Franco Valente

CHI SONO QUEI TRE SULLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI TERMOLI?

27908161_10215713935260957_6968892035382489600_o

Non sono tre santi perché non hanno l’aureola. Non sono due personaggi biblici perché non hanno alcun attributo che ne ricordi le imprese.

27908161_10215713935260957_6968892035382489600_o

Spero che l’argomento possa interessare e voglio tentare di parlarne seguendo una logica.
Nell’arte antica e nell’architettura importante di una volta, nulla veniva messo per caso.
Si deve tener presente, poi, che la Cattedrale di Termoli è stata completamente trasformata quando il comando di ogni cosa stava nelle mani di quel personaggio che fu definito “Stupor Mundi”, lo Stupore del Mondo, Federico II di Svevia. Che a Termoli fu particolarmente presente.

Questi sono i tre personaggi:
Una Regina,
un Uomo anziano barbuto,
un Giovane senza barba….

Sulla Cattedrale di Termoli si dicono sempre le stesse cose. Gran parte ovvie.

Credo sia il momento di fare qualche passo avanti. Soprattutto considerando la straordinaria personalità di Federico II e il particolare interesse cha aveva per la Puglia di cui Termoli era parte.
Non è un caso che in quello sciagurato, recente, gioco di ripartizioni regionaliste (o regionalistiche) le Tremiti che erano parte inscindibile di Termoli, poi sono state disaggregate e attribuite alla regione pugliese.
Eppure, nonostante gli accidenti della storia e la miseria dell’incultura provinciale, la contaminazione federiciana, a mio parere, è riuscita a sopravvivere.

Il problema è, in assenza di fonti e documenti espliciti, trovare una chiave di lettura che permetta di dare una logica alle tante opere che genericamente definiamo federiciane ma che rimangono misteriose.
Costanza?VALENTE .

Prima del Mille non si avvertiva più l’esigenza che i caratteri somatici delle persone rappresentate nelle miniature, nelle icone o negli affreschi fossero somiglianti a quelli autentici. Nell’arte classica, invece, i grandi filosofi, gli imperatori, le divinità, gli eroi avevano caratteri somatici tipicizzati. Al loro particolare aspetto tutti facevano riferimento, a prescindere dalle capacità artistiche di singoli artisti.

Nell’alto medioevo il problema del carattere somatico divenne secondario. Anzi pressoché inesistente.

E’ proprio nel periodo federiciano che si ritorna all’ideale classico dell’arte come interpretazione di un modello il cui carattere fisico deve essere trasmesso e recepito nell’opera d’arte, qualunque fosse l’interpretazione che se ne volesse fare.

Conseguentemente possiamo riconoscere i tre personaggi rappresentati sulla Cattedrale di Termoli se riusciamo a mettere insieme due cose.
La prima cosa è legata alla storia personale di Federico e alla sua condizione di personaggio regale. La presenza di una Regina tra le immagini ce lo impone.
La seconda è legata alla necessità che le immagini siano l’interpretazione di un modello dai caratteri somatici particolari.

Per il momento mettiamo da parte una Regina vestita da regina.

OnorioIII-VALENTE

Consideriamo invece un anziano barbuto che non indossa un abito qualsiasi.

Quel poco del vestito che si vede sembrerebbe essere parte del vestiario di un uomo di chiesa di alto rango. Non è un saio, quindi non è un monaco. Non è un vescovo o un abate, altrimenti avrebbe avuto una mitra sulla testa.
Ciò non significa che non potrebbe essere addirittura un papa.
Un papa che abbia avuto un rapporto molto particolare con Federico.
Con quel Federico che con i papi ebbe rapporti difficili per via di una crociata che egli non si decideva a fare e che, poi, fece da scomunicato. Una crociata che guidò senza spargimento di sangue e che non lo riconciliò con la Chiesa.
Un papa, barbuto e senza capelli, che non ha in testa il cosiddetto “triregno”, che fu invenzione successiva di Bonifacio VIII.

Federico-VALENTE

La terza immagine non appartiene a un anziano, ma neppure a un giovane.

L’assenza di una corona dovrebbe sconsigliare di vedervi un re. Tuttavia potrebbe anche essere un re che deve essere rappresentato nella sua potenza giovanile e non nella sua regalità. Quella regalità che invece traspare con evidenza nella donna coronata.

27751596_10215718331770867_1053640940018128083_n

Onorio III, (Cencio Savelli) era nato ad Albano intorno al 1150.
Fu papa dal 1216 fino alla sua morte il 18 marzo 1227.
Nel 1197 da Innocenzo III era stato nominato tutore del futuro imperatore Federico II di Svevia su iniziativa di sua madre, rimasta vedova, Costanza d’Altavilla.
Federico era nato nel 1194.

Non è questo il luogo per entrare nei particolari dei rapporti di devoto affetto di Federico per Cencio Savelli, anche quando egli divenne papa. Durante il suo papato, comunque, Federico divenne imperatore.
Morto Onorio III i rapporti tra Federico e il Papato furono sempre conflittuali, fino a guadagnargli la scomunica.

Sappiamo che Federico abbia gratificato Termoli nel 1239 quando concesse alla città di tenere il mercato il lunedì entro le mura e nel 1240 quando fece costruire il nuovo porto dal maestro Ugone.
Tutti gli storici sono concordi nel ritenere che a quella data la Cattedrale fosse in gran parte costruita, almeno per la parte che contiene i bassorilievi di cui stiamo parlando.

Dunque il programma iconologico della facciata potrebbe avere un significato fortemente condizionato dal desiderio di sintetizzare e fissare sulla pietra una situazione che per Federico avrebbe dovuto rappresentare la sua posizione critica nei confronti della politica contraria dei papi a lui contemporanei.
Allora potremmo azzardare che le immagini dei tre personaggi vogliano contenere un messaggio subliminale, come era nel costume di Federico, e siano rispettivamente sua madre Costanza d’Altavilla, il suo precettore Concio Savelli (poi divenuto papa Onorio III) e lo stesso Federico.
Un piccolo particolare fa riflettere. Sono pochissime le immagini di Onorio III. Sicuramente fantasiose. Ma almeno due lo rappresentano con una barba molto particolare per avere grandi basettoni.

Come nel volto che è sulla facciata della Cattedrale di Termoli.

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

3 Commenti

  1. Nicola Di Pietrantonio 18 febbraio 2018 at 18:36

    Illustrissimo architetto, seguo da sempre con molto interesse le appassionate interpretazioni che rendono il suo infaticabile lavoro di ricerca sull’arte ed i monumenti del nostro territorio unico ed encomiabile. Questa volta mi permetta, però, di dissentire su un argomento a me caro, frutto di approfondimenti e ricerche personali che mi hanno coinvolto per più di un ventennio.
    Il ruolo strategico del porto di Termoli come imbarco per l’Oriente, al centro dell’Adriatico, con la possibilità che offriva di percorrere rotte più brevi e sicure, navigabili a vista, verso i territori della costa dalmata, è noto sin dall’antichità.
    La complessa vicenda della traslazione delle reliquie di S. Timoteo giunte a Termoli molto probabilmente nella prima decade del duecento, in circostanze ancora da chiarire, sono la prova più eloquente di questo ruolo.
    L’ampliamento e la trasformazione della primitiva chiesa in epoca federiciana, l’allestimento di un cantiere così prestigioso, che ha lavorato prima a Foggia presso il palazzo imperiale di Federico II e poi a Fossacesia presso una potente Abazia benedettina, lasciano supporre che il tutto sia avvenuto in circostanze straordinarie, straordinarietà, determinata appunto dall’arrivo delle reliquie a seguito della traslazione da Costantinopoli durante la IV crociata.
    Il programma iconografico della facciata, che non poteva ignorare questo evento straordinario della presenza nella Cattedrale delle reliquie, ancora vivo nella memoria dei termolesi, doveva quasi sicuramente contenere immagini e riferimenti relativi alla figura di Timoteo, discepolo prediletto dell’apostolo Paolo.
    Questo è stato il punto di partenza della mia ricerca, un approccio fino a quel momento inedito, mi portava a cercare nell’apparato scultoreo iconografico della facciata, riferimenti con l’agiografia del santo e se ve ne fossero ancora, quelle tracce che avrebbero sicuramente ispirato una parte della narrazione.
    La cosa che mi aveva sempre incuriosito era la presenza sul portale di una statuina, da molti interpretata come San Sebastiano, priva degli attributi tipici del santo, che lo vogliono rappresentato completamente nudo, con le frecce del martirio conficcate nel petto e sulle membra, e non vestito con una lunga tunica, grossa cintura nella vita, ampio mantello avvolto sulla spalla destra e raccolto sul braccio sinistro, e piedi calzati da sandali.
    Il vasto repertorio di immagini, sull’iconografia degli apostoli non lasciava dubbi, si trattava proprio di uno di essi.
    Il Cristo in trono della Deesis nella lunetta del portale di S. Giovanni in Venere, presenta una grande affinità con la statuina in oggetto, non solo nell’impianto e nei caratteri fisionomici, ma soprattutto nell’abbigliamento. Quindi è abbastanza probabile che le maestranze (quasi sicuramente le stesse) che hanno lavorato nei due cantieri abbiano utilizzato gli stessi elementi iconografici per rappresentare due persone vissute contemporaneamente, il Cristo a Fossacesia e un apostolo a Termoli.
    Chi è dunque questo giovane e fiero apostolo che occupa una posizione così privilegiata sulla mensola del portale e che ha alla sua destra il Santo patrono?
    Su uno dei bellissimi capitelli, che sorreggono le imposte della arcate delle bifore, (il primo nell’angolo di sinistra) seguito da quelli su cui sono inseriti i personaggi oggetto del suo articolo, sono presenti tre figure molto simili al nostro apostolo, questo prezioso indizio è fondamentale per l’interpretazione e la contestualizzazione delle altre immagini che sicuramente sono parte dello stesso programma iconografico.
    Questa volta le figure sono con le aureole e rappresentate sedute, nella mano sinistra (le prime due) portano un libro e/o un rotolo (motivo comune all’ iconografia dei martiri e degli apostoli), la destra (delle prime due) si alza piegata nel gesto di benedizione alla greca, eseguito cioè, sollevando il dito medio e l’indice e congiungendo il mignolo e l’anulare con il pollice. Una lunga tunica copre il torace e le braccia discendendo lungo i fianchi e le gambe fino ai piedi. La tunica è parzialmente coperta da un’ampia cappa o mantello, il pallium che raccolto sulla spalla destra riappare sul braccio sinistro per finire in una piega lunga e sottile che, da sopra il ginocchio sinistro scende fra le gambe, fino a toccare i piedi che calzano sandali. Chi sono dunque questi apostoli?
    Il programma iconografico della facciata, ispirato probabilmente dal clero locale e condiviso dalle colte maestranze, doveva comprendere una narrazione principale, con scene relative al mistero dell’incarnazione di Cristo, dislocata nel registro inferiore rappresentato dalle sei bifore e dalla lunetta del portale, alla quale si accompagnavano raffigurazioni minori che ruotavano intorno ad un tema secondario, dislocate nel registro superiore rappresentato dalla fascia di imposta delle bifore e dalle statue del portale.
    A differenza degli altri edifici sacri coevi meridionali, dove le immagini scultoree sono addensate nei portali, la facciata della cattedrale di Termoli è concepita come una grande pagina didascalica, un apparato scenografico, su cui si collocava la scultura; tracce di materiale lasciano infatti supporre che la bifora dell’annunciazione e la lunetta del portale, entrambe scolpite, dovevano essere accompagnate da altre sculture, inserite simmetricamente, nelle due bifore adiacenti al portale e nell’ultima di destra, le due centrali dovevano essere vuote, poiché a giorno, per dare luce all’interno.
    In area pugliese e abruzzese, il tema dell’ Incarnazione è rappresentato con alcune varianti, in almeno tre portali, a Bitonto, Terlizzi e Fossacesia.
    Le soluzioni iconografiche adottate hanno precisi riferimenti a schemi orientali, alla cultura siriaca e all’interpretazione che questa fa spesso non dei vangeli ufficiali ma di quelli apocrifi. È molto probabile che il ciclo completo degli episodi della narrazione principale doveva essere il seguente: l’Annunciazione della prima bifora di sinistra era seguita nella terza dalla visitazione o Natività, la presentazione nella lunetta del portale precedeva un’ultima cena nella prima bifora di destra e forse una crocifissione nell’ultima.
    Tutta la fascia che individua l’imposta degli archi delle bifore, caratterizzata dai meravigliosi capitelli solcati da tralci vegetali, foglie d’Acanto e i personaggi oggetto di questo studio, potrebbe essere invece preposta ad ospitare il tema secondario.
    Nel capitello d’angolo, prima citato, che potrebbe rappresentare l’episodio della consegna delle lettere, sono rappresentati al centro S. Paolo e ai due lati Timoteo e Silla o Tito. Sull’ abside di sinistra, della cattedrale di Monreale a Palermo, appaiono le storie della vita di S. Paolo, dalla conversione al battesimo fino alla decapitazione alle acque salvie in Roma. Non poteva mancare in queste storie l’episodio della consegna delle famose lettere a Sila e a Timoteo, figure rappresentate ovviamente come due giovani apostoli con le stesse fattezze e abiti dell’apostolo Paolo, con stridenti affinità con la scena termolese.
    Il volto barbato sulla seconda lesena (stempiato e dai caratteri somatici molto simili a quelli del san Paolo già esaminato) potrebbe rappresentare appunto San Paolo, padre spirituale di Timoteo. La Mariani ed altri Autori concordano con questa ipotesi, affermando che la scultura in oggetto “richiama il tipo iconografico di S.Paolo, poi diffuso nella cerchia dei Pisano e ripetuto a Roma nella statuina lignea di S.Paolo fuori le mura”.
    La testa femminile, coronata sulla quarta lesena, potrebbe essere Eunice, madre di Timoteo, una giudea convertita al cristianesimo, figura di rilievo nella vita del santo poiché lo educa al culto delle sacre scritture; sposata con un pagano, un greco di famiglia benestante, perciò è raffigurata con la corona, acconciatura che sottolinea lo stato sociale della donna. L’ipotesi non è fantasiosa ed è sopportata da un parallelo con la rappresentazione delle “Nozze di Cana”, visibile sulla parete della navata laterale destra della Chiesa di Monreale (questo confronto non è gratuito in quanto, come già detto, la sensibilità delle due maestranze è molto vicina, non solo per quanto riguarda la cronologia delle realizzazioni, ma soprattutto per i contatti diretti con l’iconografia e con il mondo religioso orientale ); qui la ricca padrona di casa, anch’essa giudea, viene raffigurata con una acconciatura molto simile alla nostra.
    La testa maschile, dai caratteri di un giovane dall’espressione corrucciata sulla settima lesena, potrebbe essere ancora Timoteo, intento ad ascoltare gli insegnamenti dei suoi educatori.
    Mi fermo qui per non essere prolisso, rinviando ad altra sede eventuali approfondimenti che sono già pronti per una nuova pubblicazione sull’argomento. Certo è che le vicende fortuite che mi hanno portato al rinvenimento della statuina di San Timoteo oggi ricollocata sul portale, hanno consentito di effettuare approfondite indagini sul reperto con moderne tecnologie digitali, portando a nuove acquisizioni, che in parte confermano le precedenti ipotesi, e in parte aprono la strada a nuove congetture.
    Con la speranza che questo mio breve contributo non rientri tra quei lavori che “ sulla Cattedrale di Termoli dicono sempre la stesse cose. Gran parte ovvie”, la saluto cordialmente, augurandole un buon lavoro e restando a disposizione per ulteriori chiarimenti e confronti sull’argomento.
    Nicola Di Pietrantonio

  2. Franco Valente 19 febbraio 2018 at 04:50

    Caro architetto Nicola,
    mi fa piacere che tu abbia una diversa visione delle cose. E’ il bello
    della ricerca.
    Ti ringrazio affettuosamente per avermi messo a conoscenza di quello che
    stai per pubblicare.
    E’ un gesto di grande sensibilità che appartiene a pochi studiosi.
    Il nostro è un ambientaccio!

    La questione dell’aureola per me è fondamentale come è fondamentale la
    presenza del giglio nella mano di Gabriele.
    Però solo l’imbecille non cambia mai idea, e spero di non comportarmi da
    imbecille.Perciò comunque riconsidererò tutto alla luce dei tuoi suggerimenti preziosissimi.
    Purtroppo in questo campo, tu mi insegni, le ipotesi sono aria fritta per
    tutti finché non si hanno documenti probatori.
    Un’ipotesi vale l’altra.
    Ho stabilito di seguire un metodo nelle mie discutibili prese di posizione
    storico-artistiche che spesso sono considerate (quando sono considerate…)
    poco più che esternazioni di matrice eretica.

    Sto seguendo alcune “contaminazioni ideologiche” lasciate da Federico nel
    Molise.
    Per il momento anch’esse “aria fritta”.
    Quando mi lamento del fatto che tutti dicono le stesse cose mi riferisco
    alla letteratura che circola sui social. Spesso boiate monumentali.
    Non sono riuscito a leggere il tuo volume sulla cattedrale di Termoli che
    non si trova nelle librerie. Posseggo il tuo utilissimo Bestiario che però è estraneo alla questione dei capitelli.
    Ho letto anche Palma che, egualmente, riguarda altri aspetti.
    Mariani Calò per me rimane un pilastro che però è ormai datato. Gli altri
    sono sostanzialmente inutili per gli aspetti artistici. Sulle testine Calò, comunque, non perde tempo se non per generiche considerazioni.
    Insomma credo che il Duomo di Termoli sia ancora un mistero. Spero di
    leggere presto le tue valutazioni che mi hai generosamente anticipato e
    spero di discuterne quanto prima con te per il piacere del confronto.
    Con la stima più sincera per quello che fai.
    Franco Valente

  3. Nicola Di Pietrantonio 19 febbraio 2018 at 20:40

    Carissimo architetto ti ringrazio per la stima e per il riconoscimento del mio lavoro, hai ragione quando dici che per rimanere fuori dalle cose scontate si finisce per diventare degli Eretici.
    Capita infatti troppo spesso, di dover leggere contributi nei quali lo sfoggio di erudizione si compiace disinvoltamente di accostamenti avventurosi. Spesso infatti alle fonti (non sempre reperibili) si sono preferite le sintesi di disinvolte pubblicazioni attraverso le quali certe affermazioni, certi dati incontrollati si sono rincorsi e contaminati. Così su un percorso non sempre logico e tortuoso si sono formate e consolidate opinioni che, espresse come certezze, sono diventate verità acquisite.
    Sono d’accordo con te sulla questione dell’aureola, che è fortemente documentata a Termoli sia nelle figure della lunetta del portale (dove l’aureola del piccolo Gesù assume la forma di una croce gemmata, che negli gli altri personaggi della Presentazione al Tempio) sia, nel capitello della prima lesena d’angolo dove compaiono Paolo, Timoteo e Tito nimbati. Le altre figure che hanno catturato la tua attenzione ne sono sprovviste, perchè sono riferite probabilmente ad episodi in cui i personaggi sono ancora in vita (mi riferisco alla formazione cristiana del giovane Timoteo che viene educato alle Sacre Scritture), per questo forse ne sono prive, ma e solo una ipotesi. Anche il San Basso sul portale ne è privo, mentre il San Timoteo è probabile che la avesse (questo lo si può ipotizzare dalle indagini eseguite sul reperto con il leaser scanner, che ha rilevato all’altezza della nuca del Santo una piccola protuberanza a forma di corona circolare, ma siamo ovviamente nel campo delle ipotesi, anche perché nella scultura a tutto tondo questo particolare di solito non compare per ovvie difficoltà esecutive. Questa presenza confermerebbe l’alta qualità artistica e tecnica del maestro che ha operato a Termoli.
    Un giglio, è presente nelle mani dell’Arcangelo Gabriele sia nell’Annunciazione di Termoli che di Terlizzi, uno scettro fiorito invece lo troviamo a Fossacesia e a Monreale. Sarebbe interessante capire il significato simbolico di questi due elementi e se esiste una relazione tra i due modelli. Ancora una volta però siamo costretti a non trascurare l’alto valore artistico delle maestranze termolesi, che sono aggiornate sulle novità del Gotico D’oltralpe mediate dalla cultura artistica federiciana.
    Ti saluto con gratitudine per la disponibilità e per il tuo prezioso lavoro, con la speranza di poterti incontrare di persona per uno scambio di opinioni.
    Nicola Di Pietrantonio

    P.S.
    Se mi farai avere un tuo recapito ti farò pervenire i miei lavori che non si trovano più nelle librerie, poiché, e tu lo sai meglio di me, ormai non legge più nessuno, sono le ultime copie che custodisco gelosamente ma, ne farò volentieri a meno perché sono certo che ne farai buon uso.

    WAd7

Lascia un commento

*