Castelli longobardi e normanni nel Molise

Il Castrum Sancti Laurentii di Salcito

By 15 Settembre 2007 Luglio 28th, 2008 4 Comments

da Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise. (Volume in preparazione)

(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

 

morgia-pietravalle.jpg

 

Tra i castelli di cui apparentemente si è persa traccia vi sono quelli di Pietravalida e di Castelluccio nei territori di Salcito e di Bagnoli del Trigno.

La questione è di un certo interesse perché una serie di considerazione permette di restituire importanza ad un’area che, avendo perso elementi murari significativi, sembra essere estranea alle vicende normanne e, soprattutto, a quelle precedenti longobarde.

Anzi proprio la ricerca sul campo consente di dare una sicura risposta ai quesiti sulla localizzazione di un antico nucleo di fondazione anteriore al X secolo e del quale pare essere scomparso ogni elemento utile per poterlo identificare. Per arrivare a una conclusione logica occorre fare una serie di osservazioni che portano necessariamente ad individuare l’antico Castrum S. Laurentii in quella conformazione rocciosa che oggi, con linguaggio folkloristico, viene genericamente definita come Morgia dei briganti per una diffusa consuetudine di associare a luoghi dalle forme misteriose la presenza di briganti che nella realtà si rifugiavano in luoghi certamente più sicuri.

pluigi-russo.jpg
Pierluigi Russo scopritore del Castrum S. Laurentii

Devo la scoperta di questo luogo alla cortese segnalazione di Pierluigi Russo di Salcito che rimettendo insieme i documenti che appresso vengono richiamati ha potuto localizzare nella Morgia dei Briganti l’antico castrum longobardo di S. Lorenzo.

Questa roccia nelle mappe catastali viene definita come Morgia di Pietravalle e tutta l’area circostante, per una estensione di una certa importanza, viene chiamata Pietravalle.

La famiglia Pietravalle, le cui origini sono documentate dall’epoca normanna, è stata sempre associata al nucleo urbano di Salcito e semplicisticamente si è sempre detto che i Pietravalle erano di Salcito.

La questione va approfondita e il Catalogo normanno dei baroni ci aiuta a chiarire il problema.

In esso è richiamato il nome di Goffredo di Pietravalda che teneva i feudi di Gambatesa, Pietravalda, Lucito e Ripabottoni: Goffridus de Petravalda tenet de domino Rege Gambatesam, et Petramvaldam, Nucium et quod est sicut ipse dixit feu­dum unius militis et augmentum eius est unius militis. Una inter feudum et augmentum obtulit milites ij et servientes ij, et cum eo deputata est Ripitella.

Orbene la circostanza che Goffredo sia definito come proveniente da Pietravalda è già un primo indizio per ritenere che Pietravalda sia luogo diverso da Salcito, anche se oggi il toponimo, modificato in Pietravalle, come vedremo, si trova nell’attuale circoscrizione comunale di Salcito.

Peraltro Goffredo risulta titolare anche del feudo da cui evidentemente proveniva, ma non era titolare di Salcito.

Infatti, diversamente, Salcito si ritrova infeudata a Unfrido Cantalupo: Unfridus Cantalupus tenet de domino Rege (vel Roberto) Salcitum quod est feudum j militis.

Non vi sono dubbi nel ritenere che il nome dei Pietravalda derivi dalle caratteristiche fisiche della morgia su cui era impiantato il nucleo urbano, qualunque fosse la sua dimensione, che apparteneva loro. E’ noto che i termini di pietra, morgia, sasso e pesco significano sempre la stessa cosa: una grande conformazione rocciosa emergente dal suolo.

Toponimi che molto spesso vengono utilizzati, come nel territorio di cui ci stiamo interessando, con l’aggiunta di aggettivi che definiscono anche il loro carattere formale o la loro sostanza fisica.

Una tradizione orale (che non trova conferme in evidenze architettoniche) vuole che nell’area della Morgia di Pietravalle esistesse una chiesa dedicata a S. Lorenzo. In tempi recenti la tradizione si è consolidata con la costruzione di una chiesa nuovamente dedicata al protomartire romano.

Questa circostanza sembra già sufficiente per localizzare in quest’area quella chiesa di S. Lorenzo alla quale si riferisce un documento sottoscritto a Bagnoli nel 1029 e trascritto nel Chronicon Vulturnense. Con questo atto il prete Lupo del fu Mainone, il giudice Giovanni del fu Lupo, ambedue di Bagnoli, con l’intervento del giudice Lupo offrivano al monastero di S. Vincenzo al Volturno e per es­so all’abate Ilario, le due chiese di S. Marco e di S. Lorenzo edifi­cate in località Campo Frigido, con nove appezza­menti di terre, si­tuate nei dintorni, in località Cisterna e nei pressi di Trivento, oltre ad al­cuni libri e ad una campana: Si tratta della OFFERCIO SANCTI MARCI ET SANCTI LAURENCII IN CAMPO FRIGIDO.

 

La descrizione, trascritta nel Chronicon Vulturnense, (ed Federici, vol. III, p. 40-44). riporta le misure dei singoli appezzamenti di terra che costituivano le pertinenze delle chiese, ma a noi interessa soprattutto il richiamo al rivus Ybernale e alla più evidente titolazione del documento in Campo Frigido che corrisponde al moderno Campo Frigido che nelle mappe catastali viene individuato a sud-est della morgia Pietravalle.

morgia-pietravalle-1.jpg

Su questa roccia, dunque, deve essersi sviluppato il piccolo nucleo abitato di S. Lorenzo che venne successivamente definito castrum S. Laurentii per essere stato dotato di un idoneo sistema di difesa. La funzione difensiva del nucleo si deduce proprio dalla circostanza della definizione castrense che viene indirettamente richiamata nella donazione di due pezzi di terra alla chiesa di S. Maria della Noce da parte di Pandolfo figlio di Oderisio Borrello. L’atto fu sottoscritto nel 1077 proprio all’interno del castrum S. Laurentii. e fu raccolto da Evelina Jamison che per prima lo studiò (E. JAMISON, The significance of the earlier medieval documents from S. Maria della Noce and S. Salvatore di Castiglione. Napoli 1959).

Con il formarsi della feudalità normanna il nucleo abitato probabilmente cambiò il nome assumendo quello legato alla caratteristica fisica del masso roccioso e, conseguentemente, i titolari di quel feudo usarono il toponimo per definire il luogo della propria origine.

 

morgia-pietravalle-2.jpg

Sulle caratteristiche tipologiche delle abitazioni e della chiesa rupestre non vi sono dubbi. Si tratta di un abitato costituito da case ricavate in buona parte nella roccia e regolarizzate all’esterno con strutture in legno. I segni sopravvissuti nelle pareti rocciose evidenziano una tecnica di aggregazione abitativa fortemente condizionata dalla natura della roccia con una serie di articolazioni estremamente complesse per la necessità di utilizzare al meglio le cavità naturali e nello stesso tempo di sfruttare ogni sporgenza o rientranza per ardue scalinate di collegamento che, per quello che rimane, fanno immaginare un totale rivestimento della parete rocciosa nella parte accessibile. Per l’opportunità di godere della massima insolazione e nello stesso tempo per utilizzare una sorta di gradone naturale la parte abitativa si sviluppò soprattutto su lato meridionale della morgia e solo parzialmente sui contigui lati orientale e occidentale.

Sarebbe necessaria una estesa ripulitura del gradone per capire meglio come sia stato organizzato il sistema di difesa, ma gli elementi che appaiono sono sufficienti per farci immaginare che il castrum si proteggesse mediante palizzate in legno con uso molto limitato di apparati murari, di cui, peraltro, non si vede traccia.

I tetti erano in genere a due falde con pendenze piuttosto pronunziate, come si ricava dalle scanalature artificiali che permettevano alle coperture di incastrarsi nella roccia. La sopravvivenza di scanalature orizzontali di tetti ad una sola falda nelle quali sono rimasti incastrati i residui di lastre calcaree evidenziano anche che i laterizi erano del tutto esclusi. Secondo una tecnica in uso fino al recente XIX secolo le coperture venivano realizzate con l’applicazione di sottili lastre calcaree che nell’area ancora vengono chiamate lisce. Il rinvenimento di rari pezzi di embrici in terracotta del tipo romano nel sottostante campo coltivato può far immaginare che solo un qualche edificio di un certo prestigio, come probabilmente la scomparsa chiesa di S. Lorenzo (forse sistemata sull’apice della morgia dove si vedono gli avanzi di una chiesa rupestre), abbia utilizzato materiali che per l’epoca erano considerati comunque di difficile reperimento.

morgia-pietravalle-3.jpg

Dunque, se certamente nel 1077 il nucleo ancora portava il nome di S. Lorenzo, dobbiamo ritenere che solo quando si definì la sua entità di feudo ben individuabile nel territorio, abbia cambiato il nome in Pietravalida. Il che deve essere accaduto sicuramente prima del 1150 che è l’epoca in cui inizia la redazione del catalogo dei baroni ed appare il nome di Goffredo di Pietravalda.

Nel territorio immediatamente vicino a Pietravalida, tra gli altri feudi, Berardo di Bagnoli, insieme ai suoi fratelli Roberto e Tristaiano, possedeva Bagnoli, che era il luogo di provenienza della famiglia, nonché Pietra Cupa e Castelluccio: Berardus de Balneola cum fratribus suis Robberto et Tustaiano tenent Bagnolum quod est sicut Berardus dixit feudum ij militum, et Petram Cupam et Castelluccium quod est feudum ij militum et cum augmento obtulerunt milites octo et servientes x.

Iste tenet de predicto Berardo et fratribus suis.

Sulla individuazione di Pietracupa non vi sono mai stati dubbi, mentre più complessa appariva la localizzazione di Castelluccio. Trattandosi di un toponimo abbastanza ricorrente non si era mai approfondito l’argomento e qualcuno riteneva di identificarlo nell’analogo Castelluccio sul Verrino. L’esame delle mappe invece ci consente di localizzare con una certa sicurezza il nome del feudo in una zona compresa tra Bagnoli, Pietracupa e Salcito, in prossimità della strada comunale Difesa Cavezzoni, in quella parte di territorio immediatamente ad occidente della Morgia di Pietravalle, dove sopravvive il toponimo di Castelluccio.

Potrebbe trattarsi dello stesso Castelluccio che viene richiamato in un atto cassinese del 1332 che è firmato da dompni Johannis Archipresbyteri Castellutii Petravallon.. (E. GATTULA, Historia, Venezia 1733, pag. 211). L’abbreviatura Petravallon. avvalorerebbe l’ipotesi.

Join the discussion 4 Comments

Leave a Reply


*