Spigolature araldiche: “Damnatio memoriae” su uno stemma di Cola di Monforte

Spigolature araldiche: “Damnatio memoriae” su uno stemma di Cola di Monforte

Spigolature araldiche: Damnatio memoriae su uno stemma di Cola di Monforte Non  è facile. Ma guardando con attenzione le pietre che costituiscono la spalletta di destra dell’antico ingresso del Castello di Campobasso si scopre una pietra che una volta recava lo stemma di Cola di Monforte. Credo che non sia stata mai notata perché, essendone stati abrasi gli elementi a rilievo, difficilmente si riconoscono i segni araldici peculiari di quella casa. La famiglia Monforte vantava origini francesi nei Montfort di Francia o di Bretagna che avevano come stemma un leone di azzurro in campo d’argento sostenente uno scudetto di oro caricato di cinque code d’ermellino. I segni araldici riconducibili ai Monforte e presenti in Campobasso sono del tutto diversi...

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Qualche piccola considerazione sul giglio di Francia nel Molise

Qualche piccola considerazione sul giglio di Francia nel Molise

Qualche piccola considerazione sul giglio di Francia nel Molise Più di una volta ho provato a sostenere che la presenza del giglio nell’arte e nell’architettura di alcune opere che si trovano nella nostra regione è un vero e proprio marchio ideologico che fa ricondurre agli Angioini una sorta di sostanziale condivisione. Anzi, in alcuni casi il giglio mi è servito per sospettare una diretta responsabilità  di personaggi schierati con la famiglia angioina nell’esecuzione di quell’opera, come nel caso del vescovo Rahone sulla facciata della Cattedrale di Larino o di Giacomo Caldora per la piccola acquasantiera di Castel del Giudice. Cominciamo proprio con la cattedrale di Larino per cercare di dimostrare che la presenza del giglio, confusa in un...

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Appuntamento a Frosolone: domenica 11 dicembre alle ore 15,30

Appuntamento a Frosolone: domenica 11 dicembre alle ore 15,30

Appuntamento a Frosolone: domenica 11 dicembre alle ore 15,30 per una passeggiata con quattro soste nel centro antico. Partendo dal Castello (ora palazzo Zampini) si proseguirà per l’Assunta, piazza S. Pietro e S. Chiara/S.Angelo. Un’occasione anche per parlare degli stemmi dei feudatari di Frosolone. Borrello fino al 1266 BORRELLO Di rosso alla banda di argento caricata di tre corni di rosso. Andrea d’Isernia fino al 1295 ISERNIA (d’) D’oro al corvo fermo di nero. Francesco di Montagano Lo stemma è presente su un’acquasantiera di Montagano Giovanni d’Evoli (post 1350) EVOLI (d’) Troncato, inchiavato di nero e di argento. Ferrante di Capua fino al 1523 (circa) CAPUA (di) Di oro alla banda di argento gemellata di nero. Oratio...

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Spigolature araldiche. I Petra duchi di Vastogirardi

Spigolature araldiche. I Petra duchi di Vastogirardi

Vastogirardi per oltre un secolo e mezzo fu dei Petra, potente famiglia napoletana. Non si conosce con esattezza l’anno in cui i Petra abbiano preso il feudo di Vastogirardi. Secondo il Masciotta, che ne ha ricostruito la successione, sarebbe accaduto intorno al 1580. Fabio d’Afflitto era entrato in possesso del feudo nel 1559 e circa venti anni dopo lo avrebbe ceduto a Giovan Leonardo Petra. A lui deve essere attribuita la decorazione della cappella nella chiesa di S. Nicola con le immagini della Madonna del Carmine e dei santi Leonardo, Onofrio e Antonio Abate, le cui pitture, nonostante le pessime condizioni in cui sono ridotte, sembrano essere proprio del periodo del nostro. Anzi la scelta dell’immagine di S. Leonardo (che si riconosce per la presenza...

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Spigolature araldiche: I Gambacorta ed altre famiglie a Macchia Valfortore

Spigolature araldiche: I Gambacorta ed altre famiglie a Macchia Valfortore

L’occasione per parlare di alcune spigolature araldiche che riguardano Macchia Valfortore nasce dalla necessità di dare una definitiva soluzione al posizionamento di un grande stemma che si trova da tempo collocato, in un contesto che non gli appartiene, sulla facciata di una casa privata nei pressi dell’antico castello detto dei Gambacorta. La preoccupazione è del sindaco Nicola  Zingaro e me ne ha dato conoscenza Mariella Brindisi. E’ uno stemma di particolare importanza per la storia feudale del Molise perché legato a  personaggi che hanno avuto parte rilevante nelle vicende del regno di Napoli tra la fine del XVII secolo e il principio del seguente. Lo stemma è partito ed è di facile lettura perché rappresenta l’unione matrimoniale di due...

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I LANNOY PRINCIPI DI SULMONA E CONTI DI VENAFRO

I LANNOY PRINCIPI DI SULMONA E CONTI DI VENAFRO

  I LANNOY PRINCIPI DI SULMONA E CONTI DI VENAFRO Una sorta di “damnatio memoriae” nello stemma dell’atrio del castello di Venafro. . Franco Valente Appena superato il portone blindato del nucleo interno del castello di Venafro non si può fare a meno di osservare il grande stemma dei Lannoy che si estende per la quasi intera superficie della volta ribassata che anticipa la piccola corte interna. A prima vista sembra una qualsiasi rappresentazione araldica, ma dietro la sua presenza si nasconde la storia sotto certi versi drammatica della decapitazione di Enrico Pandone e la successiva confisca dei beni. Lo stemma dei Lannoy è di argento caricato di tre leoni rampanti di oro, linguati di rosso e coronati all’antica, posti due, uno, ma nel nostro...

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Le misteriose acquasantiere dell’Assunta di Montagano

Le misteriose acquasantiere dell’Assunta di Montagano

Le misteriose acquasantiere dell’Assunta di Montagano Franco Valente La chiesa dell’Assunta a Montagano Quando la nostra ignoranza è tale da non farci capire quale sia il significato di una cosa, quella cosa diventa misteriosa. Così a me appaiono misteriose due acquasantiere che si trovano all’ingresso della chiesa parrocchiale di Montagano che è dedicata alla Madonna Assunta in Cielo. A queste due aggiungo una terza, sicuramente meno misteriosa, che si trova ugualmente da quelle parti, nella basilica di S. Maria della Strada nell’agro di Matrice. Sono tre acquasantiere che direbbero poco se due di esse non contenessero sul balaustro di sostegno due significativi stemmi racchiusi in uno scudo che gli araldisti definiscono a testa di cavallo per la...

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L’acquasantiera di Castel del Giudice è di Giacomo Caldora?

L’acquasantiera di Castel del Giudice è di Giacomo Caldora?

L’acquasantiera di Castel del Giudice è di Giacomo Caldora? Franco Valente Nel 1267 Castel del Giudice per un brevissimo periodo appartenne a Corrado di Antiochia, ma gli angioini lo affidarono prima a Paolo de Giga, poi a Stefano di Belcair ed infine a Gualtiero da Ponte. Dalla famiglia di costui poi passò ai d’Evoli che tennero il feudo fino che fu ceduto a Giovanni Caldora, capostipite di una famiglia di capitani di ventura celebri per le loro alterne e a volte contraddittorie gesta epiche. Il più famoso fu certamente Giacomo, figlio di Giovanni, nato da Rita Cantelmo nel 1368 proprio a Castel del Giudice. Battista Masciotta sostiene, e sicuramente non sbaglia,  che egli fu il maggior uomo d’arme del secolo XV, malgrado nelle istorie, nella...

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E’ di Bartolomeo di Capua, il grande giurista angioino, lo stemma sulla porta “da basso” di Sepino

E’ di Bartolomeo di Capua, il grande giurista angioino, lo stemma sulla porta “da basso” di Sepino

E’ di Bartolomeo di Capua, il grande giurista angioino, lo stemma sulla porta “da basso” di Sepino Franco Valente A volte un errore araldico può portare a dare definizioni poco compatibili con la storia oggettiva di un paese. Un caso esemplare è l’attribuzione ai de Molisio di uno stemma che si trova al disopra del concio di chiave della porta “da basso” del nucleo antico di Sepino. Da tempo gli storici locali hanno impropriamente assegnato ai de Molisio la titolarità di una porta che all’epoca dei conti normanni non solo non poteva esistere, ma soprattutto non poteva avere quelle caratteristiche architettoniche che appartengono ad un periodo che non può essere anteriore al XIV secolo. D’altra parte l’esame del blasone che fa bella mostra...

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Il castello di Rionero Sannitico e la scomparsa tomba di Alfonso e Beatrice

Il castello di Rionero Sannitico e la scomparsa tomba di Alfonso e Beatrice

Il Castello di Rionero Sannitico e la scomparsa tomba di Alfonso Carafa e Beatrice Bucca d’Aragona Franco Valente Di Rionero abbiamo notizie sicure almeno dal 1039 quando, subito dopo la morte dell’imperatore Corrado, fu usurpata dai Borrello che in quell’occasione, come racconta la Cronaca del Monastero di S. Vincenzo, si dimostrarono di una ferocia che non si vedeva dal tempo dell’eccidio saraceno dell’881. Iam filii Borrelli super filios Anserii surrexerant, et uno occiso per fraudem, aliis fide captis, Alfedenam, Montem Nigrum, et alias terras huius monasterii abstulerunt, et cetera invadere ceperunt, Buscurri, Mala Cocclaria, Rigu Neru, Cerrum cum Spina, et Aqua Viva, Tenzunusu, Licenosum, Collem Stephani et ceteras terras . Qualche anno dopo,...

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Il palindromo di Acquaviva-Collecroce

Il palindromo di Acquaviva-Collecroce

Il palindromo di Acquaviva Collecroce (prima parte) Franco Valente Oggi la Chiesa festeggia Santa Ester. La comunità di Acquaviva-Collecroce la festeggia il 29 settembre portandola in processione per le vie del paese. La facciata posteriore di S. Maria Ester La chiesa di S. Maria Ester è molto particolare. Prima di tutto perché ha una doppia facciata. Una davanti ed una dietro. La facciata principale Lo stemma dei Cavalieri di Malta sul portale principale In secondo luogo perché è una chiesa dei Cavalieri di Malta. Infine perché all’esterno vi si conserva una delle tante repliche medioevali del cosiddetto quadrato magico. A lato della chiesa di Santa Maria Ester di Acquaviva-Collecroce una volta vi era un campanile, forse quattrocentesco, di cui...

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La vigilanza di una gru a S. Angelo Limosano

La vigilanza di una gru a S. Angelo Limosano

La vigilanza di una gru a S. Angelo Limosano Franco Valente S. Angelo Limosano per molti studiosi è il luogo fisico dove nacque Pietro Angelerio, poi divenuto papa con il nome di Celestino V. L’ipotesi è fondata, ma difficile da dimostrare definitivamente. Certamente della S. Angelo dei tempi di Pietro Angelerio rimane poco, anche se l’impianto urbano è quello di epoca normanna. Del castello non rimane segno evidente della sua forma antica perché più volte trasformato nel tempo. Anche i pochi segni araldici di quei feudatari che vollero lasciare traccia del loro passaggio sono scomparsi, tuttavia qualcosa rimane. Qualche tempo fa, segnalatami da Luigi Sansone, fotografai una pietra erratica ora murata alle spalle della facciata del palazzo baronale che...

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Ferrante Consalvo d’Aghilar in uno stemma di Morrone del Sannio

Ferrante Consalvo d’Aghilar in uno stemma di Morrone del Sannio

Spigolature araldiche: Ferrante Consalvo d’Aghilar in uno stemma di Morrone del Sannio. Franco Valente Ai piedi di una muraglia sulla quale una volta si appoggiava la parte esterna dell’antico castello di Morrone del Sannio, in uno scudo a testa di cavallo di fattura quattro-cinquecentesca, sopravvive uno stemma con un campo attraversato da quattro fasce. Segnalatomi da Peppino Storto, nulla si potrebbe capire se non ci venisse incontro una notizia che Giambattista Masciotta riferisce senza citare la fonte. Il feudo di Morrone per lungo periodo seguì le stesse sorti di Civitacampomarano che, come è noto, da Alfonso d’Aragona nel 1442 fu assegnato a Paolo di Sangro per ringraziarlo del passaggio al suo servizio dopo aver tradito le truppe angioine di...

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Spigolature araldiche: Troiano di Somma a Miranda

Spigolature araldiche: Troiano di Somma a Miranda

Spigolature araldiche: Troiano di Somma a Miranda Franco Valente Una pietra con la data A.D. 1493 si trova collocata ad una certa altezza della parete settentrionale esterna della chiesa di S. Maria Assunta a Miranda. E’ un po’ rovinata, ma le due torri accoppiate che vi si vedono non ammettono dubbi che si tratti del blasone della famiglia Somma, che è costituito da un campo d’oro con due torri merlate di azzurro sopra un mare ondato d’argento e d’azzurro. Il castello di Miranda                                                            Lo stemma dei Somma I Somma divennero feudatari di Miranda per la concessione che Alfonso I d’Aragona aveva fatto nel 1445 a Nicola di Som­ma che faceva parte del...

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