo visto Alfonso Piscicelli era diventato feudatario di Lucito sposando Adriana Tomacelli vedova di Alessandro di Sangro. Il feudo poi passò al figlio Gianfrancesco e da questi, morto il 31 marzo 1580, al figlio Alfonso, omonimo del nonno.

Piscicelli-CaraccioloRossi

Alfonso il 28 aprile 1601 sposò Donna Felice Caracciolo, figlia di Ottavio e Porzia Capece-Galeota e visse fino al 1636. Su una delle facciate del palazzo sopravvive uno stemma che ricorda un matrimonio tra esponenti di due famiglie baronali importanti. Lo conferma la sovrapposizione due elmi piumati con cimieri zoomorfi.

In basso, sotto lo scudo, alcune lettere smozzicate suggeriscono che l’avvenimento sia accaduto nel XVII secolo: MDC….

Lo scudo è partito in due. Sulla sinistra guardando vi è chiarissimo lo stemma dei Piscicelli che sappiamo essere di rosso alla banda cuneata d’oro e d’azzurro, accostata nel capo da un lambello d’oro a tre pendenti. Più difficile capire l’altro stemma. Quello della moglie.

Masciotta tace sull’argomento, ma lo scenario si è aperto scavando nella genealogia dei Piscicelli.
Alfonso Piscicelli, barone di Lucito, il 28 aprile 1601 aveva sposato donna Felice Caracciolo, figlia di Ottavio e Porzia Capece-Galeota.

Si tenga presente che la famiglia Caracciolo nel corso della sua lunga e complicata storia si era divisa in più rami e di conseguenza ha avuto più stemmi. Il più famoso è costituito da un leone rampante con la caratteristica coda girata all’interno, diversamente dagli altri.

Piscicelli-CaraccioloRossi copia

In questo caso, invece, lo stemma è bandato di oro e di rosso col capo d’azzurro. Uno stemma in cui il colore rosso è parlante perché ricorda il ramo dei Caracciolo-Rossi. Dunque possiamo sciogliere l’enigma affermando con assoluta certezza che la data che appare smozzicata in basso sia il 1601 e che il blasone ricordi il matrimonio tra don Alfonso Piscicelli e donna Felice Caracciolo-Rossi avvenuto il 28 aprile di quell’anno.

Alfonso lasciò l’eredità del feudo al figlio Gianfrancesco (nato il 16 gennaio 1601, qualche mese prima del matrimonio dei genitori) che lo tenne fino al 1646. Questi sposò il 20 maggio 1642 Vittoria Brancaccio.
Della dominazione di Alfonso Piscicelli rimangono i segni araldici anche su quatto paracarri che, due a due, sono collocati ai lati del portale del palazzo. Sono tutti identici tra loro essendo formati da uno scudo di rosso alla banda cuneata d’oro e d’azzurro, accostata nel capo da un lambello d’oro a tre pendenti. Sotto ognuno di essi la data MDCXIII (1623)

LUCITO Piscicelli3 BLOG      LUCITO Piscicelli1 BLOG
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Un po’ più complicata è la lettura di due stemmi che sicuramente sono collegati tra loro per rappresentare la comune origine nella famiglia Latro, ma che dovrebbero indicare situazioni familiari diverse.

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Si tratta di un’insegna che, prelevata in epoca imprecisata dal portale del Palazzo, ora si trova sistemata sotto un balcone della facciata e che porta i riferimenti araldici della famiglia Latro perché fusato  in banda d’argento e di rosso e caricato di un lambello di rosso nel capo.

Riferimenti che si integrano, sovrapponendosi in mantello a punta rovesciata su campo nero con due leoni d’oro, per formare quell’insegna che sta sull’attuale portale di ingresso al palazzo ducale dove è lo scudo con l’emblema dei Capece-Latro.

2) Capece e Latro1
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Prima che a questo tempo si pervenisse, avendo Francesco con la sua discrezione e virtù avanzato in grande quantità di denari, comperò l’anno 1655 la terra di Lucito, ch’è nel contado di Molise, ed acquistò ancora il feudi di Gammatesa, Malamerenda e Sant’Angelo in Altissimo, tornando in siffatto modo in quella condizione di barone, da cui la malvagia fortuna l’avea nell’adoloscenza fatto discendere. Anzi tenne il luogo fra i titolati del Reame, essendogli stato sopra la detta terra di Lucito con privilegio del dì 19 d’ottobre dell’anno 1661 conferito dal re il titolo di marchese. (Scipione Volpicella, Della vita e delle opere di Francesco Capecelatro. Discorso. Monaco 1854)

Il Francesco di cui parla Scipione Volpicella è lo storico Francesco Capecelatro che fu tra i feudatari importanti del Molise e che, per motivi politici, era stato privato di ogni titolo nobiliare. Scipione Volpicella ricorda che per riprendere il titolo di marchese nel 1655 aveva acquistato i feudi di Lucito, Gambatesa, Malamerenda e S. Angelo in Altissimis nel Molise.

Era nato a Nevano (Aversa) il 17 ottobre 1595 da Annibale e da Lucrezia Pignone. Nel 1636 si era opposto ad alcune pretese del vicerè di Napoli in qualità di deputato del seggio di Capuana. Di conseguenza fu punito e confinato a Lecce. Riabilitato fu di nuovo perseguitato per il suo costante atteggiamento critico nei confronti del governo, ricevendo comunque incarichi prestigiosi.

Nel 1640 a Napoli fu pubblicata la Historia della città e del Regno di Napoli ma altre opere rimasero inedite fino al XIX secolo: Annali della città di Napoli (Napoli 1849) e il Diario delle cose avvenute nel Reame di Napoli negli anni 1647-1650 (Napoli 1850-1854). Istoria dell’assedio posto ad Orbetello dal principe Tommaso di Savoia (Napoli 1857).

Capece-Latro

Sui due stemmi non vi sono date, ma i caratteri stilistici porterebbero a ritenere più antico lo stemma dei Latro che, originariamente sul portale, in epoca successiva era stato spostato per far posto a quello dei Capece-Latro.

Quindi dovremmo immaginare che originariamente Francesco Capecelatro abbia utilizzato le insegne dei Latro e che solo successivamente egli o un suo discendente abbia messo quello con le armi dei Capece.

 

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3 Commenti

  1. Alvise MANNI 23 aprile 2017 at 15:55

    Interessantissimo e molto gradevoli e didascalci gli stemmi ritoccati col colore. Per caso conosce stemmi Baccari di Bonefro – Capracotta (famiglia di mia suocera)? Saluti Prof. Alvise MANNI (3394711537)

  2. Franco Valente 24 aprile 2017 at 22:32

    Gentile prof. Alvise,
    purtroppo non ho mai visto lo stemma dei Baccari. Non risultano tra i feudatari nel Molise e probabilmente non è rimasta traccia araldica. L’unica possibilità, credo, ritrovando notizie di qualche altare fatto fare dalla famiglia. In quel caso solo ci sarebbe una speranza….

  3. Franco Valente 24 aprile 2017 at 22:54

    …. credo di aver risolto il Suo problema attraverso il sito di Alfonso di Sanza d’Alena….
    http://www.casadalena.it/del_baccaro.htm

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