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  • Il Tribuno molisano, la Sinistra e i Sinistri. La vera, autentica forza di Michele Iorio

    Il Tribuno molisano, la Sinistra e i Sinistri.

    La vera, autentica forza di Michele Iorio

    Franco Valente

    Ieri sera nella Saletta Gialla della Provincia di Isernia su iniziativa di Paolo De Chiara e Tiziano Di Clemente è stato presentato il libro di Alberico Giostra dedicato ad Antonio Di Pietro.

    Anzi, più che dedicato al leader dell’Italia dei Valori, è indirizzato agli Italiani per far conoscere cosa si nasconda, sulla base di documenti sotto gli occhi di tutti, dietro l’attività dell’illustre molisano.

    I titoli dei libri non nascono a caso. Tribuno nel significato letterale vuol dire “magistrato”. Più precisamente “magistrato romano”.

    Ma nel significato popolare (ci aiuta Gabrielli – Dizionario dei sinonimi e dei contrari) è anche “politicante, politicastro, fanatico, settario, sovversivo, sobillatore, turbatore, estremista, demagogo, arruffapopoli, rivoluzionario, ribelle”.

    Secondo me Paolo De Chiara e Tiziano Di Clemente, in perfetta buona fede, hanno portato Alberico Giostra in una trappola.

    Alla presentazione (una quarantina di persone) c’erano due simpatizzanti di Di Pietro, un solo rappresentante del Partito Democratico (cioè io), tre o quattro curiosi. Il resto erano quelli dello zoccolo duro della sinistra isernina. Quelli che Giustino D’Uva chiamava “i Sinistri”.

    Mentre Giostra illustrava il contenuto del libro, i due simpatizzanti di Di Pietro se ne sono andati (secondo me irritati).

    Io sono rimasto perché avrei voluto fare un piccolo intervento.

    Dico “avrei voluto”, perché l’incontro si è trasformato in una isterica manifestazione contro Di Pietro.

    Sono venute fuori tutte le tipiche isterie latenti nelle personalità dei sinistri molisani che ben conosciamo e che siamo costretti a sopportare con paziente rassegnazione nella speranza che anche la loro esistenza in vita serva ad arginare lo strapotere del berlusconismo locale e nazionale.

    Ancora una volta mi sono convinto che la vera forza di Michele Iorio sono i Sinistri molisani.

    Doveva essere un’occasione per cercare di capire quali siano gli aspetti positivi o negativi del fenomeno Di Pietro che ormai fenomeno non è più se da solo prende molti più voti di tutti i sinistri messi insieme.

    Invece solo isteriche invettive contro il tribuno molisano reo di non si sa quali reati.

    Ho resistito al qualunquismo massimalista di Mauro Natalini. Ho sopportato con rassegnazione le intemperanze di qualcuno che sollecitava riflessioni sulle collusioni tra Di Pietro e Iorio (longa manus di Berlusconi). Ho ascoltato in rigoroso silenzio le considerazioni di Fiora Luzzatto che si pentiva per il fatto che nella formazione della squadra per le provinciali di Isernia aveva consumato le notti ad attendere cha Di Pietro concedesse il suo appoggio alla lista di Sorbo.

    Ma poi mi sono alzato e me ne sono andato appena è iniziata la filippica del dott. Durante contro il servilismo del Partito Democratico a Di Pietro.

    Sarà pure vero. L’alleanza che io auspico tra Di Pietro e il Partito Democratico sarà pure un pericolo per l’estrema sinistra. Ma finché la politica viene ridotta a passerella per scatenare pubblicamente le proprie personali compressioni partitiche, vedo nero all’orizzonte.

    Secondo me, se il libro di Alberico Giostra fosse stato presentato da Di Pietro, ne sarebbe scaturito un dibattito più sereno e sicuramente meno avvilente.

    Intanto ieri sera Michele Iorio, presente con il suo spirito che aleggiava sulla testa degli intervenuti, ha guadagnato un altro centinaio di punti premio.

    Ricevo da Antonio Grano e volentieri pubblico:

    Caro Franco,
    leggo sempre con interesse le tue “invettive”.
    Ti dico quel che penso:
    -Continuiamo tutti a commettere il grave errore di dividerci.
    -Stiamo toccando il fondo e continuiamo a dividerci.
    -Tutto dipende dal fatto che non siano stati capaci di emettere una diagnosi univoca sul Male Oscuro che affligge il Paese.
    -Veltroni e Franceschini hanno pensato ad una opposizione da “paese normale” e sono stati sconfitti.
    -L’Italia non è un paese normale. Dobbiamo rassegnarci: l’Italia non è un paese normale!
    -Le origini della malattia risalgono al 1860, al cosiddetto Risorgimento.
    -Ma questa è un’altra storia.
    -Io credo che in questo momento l’impero del male si chiami Silvio Berlusconi, l’amico di Bush, l’amico di Putin, l’amico di Gheddafi!
    -Non aver capito o, peggio, sottovalutare il fatto che è stato instaurato un nuovo regime fascista, ha provocato anche quest’ultima, assurda e suicida diaspora delle forze di opposizione.
    -Quando io sono nato, in Italia c’era il fascismo; morirò sotto il fascismo, perchè Berlusconi arriverà a dominare l’italia quanto meno fino al ‘22 (quando io sarò già seppellito da un pezzo) e così chiudiamo in bellezza un centenario di merda durante il quale abbiamo avuto 20 anni di dominio fascista; 50 anni di dominio democristiano, 10 anni di craxismo e 20 di berlusconismo.

    Che fare? Io dico che se in Italia è stato instaurato un regime fascista peggiore dell’originario mussoliniano, allora occorre rifare la nuova resistenza. Quella resistenza che vide uniti comunisti, democristiani, liberali, socialisti ecc.
    Si amavano? No.
    Avevano capito che per abbattere il regime era indispensabile marciare uniti.
    Quel furbone di Mao Tse Tung diceva che per prima cosa occorre battere la “contraddizione primaria” (il regime fascista di Berlusconi) e poi, dopo e solo dopo!, si poteva fare la resa dei conti con la “secondaria” ovvero fra i “congiurati” (comunisti, post comunisti, ex democristiani, radicali, socialisti, dipietristi, tutti, e oso addirittura pensare anche a Casini).
    Ma solo dopo!
    E diceva anche che non importa il colore del gatto: quel che conta è che afferri i topi.
    Caro Franco, è perfettamente inutile ogni altra disquisizione.
    -Fino a quando le forze di opposizione continueranno a frequentare quell’ “Aula sorda e grigia” che è diventata il “bivacco per i manipoli” di Berlusconi, non c’è speranza.
    -Come minimo, come atto di vera opposizione, occorre uscire subito dal Parlamento; rifare l’Aventino e costruire un vero Governo Ombra di opposizione.
    -Io non vedo altra strada: fra non molto vedrai quel che succederà a “Repubblica” a Grillo, a Santoro e agli ultimi brandelli di stampa libera sopravvissuti.

    -Insisto: ogni terapia è perfettamente inutile fino a quando non capiremo che che in Italia è tornato il
    fascismo…
    …e che il Molise è, in questo momento, la più inespugnabile roccaforte del Regime.
    Ti abbraccio
    Antonio

    4 Responses a “Il Tribuno molisano, la Sinistra e i Sinistri. La vera, autentica forza di Michele Iorio”

    1. Giuseppe Zio dice:

      Caro Franco, leggo con interesse la tua analisi politica e con altrettanto stupore ciò che dice Il Signor Grano, che usa categorie politiche vecchie che possono sembrare un canto del cigno ma che in effetti tradiscono ancora una cultura vecchia fatte di idee della realtà e di dicotomie che avrebbero dovuto già abbandonarci senza fare un saluto! Più che al fascismo io penserei ad una disfatta del riformismo di marca socialista che, gurad caso, alle nuove sfide del mondo (non alle vecchie!) non sa rispondere! Così in tutta l’Europa le ricette socialaiste e laburiste sono perdenti, mentre sopravanzano le riflessioni sull’ambiente che i verdi fanno! Probabilmente quello è un modello da contrapporre a livello globale all’ideologia del mercato e chi ha saputo, ancche a livello di amministrazione comunale o regionale, dare una risposta ad uno ssviluppo compatibile, in qualche modo ha saputo tenere a freno i cantori del centrodestra che oggi alla crisi sembrano appropriarsi più loro di cocentiit marxiani quando parlano di un forte controllo del mercato. Che cosa risponde al sinistra a tutto questo! questo è il vero problema! E’ su questo e non su fascismo e su Di Pietro che bisogna ricominciare a tessere la tela di nuovi interessi collettivi! Pasolini nei suoi scritti corsari diceva che bisogna volare alto, cioè che bisogna vere una visone compolessiva dell’Italia, sopratutto antropologicamente parlando! Com’è cambiata l’Italia contadina e democristiana? Siamo pronti ad essere un democrazia populista e peronista o una democrazzia europea?! A queste domande bisogna dare un senso perchè sennò facciamo vincere le soluzioni degli altri!

    2. franco valente dice:

      A volte mi chiedo se non è un bene che esista il fenomeno Berlusconi. Per chi ha un minimo di sensibilità artistica l’immagine di Berlusconi è associabile a quei personaggi fantastici che appaiono sulle nostre cattedrali. Chiunque li osservi sa benissimo che nella realtà fisicamente non esistono. Tuttavia producono effetti perché sono “simboli”.
      Sono frutto di una “ossessione” come ormai è per tutti l’immagine di Berlusconi.
      Sono convinto che anche Berlusconi stesso è ossessionato dalla sua immagine. Non credo che sia così fesso da non capirlo.
      E’ l’immagine della parte negativa della nostra società. E’ l’immagine di quella parte della psiche umana che produce solo delitti e che, freudianamente parlando, determina la reazione a non delinquere.

      Fatta questa estemporanea considerazione domenicale sull’immagine, non posso fare altro che condividere il tuo ragionamento. Specialmente conoscendo il tuo modo di concepire il rapporto con il luogo fisico in cui vivi e che appartiene a molti di noi (specialmente a coloro che si collegano a questo blog).

    3. Daniela Artusi dice:

      Salve Franco,
      leggo sempre volentieri i tuoi contributi (assieme a quelli dei fans e dei detrattori). Non conoscendo a fondo la realtà molisana, sinora non mi sono permessa di commentare le vostre storie.. A questo punto però, visto che il discorso si è allargato ad argomenti nazionali, lasciami dire che auspico che il tuo sito non si trasformi nell’ennesimo blog “alla Grillo maniera”.
      Noto, purtroppo, che anche in questa sede si è cominciato a parlare di dittatura e di Fascismo.

      L’Italia è certamente un paese diverso dagli altri, ma soltanto perché ha prodotto nei secoli, e continua a regalare al mondo, “manifestazioni di fare artistico” uniche…

    4. Roberto T. dice:

      Gentile Architetto,
      ho letto con interesse le Sue analisi e quelle del Sign. Antonio Grano. Al di là di eventuali considerazioni motivate da “fedi” ideologiche o di appartenenza partitica a me estranee (preciso che non sono “tendenzialmente” di sinistra ma non ho una grande simpatia neanche per Berlusconi, la sua immagine ed i modelli che rappresenta), sull’argomento mi permetto di esprimere alcune considerazioni personali. Capisco che evocare i fantasmi e richiamare alla mente anacronistiche visioni di regimi fascisti incombenti ed appellarsi a soluzioni quali l’Aventino o addirittura alla resistenza, possa toccare il cuore di molti ed accendere la nostalgia di antiche battaglie. Ma credo che sia un poco fuorviante per la comprensione della realtà ed anche politicamente non porti da nessuna parte…L’attuale premier, avrà certo qualche…difettuccio, ma non ha effettuato una marcia su Roma arruolando squadracce ed inondando l’Italia con l’olio di ricino. Ha vinto perché ha proposto modelli e stili di vita che gli italiani (ci piaccia o meno) evidentemente apprezzano. Chiediamoci il perché. No!…non credo che ci siano “manipoli” di camice nere pronte ad imbavagliare il Paese, i suoi “liberi” profeti alla Santoro e chiudere testate…”indipendenti” come “Repubblica”. Anche perché il Paese in questi decenni si è già imbavagliato da solo, abbuffandosi di calcio, tele-quiz, veline, grandi fratelli e condendo il tutto con gli altri valori fasulli della TV spazzatura e temo che oggi non abbia più molto da dire. In fondo son questi i “manipoli” del Cavaliere. Berlusconi “contraddizione primaria” del Paese, come sostiene il Signor Grano? Magari!.. Ritengo che il Premier sia solo il risultato di ben altre contraddizioni. Ed in quanto all’aula..questa è “sorda e grigia” anche grazie alla pochezza dell’opposizione. Forse più che creare coalizioni improponibili ed ammucchiate eterogenee, che hanno come unico legante un nemico comune, occorrerebbe finalmente proporre qualcosa di positivo. Elaborare ed offrire modelli e stili politici e di vita credibili ed alternativi ai miti del “berlusconismo”. Certo è difficile, ci vuole tempo, idee e coraggio. E soprattutto il buon esempio. Si..anche a livello locale. Magari offrendo al Molise un progetto di sviluppo economico e sociale possibile e vincente, coerente con la sua cultura, rispettoso delle tradizioni e della storia. Che finalmente si proponga di valorizzare le risorse artistiche ed ambientali che il Molise, nonostante decenni di colpevole disinteresse, ancora possiede. Salvandolo dalle sbrodolature di calcestruzzo ed impedendo che, a poco a poco, divenga una brutta copia dell’interland milanese. E’ un sogno? Forse…ma ad una sinistra in grado di proporre e realizzare tutto ciò, in molti saremmo grati, anche quelli come me che arrivano da differenti visioni ed esperienze. E credo che si assicurerebbe anche i ringraziamenti delle generazioni future.
      Infatti si creerebbero finalmente i presupposti anche per uno sviluppo turistico evoluto e consapevole, che offra ai giovani un’alternativa ad un sempre più improbabile impiego all’Asl. A ciò si potrebbe giungere (scusate…proseguo con la mia utopia…), per meglio differenziarsi dall’avversario, praticando una politica originale e difficile, un poco differente dalle solite pluri-collaudate di stampo democristiano, criticate per decenni. Uscendo dalla solita logica del mercatino delle tessere e dei voti, costruito grazie alla stradina di campagna che non porta da nessuna parte ma asfaltata con il pubblico denaro, al “posticino” ottenuto per intercessione dell’amico dell’amico, ecc. ecc….Ho detto qualcosa di strano? La politica (anche a sinistra) nel Molise non si fa più così?..In tal caso trovo difficilmente spiegabili certi brillanti espluà a livello locale, anche dell’ultima consultazione elettorale…
      Signor Grano, apprezzo la coerenza e la passione con cui esprime le Sue idee, pur condividendole solo in piccola parte (vedi ad esempio quando giustamente sostiene che “le origini della malattia risalgono al 1860, al cosiddetto Risorgimento”) e sperando che si sbagli quando scrive che “il Molise è la roccaforte più inespugnabile del regime”. Ma mi piacerebbe, almeno a grandi linee, sapere perché espugnarlo e soprattutto cosa farne dopo..
      Cordiali saluti
      Roberto Tomassoni

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