Franco Valente

Un misterioso sarcofago nella chiesa di Pietrabbondante

Un misterioso sarcofago nella chiesa di Pietrabbondante.

Franco Valente

da Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise, in preparazione.
(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)


dal Registrum Petri Diaconi

Un misterioso sarcofago nella chiesa di Pietrabbondante
Lo stemma civico di Pietrabbondante è formalmente un rebus ottocentesco che non rende giustizia al suo importante passato essendo formato da un campo azzurro su cui si stagliano tre picchi montuosi (le morge del Castello, dei Corvi e il monte Saraceno) che proteggono il nucleo urbano e che simboleggiano la pietra, con le lettere b(…)nte, intervallate dal segno di un’ onda del mare che sostituisce le lettere mancanti: (pietra)B(onda)NTE.

Colui che per primo si inventò il nome di Pietrabbondante sicuramente era rimasto impressionato dalla grande quantità di pietre lavorate che affioravano nel suo territorio.
Sono convinto (ma occorrerà ancora del tempo e accurate ricerche archeologiche della fase alto-medioevale) che furono i Borrello, nel bene o nel male, a confermare tale nome al paese ed a restituire al suo territorio un ruolo determinante nell’ambito delle vicende politiche che caratterizzarono l’Italia Centro-meridionale intorno all’anno Mille. Certamente, comunque, la preesistenza di una struttura urbana più antica fu fortemente condizionante la formazione del nucleo medioevale.
Le citazioni più antiche che riguardano Pietrabbondante provengono da una serie di documenti di Montecassino relativi alle vicende della famiglia dei Borrello che proprio nel castello di Pietrabbondante posero il centro del loro dominio nella seconda metà del X secolo (A. DE FRANCESCO, Origini e sviluppo del feudalesimo nel Molise fino alla caduta della dominazione normanna, Napoli 1909, pp. 53-63.)

Le vicende dei Borrello ci sono note soprattutto per un loro disegno ambizioso, in parte riuscito, di allargare il potere fino alla valle del Volturno, a danno dell’antica Abbazia di S. Vincenzo al Volturno le cui cronache li definiscono sacrileghi raptores, peggiori dei Saraceni.

Il Chronicon Vulturnense, riferendosi ai Borrello, annota che l’abate vulturnense Giovanni V (post 30 luglio 1053 – 1076) cum tyrannis, qui terram invaserant, ut agnus cum lupis habitavit. Pur se non è esplicitamente detto, appare chiaro che l’abate in quei tempi sia stato costretto ad una insopportabile convivenza con i Borrello, che avevano invaso la terra di S. Vincenzo, simile a quella di un agnello con i lupi.

Per capire i rapporti di Pietrabbondante con i Borrello bisogna fare una passo indietrro.

Il primo normanno che appare nel territorio che corrisponde all’attuale Molise è Rainulfo Drengot che, inviato nel 1042 da Guaimario principe di Salerno su richiesta dell’abate Ilario che lo aveva chiamato per contrastare Pandolfo di Capua che, alleatosi con i Borrello, aveva usurpato le terre di S. Vincenzo che vanno da Alfedena fino a Colli a Volturno: Iam filii Borrelli super filios Anserii surrexerant, et uno occiso per fraudem, aliis fide captis, Alfedenam, Montem Nigrum, et alias terras huius monasterii abstulerunt, et cetera invadere ceperunt, Buscurri, Mala Cocclaria, Rigu Neru, Cerrum cum Spina, et Aqua Viva, Tenzunusu, Licenosum, Collem Stephani et ceteras terras.

Nel 1050 Roberto d’Altavilla, proveniente da  Auteville la Guichard nell’attuale Normandia, conquistava la contea di Larino.
L’anno seguente una delegazione, preoccupata delle azioni particolarmente oppressive dei normanni, si recò da papa Leone IX  per chiedere un suo diretto intervento .

Leone IX capì immediatamente che il nuovo dominatore dell’Italia meridionale rappresentava un pericolo per la Chiesa e organizzò una spedizione militare ponendosi personalmente a capo dell’esercito.
Il 10 giugno del 1053 il papa da Sala inviava una lettera al Liutfredo (1045 – luglio 1053) abate di S. Vincenzo al Volturno con la quale, assistito da Umberto, vescovo di Selva Candida, Pietro arcivescovo di Amalfi, Almanguino vescovo di Ceneda, e Olderico arcivescovo di Benevento e dal cancelliere di S. R. C. Federico interviene  per concludere la causa vertente tra lo stesso abate Liutfredo e Alberto monaco, il quale, illegalmente, aveva assunto il titolo di abate di S. Maria in Castagneto, che era cella di S. Vincenzo.
Leone IX confermava questa cella a favore del monastero Volturnense e ne investiva del possesso l’abate Liutfredo ricevendo dalle mani di Alberto la rinunzia al titolo di abate e all’ufficio usurpato. Erano presenti Adenolfo duca di Gaeta, Landone conte di Aquino, Landolfo di Teano, Oderisio figlio di Borrello, Roffredo di Guardia (Alfiera), Roffredo di Lusensa et aliis multis maioribus et minoribus.

10 giorni dopo l’impresa, però, si concluse male per le forze papali che furono sconfitte definitivamente il 18 giugno 1053 a Civitate quando il papa fu fatto prigioniero.
Così l’anonimo trascrittore di Amato di Montecassino racconta in francese volgare la sconfitta: Lo Pape fu accompagnié de ceste chevalerie, et avant qu’il venist à la Cité, assembla li gentilhome et fist gofanonier del la Cité et de la bataille Robert, loquel se clamoit de Octomarset. Et puiz vindrent à la Cité. C’est à un chastel qui se clame la Cité, quar la lui vindrent encontre li Normant comment se trove en autre ystoire. Et lo Pape et li chevalier avoient esperance de veinchre pour la multitude de lo pueple. Et li Normant, puiz qu’il vindrent, manderent message à lo Pape, et cechoient paiz et concorde, et prometoient chascun an de donner incense et tribut à la sainte Eclize, et celles terres qu’il ont veincues par armes voloient recevoir les par la main de lo Vicaire de l’Eglise.

Dunque Amato da Montecassino attesta che tra i sostenitori di Leone IX vi era anche Oderisio figlio di Borrello.

A Montecassino si conserva nella trascrizione di Pietro Diacono (Registrum Petri Diaconi) un documento dal quale si ricava che nel 977 Borrello I, figlio di Oderisio Borrello (definito Oderisio I da A. De Francesco), con sua moglie Ruta e i figli, Giovanni, Borrello II e Oderisio II, abitanti in castro de petra habundanti donano al monastero di Montecassino il monastero di S. Eustasio che era stato fondato in località denominata Arco.

Da Giovanni nacque Berardo che è noto per aver donato a S. Vincenzo al Volturno nel 1070 il monastero di S. Clomba nel territorio di Frosolone.
Invece Borrello II, padre di Randisio che fu dominator di Rocca Sicona (Roccasicura), nel marzo del 1035 donava al Monastero di S. Pietro Avellana quello di S. Benedetto ubi lame vocatur.
Figli di Borrello II furono anche Teodino e un altro Oderisio Balvenses comites.
L’alleato di Leone X è invece Oderisio II, ultimo dei figli di Borrello, che, come abbiamo visto, assiste alla sttesura della lettera che il papa invia a Liutfredo abate di S. Vincenzo.

Per quello che interessa a noi, tutta questa storia serve a capire che nel 977 il centro abitato di Pietrabbondante era fortificato perché Oderisio II si definisce dimorante in castro Petra Habundanti, ovvero in un luogo attrezzato per la difesa.

Non è facile capire quale fosse la conformazione fisica del castro di Pietrabbondante. Una articolata fortificazione sicuramente esisteva sulla morgia detta ancora oggi “del Castello” dove sopravvivono, scvate nella roccia, solamente le tracce di rampe e gradinate che permettevano di raggiungere la parte apicale della roccia dove ancora si trovano brandelli di strutture murarie.
Un castello ed una roccia dalla quale partiva una cinta muraria di una certa consistenza di cui si può ipotizzare il circuito seguendo la parte settentrionale delle morge e le torri quadrate che ancora caratterizzano l’impianto urbano del quale si parlerà più avanti.

Una di queste torri (che secondo A. DI IORIO, Pietrabbondante dall’epoca longobarda ai nostri giorni, è frutto di ampliamenti successivi) probabilmente può farsi risalire, come impianto, proprio all’epoca di Oderisio II.
Certamente la totale assenza di elementi di riconoscimento o una qualsiasi epigrafe sul sarcofago di S. Maria Assunta di Pietrabbondante, che perltro potrebbe essere una riutilizazzione adattata di un sarcofago preesistente, non consente di arrivare ad alcuna conclusione che abbia il crisma della certezza.

Però gli elementi decorativi, la ricca e pronunziata cornice del bordo superiore nonché la consistenza stessa del sarcofago lapideo possono farci ritenere con sufficiente certezza che si tratti della tomba di un personaggio normanno di sicura importanza e che non poteva non appartenere alla potente famiglia dei Borrello che di Pietrabbondante avevano fatto il punto di riferimento del loro dominio oltre che il luogo di residenza.

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1 Commento

  1. Anonimo 24 giugno 2010 at 09:19

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