Franco Valente

Perché presso il teatro di Pietrabbondante era l’antica Aquilonia.

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Perché presso il teatro di Pietrabbondante era l’antica Aquilonia.

Non si finirà mai di fare ipotesi sulla localizzazione dell’antica Aquilonia sannitica. Ogni tanto esce un articolo e la questione si ripropone. Dagli anni Ottanta vado sostenendo, una volta contestato da molti, che Aquilonia coincidesse con l’area sacra dei Templi e del Teatro di Pietrabbondante e che Bovianum Vetus corrispondesse alla parte fortificata che va da Monte Saraceno alle tre Morge urbane anch’esse di Pietrabbondante.

Da qualche tempo più di uno timidamente comincia a sostenere l’ipotesi che Aquilonia sia Pietrabbondante e poiché il mondo degli studiosi è un ambientaccio e vi si campa di soddisfazioni, si fa finta di non sapere chi ha scritto prima. Va bene lo stesso purché se ne parli.

Per la soddisfazione di cui sopra, ma citando le fonti, ripropongo dal mio sito quanto già scritto.

di Franco Valente (Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)
Le foto sono dell’autore


Il teatro di Pietrabbondante negli anni Trenta

 
La sezione aurea applicata nel complesso di Pietrabbondante

Sono convinto che tutta l’area sannitica sia stata caratterizzata da un’architettura religiosa in cui sono stati applicati criteri modulari di origine filosofica. A breve pubblicherò i risultati degli studi che in qualche modo avevo anticipato nel 1989. ( F. VALENTE, Appunti per una storia dell’arte e dell’architettura nel Molise attraverso l’individuazione dei rapporti armonici e dei moduli geometrici di origine pitagorica in Almanacco del Molise 1990.) Qui di seguito, invece, riporto un vecchio lavoro sul teatro di Pietrabbondante che fu pubblicato la prima volta nel 1990: F. VALENTE, Da Creta a Pietrabbondante, viaggio nel tempo tra gli edifici teatrali antichi, in Almanacco del Molise 1991 e 1992, diffuso anche dal prezioso blog di Davide Monaco: http://xoomer.alice.it/davmonac/sanniti/valteat1.html.


Aquilonia

Tra le opere più note del Sannio, il cosiddetto Teatro di Pietrabbondante rappresenta certamente uno dei monumenti di maggiore fascino, non solo per la straordinaria posizione a dominio della valle del Trigno, ma anche e soprattutto per le sue caratteristiche architettoniche, assolutamente anomale rispetto agli altri edifici greci e romani costruiti (qualunque sia la loro funzione) per accogliere un pubblico.

Molto si è scritto su Pietrabbondante, ma gran parte di quel molto è ancora da verificare, non ultima la collocazione precisa del teatro nella storia dei caratteri stilistici e la sua reale funzione nell’ambito della cultura sannitica.

Certamente non siamo in grado, stante la scarsezza di documentazione archeologica, di giungere a conclusioni definitive come coloro che con molta sicumera e senza alcuna analisi filologica hanno finora fatto, ma certamente il tentativo di compiere un viaggio nel tempo attraverso tutte le architetture che comunque nascono dalla necessità di accogliere un pubblico che da fermo deve osservare una scena in movimento, potrà essere utile almeno per provocare successive e più puntuali analisi. In questa sede non è il caso di rinnovare l’annosa polemica sul nome sannitico da attribuire a Pietrabbondante che, pur essendo di estremo interesse scientifico, non può ancora essere definitivamente risolta.

Per quel che riguarda questo nostro viaggio daremo per scontata l’ipotesi (che in altro luogo cerchiamo di dimostrare) che in Pietrabbondante debbano essere collocati, contemporaneamente, i due centri di Bovianum Vetus (corrispondente all’abitato che era racchiuso nel perimetro definito dalla muratura ciclopica che partendo dalla cima di monte Saraceno raggiunge le tre morge) e di Aquilonia (corrispondente all’area sacra dei Templi e del Teatro).

Sinteticamente le motivazioni che portano a riconoscere nell’area del Calcatello di Pietrabbondante la città sannita di Aquilonia sono, oltre quella delle dimensioni del recinto del teatro, le seguenti:

a) In lingua osca al termine latino di Aquilonia corrisponde AKUDUNNIAD e le uniche monete con tale termine sono state ritrovate nel territorio di Pietrabbondante.

b) Nel secolo scorso l’area dello scavo del teatro veniva chiamata “La città di Catunzia”, come pure ancora oggi gli abitanti di Pietrabbondante vengono chiamati in tutto il circondario, con il termine di “Catunzi”. Sia Catunzia, sia Catunzi hanno la medesima origine nel termine osco “Akudunniad”.

c) La grande quantità di ex-voto militari fanno ritenere che in quel luogo sia avvenuto qualcosa di grande rilevanza dal punto di vista militare. In Aquilonia si celebrò il più grande sacrificio umano del popolo sannita e di conseguenza anche le generazioni successive a quella del giuramento della gioventù linteata ritennero di dover continuare a celebrare l’eroismo sannita nel luogo più significativo per la loro storia.

d) La vicinanza alla rocca di Monte Saraceno, la cui cinta muraria si integrava con le tre morge del centro di Pietrabbondante che è identificabile con “Bovianus Vetus”.

Di conseguenza parto dalla ipotesi che in Pietrabbondante esistevano due centri di riferimento: il primo, Bovianum, di interesse politico-amministrativo più limitato e relativo alle tribù sannitiche che occupavano il territorio immediatamente circostante; il secondo, Aquilonia, di interesse più vasto, con funzione di vera e propria capitale religiosa oltre che politica per tutte le popolazioni confederate nel Sannio.

Abbiamo iniziato questa premessa mettendo in dubbio che il Teatro di Pietrabbondante sia veramente nato come edificio per spettacoli teatrali. Probabilmente ha ragione chi con molta efficacia si limita a definirlo una cavea teatroide (G.A. MANSUELLI, Roma e il Mondo Romano, vol.I, Torino 1981) forse per non avventurarsi in una definizione più impegnativa.

Può essere accaduto, comunque, che il complesso sia nato con altre finalità e poi, nel tempo, mutate le condizioni politiche, si sia data ad esso una diversa funzione. Alcune anomalie ed il riferimento ad altri edifici consimili lasciano supporre che l’attuale impianto si ovrapponga ad un altro preesistente, più antico, con una cavea ad andamento non circolare.


In primo piano l’area di Aquilonia, sullo sfondo Bovianum Vetus

Prendiamo come punto di partenza una data molto precisa: quella relativa al giuramento che i giovani Sanniti prestarono alla vigilia della disfatta di Aquilonia. Riferendosi al 293 a.C., Livio nel capitolo 38 del libro X descrive con dovizia di particolare una scena che, per quel che ci riguarda, può essere di interesse soprattutto per i dettagli che in essa sono riportati. Egli racconta che quell’anno si era fatta per tutto il Sannio una chiamata alle armi con una nuova legge che stabiliva pene severe per chi non si fosse presentato. In particolare chi non fosse accorso all’appello dei comandanti, o si fosse allontanato senza ordine, sarebbe stato consacrato alla vendetta di Giove. Dopodiché l’esercito ricevette l’ordine di concentrarsi in Aquilonia, dove si raccolse una forza di circa sessantamila uomini. Qui, quasi al centro dell’accampamento, un’area era racchiusa da palizzate e plutei e coperta da un telo, misurando circa duecento piedi da ogni parte (Ibi mediis fere castris locus est consaeptus cratibus pluteisque et linteis contectus, patens ducentos maxime pedes in omnes pariter partes).


Pianta del complesso tempio-teatro – Il quadrato in verde misura esattamente 200 piedi di lato (ducentos maxime pedes in omnes pariter partes), pari a 55 metri

In quel luogo si offrì un sacrificio seguendo una cerimonia descritta in un vecchio libro di tela e secondo una prassi che il sacerdote Ovvio Paccio affermava essere di antica tradizione sannita. Livio continua la descrizione della cerimonia e puntualizza che quella legione sannitica fu chiamata “linteata” dalla copertura del recinto in cui era stata consacrata la nobiltà militare.

Se si tiene conto che il piede osco corrisponde a circa 0,275 metri, risulta che la misura massima dell’area in cui avvenne il giuramento doveva corrispondere a 55 metri lineari. Già A. La Regina (A. LA REGINA, I Sanniti: il sogno di un impero in “Molise, Roma 1980) notava che le dimensioni del recinto corrispondono esattamente a quelle del muro di contenimento all’interno del quale si trova il teatro di Pietrabbondante. Afferma, però, essere questa una circostanza che dimostra che nella tradizione Sannitica vi fosse la consuetudine o addirittura la prescrizione consolidata di assegnare la misura di duecento piedi ad aree destinate a pratiche religiose, dovendosi riconoscere in Montevairano l’antica Aquilonia e non in Pietrabbondante.

In realtà non pare che in Montevairano o in altra parte del Sannio si sia ritrovato un altro recinto di eguali dimensioni. Il fatto che Livio abbia voluto riportare con precisione le dimensioni dell’area devono farci ritenere, invece, che egli si riferisse ad un edificio e più propriamente al complesso di Pietrabbondante. Conseguentemente nell’agglomerato sacro che lo circonda deve essere individuato il nucleo di Aquilonia.

Vi sono poi altre due considerazioni da fare sulla descrizione del recinto. La prima riguarda la copertura che se ne fece mediante l’uso di una tela. Se immaginiamo di dover compiere tale operazione su un terreno pianeggiante e non limitato da una struttura muraria, dobbiamo ipotizzare una complessa impalcatura in legno per tenere sollevata la tela nella parte centrale che, come si è detto, aveva un luce di ben 55 metri. Molto più facile stendere un telo avendo a disposizione l’anàlemma di una cavea sulla cui sommità peraltro in epoca romana non era inconsueto predisporre dei pali per tenere in tensione dei velari che nei giorni estivi riparavano dal sole.

La seconda considerazione va rivolta proprio ai termini che lo storico romano utilizza quando afferma che il luogo era racchiuso da palizzate e plutei (cratibus pluteisque). Infatti, mentre il cratis è l’elemento di una palizzata in legno, il pluteus, come si ricava dalla definizione che viene fornita da Vitruvio, è precisamente l’elemento architettonico che delimita le varie zone di una cavea, cioè una transenna non traforata, generalmente realizzata in pietra o in marmo. L’attuale forma architettonica del teatro però pone seri problemi di datazione in quanto sembrerebbe logico attribuire il complesso alla fine del II secolo a.C., quando fu data definitiva sistemazione a tutta l’area. Si deve pertanto ritenere che, come per gran parte dei teatri ellenistici, anche per il teatro di Pietrabbondante si debbano riconoscere origini più antiche e trasformazioni sostanziali in epoche successive.

(il resto dell’articolo in http://www.francovalente.it/?p=537)

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1 Commento

  1. Giancarlo Formichelli 7 gennaio 2010 at 17:14

    Salve sig. Valente,sono uno studioso dilettante dell’antico Sannio e mi trovo parzialmente daccordo sulla sua ipotesi che Aquilonia fosse la zona sacra di Pietrabbondante.Però il dubbio nasce dal come abbiano potute raggiungere Aquilonia le legioni romane senza trovare nessuna opposizione da parte di truppe sannite visto che i romani sia venissero dal Lazio e sia arrivassero dalla Campania avrebbero dovuto oltrepassare Venafro,Isernia ed altre roccaforti?E infine potrebbe essere così gentile da inviarmi il nome esatto in osco di “Legio Linteata” nella forma originale con la scritta da destra verso sinistra?Ringraziandola anticipatamente continuerò a seguirla nei suoi studi.

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