Franco Valente

MOLISE IN PILLOLE…

Franco Valente 27 novembre 2017 Il Molise, Storia Nessun commento su MOLISE IN PILLOLE…
MoliseCentrale

Il Molise è una regione centrale rispetto al bacino mediterraneo.
Si trova sulla dorsale appenninica ed è caratterizzata da un territorio che dal mare Adriatico sale fino a 2000 metri di altezza.

MoliseCentrale

In questo territorio sopravvivono tracce consistenti di fatti storici che permettono di conoscere la storia dell’intera umanità.
Gli elementi evidenti di tale stratificazione costituiscono oggi non solo una risorsa storica ma anche il presupposto per uno sviluppo economico che si basi sulla tutela del suo paesaggio naturale e la valorizzazione delle architetture, delle opere d’arte e dei beni culturali che ne definiscono il carattere particolare.

La scoperta casuale qualche decennio fa di elementi preistorici appartenenti a un periodo di circa un milione di anni fa, ha portato Isernia all’attenzione del mondo scientifico perché nel suo circondario sono stati trovati avanzi del più antico accampamento umano d’Europa. Il museo paleontologico di Isernia rappresenta, perciò, uno dei punti d’attenzione della città per l’interesse che il mondo scientifico ha riservato a questa scoperta.
La possibilità di utilizzare un impianto museale di grande valenza architettonica e ben attrezzato per visite didattiche è il primo dei punti di eccellenza della regione.

In epoca relativamente recente, a partire dal VI secolo avanti Cristo, il territorio è stato interessato da una migrazione di origine greca che ha posto le condizioni per lo sviluppo di una civiltà che ha fatto dell’allevamento transumante uno dei punti caratteristici della sua storia.

In epoca sannitica la necessità di spostare milioni di capi di bestiame dai pascoli estivi della montagna a quelli invernali della pianura ha determinato la nascita di imponenti vie destinate allo spostamento delle greggi: i tratturi.

Contestualmente il territorio veniva costellato da decine di cinte murarie fatte con blocchi di pietra ciclopici che ancora oggi sono una caratteristica peculiare del paesaggio montano.

Nell’ambito di questa organizzazione nasceva il centro sacro di Pietrabbondante del quale rimangono le consistenze architettoniche di un tempio di dimensioni grandiose e di un teatro ellenistico che è unico al mondo per avere i sedili in pietra dal profilo ergonomico. Un teatro che costituì l’esempio architettonico per architetture analoghe che a Roma verranno realizzate solo 150 anni dopo.
Straordinario è il suo rapporto dominante sulla valle del Trigno per il fatto di essere posizionato a 1000 metri sul livello del mare.

Pietrabbondante

I Sanniti e il loro territorio furono conquistati dai Romani nel 290 avanti Cristo e tutta la regione subiva le trasformazioni economiche con la fondazione di una serie di nuove città le cui consistenze urbanistiche e architettoniche forniscono una straordinaria sequenza di realtà archeologiche di grande fascino.

In particolare, l’antica città di Saepinum, totalmente abbandonata dall’epoca della caduta dell’impero romano è ritornata alla luce con le sue 32 torri, il foro, le sue case, il suo teatro perfettamente conservato che, tutti insieme, si presentano come uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

All’interno di esso è possibile passeggiare per ore avvertendo la sensazione di un ritorno all’antico con un salto nel tempo di oltre 2000 anni.

Con la caduta dell’impero romano il territorio regionale per un certo periodo rimase abbandonato finché non venne riorganizzato dai Longobardi, un popolo venuto dal centro dell’Europa alla ricerca delle terre del Sole.
Furono essi, grazie al contemporaneo sviluppo della civiltà benedettina, che rimisero a coltura non solo le aree di pianura ma anche e soprattutto quelle dell’entroterra montano. Con i Longobardi si svilupparono importanti monasteri benedettini e tra essi il più famoso fu quello di S. Vincenzo alle sorgenti del Volturno.

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In questo luogo si sviluppò una civiltà religiosa che influenzò tutta l’Europa, soprattutto per la grande intuizione teologica di Ambrogio Autperto che, primo nella Cristianità, all’epoca di Carlo Magno, nel VIII sec. affermò che Maria, madre di Cristo, era stata assunta con tutto il corpo nella gloria di Dio.
In conseguenza di questa rivoluzionaria concezione teologica, a S.Vincenzo furono realizzate opere di architetture e di arte ch

e oggi sono considerate tra le più importanti espressioni religiose del bacino mediterraneo. Prima di tutto, la cripta dell’abate Epifanio che conserva un ciclo di affreschi del IX secolo di ispirazione apocalittica.
Tra essi, per la prima volta al mondo, viene rappresentata la Madonna assunta in cielo.

Poco prima dell’anno 1000, tutta la regione si fortificò con castelli e torri attorno ai quali si formarono decine di centri abitati che ancora oggi sono la caratteristica del suo paesaggio.

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Una chiesa in particolare, Santa Maria della Strada, diventerà la più importante basilica della Longobardia Minore con i suoi bassorilievi ispirati a storie bibliche e all’apocalisse di S. Giovanni. Una basilica conservata perfettamente come quella che sopravvive a pochi chilometri S. Giorgio di Petrella Tifernina, che molti considerano una delle più belle chiese normanne d’Italia.

In questa regione arrivarono pochi uomini dal Nord, i Normanni, che cambiarono radicalmente l’assetto amministrativo e diedero il nome Molise al territorio conquistato.

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Con l’arrivo della dominazione angioina del XIII secolo tutti i centri del Molise si arricchiscono di cinte murarie con torri circolari e possenti castelli che trasformano il territorio in un organico sistema di difese militari. Castelli e torri che caratterizzano il paesaggio per la loro dominanza sugli abitati e sulle valli. Tra essi il castello Pignatelli di Monteroduni la cui struttura rappresenta una notevolissima realtà architettonica all’interno della quale grandi sale, un archivio storico, un museo delle tradizioni popolari rappresentano il motivo per la conoscenza di un momento storico di grande importanza per il regno di Napoli.

Con la successiva dominazione aragonese e spagnola i castelli assunsero la forma e la funzione di grandi palazzi baronali e le decorazioni interne costituirono espressioni originali e importanti nell’ambito del rinascimento napoletano.

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Nel castello di Venafro, Enrico Pandone, fece rappresentare 30 cavalli a grandezza naturale che sono considerati la più originale collezione equestre che si conosca in Europa.

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Nello stesso periodo a Gambatesa il potente Vincenzo di Capua faceva realizzare un ciclo di affreschi di ispirazione mitologica, sicuramente i più importanti tra quelli eseguiti alla metà del ‘500 nel regno di Napoli. Una sequenza di pareti affrescate con le scene mitologiche, con le storie di Giove, di Ermes, di Minerva, di Apollo, di Ercole con l’integrazione delle virtù del capitano realizzate per mano di Donato Decubertino, allievo e collaboratore di Giorgio Vasari.

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Con l’arrivo dei Borbone e la presenza illuminata di Carlo di Borbone e di sua moglie Amalia di Sassonia, il Molise si arricchisce di edifici barocchi che sul piano stilistico sono una diretta conseguenza dell’arte e dell’architettura che si sviluppava a Napoli e Caserta e che nel contado si diffondeva con la realizzazione di straordinari monumenti religiosi dei quali sicuramente la Chiesa dell’Annunziata di Venafro è l’esempio più ragguardevole per la ricchezza degli stucchi, il pregio dei suoi altari di marmo e il grandioso ciclo di affreschi realizzati dalla mano di Paulo Sperduti, uno dei decoratori della Reggia di Caserta.

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(Ringrazio Donatella Capo che mi ha ricordato questa sintetica storia del Molise di cui avevo perso il ricordo….
L’avevo preparata esattamente un anno fa per i ragazzi francesi di Erasmus a Campobasso)

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