Arte

L’Annunciazione di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani (prima parte)

By 27 Gennaio 2010 Dicembre 31st, 2013 5 Comments

L’Annunciazione di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani

(prima parte: il committente)

Franco Valente

Ann.propCORRETTA

Uno dei capolavori della storia dell’arte europea si trova a Montorio nei Frentani. E’ un’Annunciazione dipinta su tavola da Teodoro D’Errico poco prima del 1580.

Avrò modo di parlare a sufficienza di questo quadro la cui attribuzione definitiva ed inoppugnabile, come vedremo, spetta a Giovanni Previtali.

Nella medesima chiesa un secondo grande quadro, ugualmente bello, è dedicato all’Assunzione di Maria. Che sia anch’esso di Teodoro D’Errico lo hanno scoperto quasi in contemporanea nel 1987 Nuccia Barbone Pugliese e Pierluigi Leone de Castris.

AssuntaMONTORIO1

Questo viaggio, che tenterò di descrivere man mano che procede, è iniziato su sollecitazione di Manfredi De Santis, ma è stato possibile grazie alla squisita disponibilità di don Fernando Manna, che è geloso custode della chiesa dell’Assunta in cui le opere sono conservate, e di Mariateresa Occhionero, che ha collaborato alle ricerche.

AnnMontorStemmaVALENTE

Orbene, come per tutte le cose importanti, partirò da una considerazione ovvia: un’opera pittorica intanto esiste in quanto qualcuno l’ha commissionata caricandosi delle spese. Molto spesso non si conosce né il nome del committente, né quello dell’artista.

Nel nostro caso si conservano i documenti attraverso i quali si può risalire con certezza al nome dell’autore dei due dipinti ed al nome del committente il quale volle lasciare ai posteri traccia della sua benevolenza facendo rappresentare il suo stemma nella parte centrale del quadro. Anzi, più che di uno stemma si tratta di un sintetico pennone genealogico perché contiene gli elementi essenziali di alcune cosiddette alleanze familiari.

E’ uno stemma inquartato, inserito in una cornice senza simboli baronali o ecclesiastici, che mostra nel 1° e nel 4° quarto l’arma dei di Capua (di oro alla banda di argento gemellata di nero), nel 2° quarto quella dei Grimaldi (losangato di rosso e d’argento), nel 3° quella degli Acquaviva (al leone rampante azzurro armato e linguato di rosso in campo d’oro)

Per cercare di capire cosa si nasconda dietro lo scudo araldico al centro del quadro ci vengono incontro alcuni documenti originali che si conservano nell’Archivio parrocchiale di Montorio e che, se non chiariscono del tutto il significato, perlomeno mettono un punto fermo sul committente dell’opera.

Lo scudo appartiene alla classe dei blasoni inquartati, ma con un’anomalia che va interpretata.

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Gli stemmi vengono inquartati per dare maggiore peso alle due famiglie che si uniscono in una alleanza derivata da matrimonio. Il matrimonio, nel nostro caso è quello tra Ascanio di Capua e Silvia Grimaldi, che è sintetizzato nei due quarti superiori. Il 1° a destra (sinistra per chi guarda) è l’arma di Ascanio di Capua e il 2° è quella di Silvia Grimaldi.

Di questo matrimonio abbiamo notizia dai registri parrocchiali di S. Maria Assunta di Montorio dove sono registrati alcuni battesimi nei quali i due sposi vengono richiamati come padrini o come genitori dei battezzati. Guido Vincelli ne ha fatto e pubblicato un estratto:

Archivio Parrocchiale S. Maria Assunta: Libro dei Battezzati dal 1569 al 1589.
Fo.l/65. Die 30 7mbris 1569 – Vittoria figlia del Mag/co Ruffo et della S/ra Gerolamo Valdes fo baptizata nel predetto tempo, et la tende al catecumino Angiola de Buccio, et al baptesimo lo Ill/mo S/r Ascanio et il S/r Cesare de Capua.

Fol/74 – Die 28 Martii 1573 – lo Domno Marino Montanaro Arciprete ho baptizato Sabellangela figlia di Ant/o de Nova et de Angiola de R.R. et tenuta nella fonte catecumena da Porzia zitella dello Ill/mo S/r Francesco Antonio de Capua.

Fol/78 – Die 12 Decembris 1574 – Io Domno Adario de Nardis Un/tis Lareni ho baptizato Giambattista de Capua figlio del S/r Cesare et tenuto allo catecumino et fonte da Ms. Vacci da Campobasso.

Fo.l/80 – Die 17 Giunii 1576. Io. Don Baldassar Gala della Cerignola ho baptizato Costante figlio dell’Ill/mo S/r Cesare de Capua, tenuto al fonte et al catecumino dal S/r Ferrante Hortiza de Balderome, et il S/r Ascanio Mazzagrugno.

o.l/98 – Die 22 mensis 7mbris 1585 – lo Don Giuseppe de Caldariis ho baptizato lo S/r Giulio figlio dell’Ill/mo S/r Ascanio de Capua, et della Ill/m,a S/ra Silvia Grimalda, l’ha tenuto ad fontem batsmalis la Antonella Matella.

Fol/101- A Di 18 Agosto 1586 Don Vincenzo Taurono della Serra Capriola have battizzata Francesca Costanza figlia dell’Ill/mo S/r Ascanio de Capua et dell’Ill/ma S/ra Silvia Grimalda et l’ha tenuta nel fonte battismale il S/r Bar/o Scacciato et la S/ra Drusiana sua moglie.

Fo1/109 – A Dì 19 del mese di Marzo 1589 in Montorio – Io Gio. Batt/a Bello Buono di Larino ho battizzata l’Ill/ma S/ra Catarina figlia degli Ill.mi Sig/ri Ascanio de Capua et Silvia Grimaldi et l’ha tenuta al battesimo Antona di Costanza da Casacalenda.

Sono le registrazioni di alcuni battesimi nei quali i di Capua-Grimaldi compaiono come genitori o padrini di battezzati.

Capua (de)
Lo stemma di Capua (di oro alla banda di argento gemellata di nero)

Grimaldi
Lo stemma dei Grimaldi (losangato di rosso e d’argento)

Nella lettura del 3° quarto dello stemma di cui ci occupiamo appare un leone rampante azzurro armato e linguato di rosso in campo d’oro che è l’arma della famiglia Acquaviva, mentre non vi sono dubbi sull’arma del 4° che è dei de Capua.

In genere il 3° e il 4° quarto sono semplicemente invertiti rispetto a quelli del registro superiore. In questo caso molto probabilmente ci si vuole riferire all’ascendenza materna di Ascanio e l’alleanza matrimoniale paterna, per l’esigenze di rispettare la regola dei quarti, è riportata in modo speculare.

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Purtroppo non si è in grado, allo stato delle conoscenze della complicata genealogia dei de Capua, capire chi fosse la madre di Ascanio anche se non solo sappiamo che gli Acquaviva comunque nel passato  erano imparentati con i de Capua, ma che questi ultimi addirittura sarebbero una derivazione per via femminile degli stessi Acquaviva. Dunque la presenza dello stemma degli Acquaviva in uno dei quarti dello stemma di Montorio è semplicemente un riconoscimento dell’importante ascendenza dei di Capua.

Acquaviva
Stemma degli Acquaviva (leone rampante azzurro armato e linguato di rosso in campo d’oro)

Ma chi sono i di Capua feudatari di Montorio?
Verrebbe spontaneo ritenere che si tratti del cosiddetto ramo termolese che ebbe come ascendente quel Bartolomeo di Capua (1248-1316) che, discendente a sua volta della potente famiglia normanna degli Altavilla, fu il primo duca di Termoli dopo essere stato giovanissimo arcivescovo di Pisa per nomina fatta da Clemente IV (1265-1268).

Andrea di Capua, un suo discendente, dopo alterne vicende della famiglia, riottenne il feudo di Termoli nel 1495, compreso il territorio di Montorio che fu venduto nel 1511 a Alfonso de Raho.

Di quest’ultimo si ha memoria negli atti dell’archivio comunale di Montorio Archivio Comunale per una divisione riferita all’anno 1515 dai quali Guido Vincelli ha estratto:
Libro Magistrale della Terra di Montorio. Vol. I, parte I/fol. 4.
In Dei nomine amen. Anno a Nativitate eiusdem millesimo quingentesimo decimo quinto regnante inclito et catholico. Rege Ferdinando de Aragonia, Dei Gratia Rege Aragonum atque utriusque Siciliae, in territorio Civitatis Larini, proprie in Monasterio Sanctae Mariae Spiritus Sancti, die vigesima prima Mensis Septembris, quartae ind/is: Nus Julius Caracciolus de Neapoli, Arbiter et Arbitrator, communi consensu electus a Mag/co Domino. Alphonsio de Raho, et hominibus. Castri Montorii, parte ex una, a Mag/co Domino Francisco Boccaplanula, Domino Castri Bonefri et Universitate et hominibus ipsius, parte ex altera … .

Raho, Rago (de)
Lo stemma dei Raho (scaccato di sedici pezzi di oro e di azzurro, i primi caricati da una coda di ermellino)

Il feudo di Montorio, riacquistato da Ferrante, figlio di Andrea di Capua, nel 1523, fu prima venduto a Ettore Pappacoda e poi da questi ceduto nel 1528 a Lucrezia Zurlo che era vedova di un altro Bartolomeo di Capua, Principe di Riccia (G.Battista Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni – Vol IV, Montorio).

Pappacoda
Stemma dei Pappacoda (leone rampante di oro avente la coda rivolta sopra la testa e tenuta tra i denti su campo di nero)

Nel 1532 Montorio venne riacquistata dai di Capua di Termoli per mano di Maria (successivamente andata sposa allo zio Vincenzo di Capua mentre sua sorella Isabella andava sposa a Ferrante Gonzaga) e da questa rivenduta nello stesso anno a Giulio Cesare, appartenente al ramo del di Capua di Conca nella Campania.

E’ probabile che il nostro Ascanio fosse figlio di Giulio Cesare. Un indizio è costituito dal nome che Ascanio assegna al terzo figlio che viene così battezzato con il nome di Giulio nel 1585 evidentemente per rinnovare il nome del nonno.

Dal registro dei battezzati si ricava, infatti, che Ascanio di Capua e Silvia Grimaldi abbiano fatto battezzare nella chiesa dell’Assunta i tre figli:
22  7mbris 1585 (…) Giulio.
18 Agosto 1586 (…) Francesca Costanza,
19 Marzo 1589 (…) Catarina
.

Queste registrazioni dimostrano in maniera chiara che la famiglia di Capua avesse stabile residenza in Montorio nel palazzo baronale che fronteggia la chiesa dell’Assunta, ma non escludono che essi avessero una frequentazione sistematica della capitale partenopea non solo per una necessità politica di mostrarsi fisicamente fedeli alla corte vicereale, ma anche per una sorta di necessità culturale.

Napoli non era solo la capitale politica ed economica del regno, ma anche un polo di attrazione che, come vedremo, fu l’occasione per la venuta nel 1574 di un bel nucleo di pittori fiamminghi nella seconda metà del secolo.

L’aggancio delle due pitture dell’Annunciazione e dell’Assunta di Montorio al mondo fiammingo di Napoli ci è confermato da un documento già pubblicato dal Filangieri  e che solo P.Luigi Leone de Castris e Nuccia Borbone Pugliese nel 1987 hanno messo in relazione con le due opere di cui ci stiamo occupando, confermando così l’attribuzione di Giovanni Previtali sull’autore dell’Annunciazione.

E’ il versamento di un acconto di 30 ducati sul totale concordato di 80 ducati che Ascanio di Capua si impegna a versare a Teodoro D’Errico per la realizzazione di un quadro dell’Assunta con predella e di un altro dell’Annunciazione da consegnarsi entro il gennaio 1581 (FILANGIERI 1883-91, VI, 1891, pp. 4-5; Archivio Storico Napoletano (ASN), Notai del “500, C. Celone, prot. f. 306-306v).

(continua)

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  • Giuseppe Zio ha detto:

    Franco,
    I De Capua del ramo di Termoli furono anche feudatari di San Martino nello stesso periodo (fra il 1512 e il 1530), così come, fra il 1566 e il 1560, lo fu la famiglia Ceva- Grimaldi.
    Ti saluto

  • dante gentile lorusso ha detto:

    Carissimo Franco,
    ho sempre pensato che i dipinti più belli presenti in Molise si trovano nella parrocchiale di Montorio nei Frentani.
    L’Annunciazione e l’Assunzione sono due capolavori del fiammingo napoletanizzato con il nome di Teodoro D’Errico.
    L’unica nota dolente, che mi sento di affermare, riguarda il fatto che queste due straordinarie tavole sono conosciute quasi esclusivamente fuori dal contesto regionale.
    Ci sarà pure un motivo?
    Con affetto,
    Dante Gentile Lorusso

  • Gentile Sig. Valente,
    ho visto recentemente un’opera di Teodoro d’Errico a Firenze, in un’importante mostra-mercato nazionale e nella volontà di altra documentazione circa questo pittore a me sconosciuto mi sono imbattuto nel Suo blog.
    Complimenti per la dissertazione storica circa le vicende in qualche modo connesse alla committenza dell'”Annuciazione” e della “Assunzione”: si legge nel Suo scritto tutta la passione e la precisione di uno studioso serio e preparato, ma per quanto riguarda la Sua meraviglia sul fatto che tali opere non siano note forse nemmeno a livello regionale, mi permetto spendere due parole sul fatto che pittoricamente non meritano che un eco locale; al 1580 consideri che la scuola veneta aveva già partorito tutta la produzione di Tiziano e quasi per intero quella di Tintoretto, aprendo la porta a Caravaggio che già sperimentava la luce atmosferica mentre il mondo nordico più colto preparava il terreno a Vermeer e più avanti Rembrandt.
    Le pare che nelle pitture in questione vi sia traccia di novità pittorica? Mancano le sfuocature ottiche, i punti luce sono affrontati con timore….Devo comunque riconoscere che entrambe le opere nell’impianto compositivo mi ricordano curiosamente, questo si mi pare interessante e curioso, l’una l’Annunciazione di Tiziano ora nella chiesa di San Salvador a Venezia; l’altra la celeberrima Assunzione ( sempre di Tiziano ) ai Frari ( ancora a Venezia ).
    Grazie comunque per la Sua preziosa segnalazione, buon lavoro.
    Alvise Contarini cavalli

  • Franco Valente ha detto:

    Gentile sig. Alvise,
    ovviamente “absit iniuria verbis!”. Ma il mio apprezzamento è sulla figura dell’angelo.
    Con tutto il rispetto per le capacità pittoriche di Tiziano, ma il suo Gabriele non potrebbe mai volare! Difatti non vola! Ha qualche chilo di troppo che lo rende carnoso. Sensualmente e stupendamente carnoso. Ma non vola!
    Anche il Gabriele della Scuola di S. Rocco del Tiziano mi sembra eccessivamente sovraccarico.

    E poi… quella gamba scoperta dell’angelo di Montorio, che appartiene ad un essere che non è nè femmina, né maschio, non mi sembra che abbia precedenti nella storia dell’arte.

    Tutti gli angeli che io conosco prima di quello di Teodoro mi sembrano piuttosto delle quaglie appollaiate. Bellissime, ma nessuna in grado di volare….

    Sull’Assunzione alzo le mani!

    Comunque grazie per gli apprezzamenti che sono il sale di questo blog che ogni giorno rischia di chiudere perché in questa regione ogni iniziativa culturale è destinata a morire….

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