da Franco Valente, Luoghi antichi della provincia di Isernia, Bari 2003
(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

Vastogiradi è uno dei paesi più pittoreschi dell’Alto Molise, forse non sufficientemente apprezzato. Eppure il suo paesaggio è straordinario non solo per la ricchezza della flora che caratterizza le sue belle montagne, ma anche per la presenza di tracce significative della civiltà sannitica. Prima di tutto lo straordinario tempietto che oggi si chiama di S. Angelo per la sovrapposizione antica di una chiesa longobarda, ma che una volta era un esempio di perfezione architettonica per avere un impianto regolato da leggi armoniche. Se provate a dividere il lato minore per quello maggiore si ottiene 0,618. Se dividete il lato maggiore per la somma di quello minore più quello maggiore, avrete di nuovo
La chiesa si apre all’esterno con un portico che è molto utile nel periodo invernale ma che è anche uno scenografico raccordo con la pittoresca piazza contornata di case in pietra. Si uniscono a formare una parete senza soluzione di continuità. Ininterrotta anche dove si aprono le porte che una volta collegavano l’antico nucleo con le due vie di accesso alla zona difesa. La porta principale volge a settentrione ed è arricchita da una lunga epigrafe nella quale Carlo Petra ed altri importanti suoi familiari, fissando al 1272 l’origine della loro nobiltà, fanno sapere di aver restaurato nel 1691 le loro case ed il loro palazzo baronale in Vastogirardi. A lato del marmo una serie di stemmi dei Petra, partiti con quelli di altre famiglie imparentate. Uno di essi è datato 1626.
Ma i Petra non furono i soli sgnori del paese. Guastum, così si chiamava in origine Vastogirardi (e così, più meno, lo chiamano gli abitanti attuali che al nome originale tolgono semplicemente la prima lettera), intorno alla metà del XII secolo era tenuta da Roberto di Guasto, sottofeudatario di Guglielmo di Agnone che ne era il feudatario principale.
In epoca angioina appartenne a Raimondo Maleto, poi ai Cantelmo (con una parentesi di circa venti anni per il dominio di Corrado Acquaviva) e dal 1384 ai Carafa. Furono feudatari anche gli appartenenti alle famiglie dei Mormile, dei Caldora, dei d’Aquino, dei d’Afflitto e finalmente, alla fine del XVI secolo, dei Petra. Dopo di loro furono i d’Alessandro di Pescolanciano a godere del feudo di Vastogirardi fino alla fine del XVIII secolo.
Scendendo dall’altra porta della corte castellana si passa davanti al palazzotto dei Selvaggi-Scocchera graziosamente difeso da un gran numero di saettere poste al disotto dei davanzali di tutte le finestre che guardano al portale. E’ un palazzo impiantato su due lati con l’ingresso posto sul lato minore. Notevole è l’originale portale di gusto rinascimentale articolato su due registri in maniera da inglobare al suo interno un’apertura che corrisponde ad un piano ammezzato.
Per uscire dal paese si passa davanti alla Chiesa di S. Maria delle Grazie dal cui campanile ogni anno un bambino vola come un angelo attirando la trepidante attenzione dei vastesi che ritornano al paese per assistere a questa insolita manifestazione di fede. L’esterno della chiesa non è particolarmente interessante e non fa minimamente immaginare la notevolissima qualità della sua architettura interna. Sicuramente è la più bella chiesa molisana del primo novecento, sebbene la sua conformazione planimetrica ripeta il consueto modulo a tre navate. La particolarità sta nella snella articolazione delle colonne, estremamente agili, che riflettono in maniera coerente un gusto di fine ottocento arricchito da citazioni culturali che si traducono in un ricco apparato decorativo eseguito a stucco. Dai quattro medaglioni con le teste di illustri compositori che ornano il parapetto della cantoria, alle astrazioni simboliche che si richiamano ai santi ospitati nei sottostanti altari. Belle le statue di S. Vincenzo Ferreri con le ali, S. Giuseppe col bastone fiorito, S. Filomena con l’ancora,

Lascia un commento