Il convento celestino di S. Spirito di Isernia
Franco Valente
La città di Isernia è sempre molto sollecita a rivendicare i natali di S. Pietro Angelerio, passato agli onori della chiesa e della storia per essere stato papa con il nome di Celestino V, ma dimostra perlomeno poco amore per questo santo per il modo barbaro con cui mantiene gli avanzi del monastero di S. Spirito che l’illustre molisano fondò nel 1272.
Ad Isernia nel breve lasso di tempo che intercorre tra il 1267-1275 vennero realizzati tre complessi monastici che ebbero una sicura importanza per la vita religiosa della città.
Il primo è la chiesa di S. Francesco con l’annesso convento, che, secondo quanto è riferito dalla lapide sistemata a lato del portale tuttora esistente, fu edificata nel 1267 sulla preesistente chiesa di S. Stefano secondo una tradizione non confermata dallo stesso S. Francesco.
Il secondo è il convento celestino di S. Spirito la cui origine viene fatta risalire al 1272. Il convento era, comunque, sicuramente esistente nel 1276, come si può ricavare da una lettera del vescovo di Isernia Matteo a Pietro Angelerio, con la quale si concedevano alcune esenzioni ai monaci dell’oratorio de novo constructum… in loco ubi dicitur Pons de Arcu.
Il terzo convento è quello di S. Chiara del 1275.
Questi monasteri si aggiungevano a quello benedettino di S. Maria delle Monache, che qualche decennio prima era stato sostanzialmente ristrutturato e che era pienamente attivo alla fine del duecento.
Per capire cosa stesse avvenendo in questa parte dell’Italia meridionale si deve tenere presente che nel 1266 Carlo d’Angiò aveva sconfitto definitivamente Manfredi nella battaglia di Benevento estromettendo così gli svevi dal regno. Il governo era passato nelle mani di uomini dell’aristocrazia francese che vediamo assumere la titolarità feudali di gran parte delle terre della contea di Molise. Carlo ripristinò gran parte dei privilegi che Federico II aveva sottratto ai monaci ed alla chiesa. Protesse il movimento dei monaci celestiniani che sotto il dominio angioino furono presenti dappertutto.
Ma l’opera di cui Carlo ed i suoi successori hanno lasciato una traccia ben evidente nel territorio molisano è quella del rifacimento sistematico di tutte le cinte urbane di difesa dei centri grandi e piccoli e l’adeguamento delle strutture castellane alle nuove esigenze militari.
Il viaggiatore che nel Trecento fosse passato per le terre dell’antico Sannio avrebbe avuto l’impressione di trovarsi di fronte a nuclei urbani di nuova formazione, compatti e ben definiti all’interno di apparecchiature murarie piuttosto omogenee tra loro per caratteristiche architettoniche e sistemi di difesa.
In questo contesto la Chiesa era venuta ad assumere un ruolo importante nell’ambito della nuova politica angioina dopo che, come ricorda Gennaro Morra (Introduzione al Duecento nel Molise, in Almanacco del Molise 1979), con l’avvento di Carlo d’Angiò, si ebbe una restaurazione del regime teocratico di innocenziana memoria in opposizione al precedente anticurialismo. Il nuovo monarca, per il vincolo vassallatico che lo legava a Roma, restituì ai monasteri e alle chiese i beni demanializzati dagli Svevi; ripristinò le decime a favore dei vescovi; concesse nuove libertà ecclesiastiche riconoscendo l’autonomia forense e le franchigie tributarie, accompagnate da larghi privilegi e favori nei confronti del clero, il quale tornava ad essere potenziato protagonista della vita delle popolazioni, determinando frequenti antagonismi tra le autorità ecclesiastiche locali e quelle cittadine o feudali. Nel 1270, quando i chierici di Venafro e di Gambatesa vennero chiamati a pagare i tributi, il monarca angioino diffidava le due università a non insistere nella richiesta che considerava una pretesa.
Quieste circostanze sicuramente favorirono la nascita dei tre conventi in Isernia.
Angelo Viti (Note di diplomatica ecclesiastica) nel 1972 pubblicò una serie di documenti riguardanti l’origine del convento di S. Spirito di Maiella ad Isernia che permettono di ricostruire le vicende di questo illustre cenobio.
Un documento che ancora si conserva nell’Archivio di Stato di Bologna riferisce del monastero di S. Spirito di Isernia il cui fondo fu donato dal giudice isernino Filippo Benvenuto e da donna Gabriella sua moglie i quali nell’anno 1272, con il consenso del vescovo, lo dotarono di molti beni ai quali si aggiunsero quelli donati da altri fedeli.
Una bolla papale di Gregorio X sottoscritta a Lione nel 1274 e conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, conferma che in quell’anno esisteva S. Spiritus de Ysernia. Il documento viene richiamato dal Ciarlanti nelle sue Memorie Historiche del Sannio, ma vi aggiunge la notizia priva di fondamento che il monastero sia stato costruito su un fondo di proprietà del padre di Pietro Angelerio.
Nell’archivio capitolare di Isernia si conserva, invece, la bolla con la quale il Vescovo Matteo, nel 1276, esime dalla giurisdizione vescovile i confratelli di Pietro da Morrone, abate di S. Maria in Faifoli, che abitavano o che avrebbero abitato nel monastero di S. Spirito di Maiella da poco costruito nella città di Isernia.
Il titolo di monastero competeva a quelle comunità che erano composte da non meno di 12 monaci, dei quali almeno 6 dovevano essere sacerdoti. La sua cura era affidata ad un abate. Tanto si ricava dalle Costituzioni Celestine che ancora erano in vigore nel 1624 quando furono date alle stampe.
Quando il numero era minore, ma comunque non inferiore a 2, il cenobio prendeva il titolo di Priorato e la cura era tenuta da un Priore. Altrimenti si definivano semplicemente chiese o grancie.
Quando Pietro Angelerio divenne papa, sicuramente S. Spirito di Isernia (come S. Spirito di Venafro, S. Maria di Trivento, S. Maria di Agnone, tutti nel Molise) aveva il titolo di monastero. Tanto si ricava dalla bolla pontificia che si affrettò a sottoscrivere nell’ottobre del 1294 a tutela dell’ordine da lui fondato:
Coelestinus Episcopus, servus servorum Dei. Dilectis filiis Honufrio Abbati Monasterii S. Spiritus de Sulmona Valven, diocesis . .. etc. …in quibus haec propris duximus exprimendo vocabulis, videlicet, locum ipsum, in quo praefatum Monasterium situm esse dignoscitur, cum omnibus pertinentiis suis: Monasterium S. Spiritus de Ysernia, S. Mariae de Trevento, S. Mariae de Anglone, Treventinae Dioecesis, S. Spiritus iuxta Venafrum, S. Spiritus Alifanensis etc.
Ecclesias cum Ecclesiis, Capellis, Decimis, et Grangiis, pratis, vineis, trris, sylvis, nemiribus, usuagiis etc. Dat. Aquilae V. Kalendas Octobris, Pontificatus Nostri, anno I.
In quest’epoca i monasteri Celestini erano almeno 36 con circa 600 religiosi tra monaci e conversi.
Il monastero, andato lentamente in rovina per la difficoltà ad abitarlo essendo fuori di Isernia, rimase in vita sicuramente fino al 1623 quando i monaci ottennero di poter trasferire la loro comunità all’interno della città dove l’Università di Isernia concedeva un’area nei pressi della porta da basso dopo averne chiesto l’assenso reale tramite il Consiglio Collaterale di Napoli :
Il Mastrogiurato et eletti della città de Isernia, fanno intendere a V. E. come San Pietro Celestino quinto, Istitutore dell’Ordine de’ Celestini loro cittadino et protettore, fundò un monasterio del suo ordine fuora la città lontano da mezzo miglio, il quale monasterio per l’antichità di quattrocento anni per non essere volentieri habitato da’ religiosi, per star in campagna, è andato quasi tutto in rovina et la chiesa con lo restante della fabrica lo minaccia de prossirno, per lo che sono stati richiesti dal priore e monaci del detto Monasterio che l’avessero recevuti dentro la città per che a spese della religione n’havessero possuto fondare la chiesa et rnonasterio per memoria di detto santo et salute dell’anime de’ suoi cittadini, et havendono essi supplicanti pigliato a caro questa lor dimanda si sono contentati de receverli dentro dicta città…
La chiesa per un periodo restò abbandonata, ma poi, cambiato il titolo in S. Maria della Sanità, fu restaurata per diventare jus-patronato della famiglia Maselli.
Nel 1799 fu saccheggiata dalle truppe francesi dell’oro e degli ex-voto che vi erano depositati. In quella occasione fu assassinato anche Fanciscus de Pasquo che, proveniente da Agnone, vi abitava come eremita.
Negli anni Novanta del secolo scorso, ciò che sopravviveva dell’antico monastero fu liberato dalla terra che per oltre mezzo secolo vi era stata riversata e fu parzialmente restaurato a cura della Soprintendenza ai Monumenti del Molise con un intervento dell’ing. Luigi Bucci.
In quell’occasione fu recuperato, in un ambiente diroccato del lato a valle, la protome di una fontanella costituita da una piccola vasca di accumulo decorata nella parte centrale da un mascherone riccamente rifinito a girali e figure geometriche nella cui bocca era sistemato il cannello.
Sulla cornice una epigrafe ricorda che nel 1615, poco prima che il convento venisse abbandonato, i frati Giovanni Nobile e Geronimo Auricola individuarono nelle vicinanze della chiesa una vena d’acqua che indirizzarono per utilizzarla per le proprie necessità: HANC AQVAM INVENIERVNT CONDVXERUNT ET FABRICAVERVNT V.I.D. IO . NOBILIS ET HIERONIMVS . AVRICVLA . FRA . 1615.
Il pezzo si trova ora nei depositi del Museo archeologico di S. Maria delle Monache.
Quello che rimane del complesso di S. Spirito, preziosa reliquia monumentale, avrebbe meritato più attenzione ed un intervento definitivo.
Si conserva l’impianto di una chiesa in cui rimangono le basi e parte dei pilastri che forse reggevano una piccola cantoria. A lato dell’altare miseramente frantumato, sopravvive un sarcofago di ottima fattura in travertino poggiante su due belle mensole a volute la cui epigrafe obituaria è scomparsa. Una delle due mensole era stata asportata, ma durante i lavori di restauro l’ignoto trafugatore nottetempo, forse preso da rimorso, la riportò nel luogo di provenienza
Qualche tempo dopo, nel 1996, il Rotary club di Isernia con una targa ora coperta di rovi applicata su uno dei muri sopravvissuti, volle ricordare il settimo centenario della morte di Celestino V:
AESERNIENSIS CIVITAS PETRO ANGELERIO CONCIVI PRESTANTISSIMO SEPTIES CENTENARIA RECURRENTE DIE AB OBITU AESERNIAE XIX MAII MCMXCVI
Oggi la chiesa è letteralmente fagocitata da un intervento edilizio che ha completamente stravolto i luoghi mostrando, ove ce ne fosse bisogno, che l’amministrazione comunale di Isernia non ha alcun interesse a conservare la memoria storica di Celestino V.

Monogramma celestino
Immagini di S. Spirito agli inizi del XX secolo tratte da FB “Come eravamo una volta”


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