Girolamo Imparato. I sette sacramenti di S.Elia a Pianisi
Franco Valente
La Croce dei sette sacramenti
Certamente la crocifissione con l’amministrazione dei Sette Sacramenti della parrocchiale di S. Elia a Pianisi è tra le più originali nel panorama di quelle esistenti nel Molise. Di autore sconosciuto finalmente Leone de Castris nel 1988 scoprì che era stata eseguita a Napoli da Girolamo Imparato (P. LEONE DE CASTRIS, La pittura del Cinquecento in Italia meridionale, Napoli 1988). Serenita Papaldo nel 1989 ne fece un’attenta lettura iconografica (S. PAPALDO, Simbologie battesimali controriformate: l’‘Allegoria’ di Sant’Elia a Pianisi, in «Prospettiva», Scritti in ricordo di Giovanni Previtali, 57-60, 1989-90, pp. 131-138; ripubblicato in Modelli di lettura iconografica. Il panorama meridionale, a cura di M. A. Pavone, Napoli 1999, pp. 113-134).
Di nuovo è stata studiata da Stefano De Mieri nel 2005 (S. DE MIERI, Girolamo Imparato ed altre questioni del Tardo Cinquecento napoletano, Napoli 2005)
E’ una complessa allegoria dei Sette Sacramenti commissionata il 5 novembre 1603 da Francesco Tartaglia di S. Elia a Girolamo Imparato perché venisse posta sul nuovo altare della chiesa del suo paese.
Da qualche decennio si era concluso il Concilio di Trento (1545-1563) che, tra le altre cose, aveva definitivamente affermato nella sessione VII del 3 marzo 1547 che i sacramenti sono sette preavvertendo l’anatema per chi non lo avesse accettato: Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo, nostro signore, o che sono più o meno di sette, e cioè: il battesimo, la confermazione, l’eucarestia, la penitenza, l’estrema unzione, l’ordine e il matrimonio, o anche che qualcuno di questi sette non è veramente e propriamente un sacramento: sia anatema. (G. ALBERIGO (a cura di) Decisioni dei concili ecumenici, 1978, p. 562)
Secondo il solito nel contratto di affidamento veniva riportata la descrizione precisa dei soggetti che sarebbero stati rappresentati. Tra l’altro si precisava pure che la cornice sarebbe dovuta essere simile a quella dell’Assunta che Marco Pino aveva eseguito per l’interno della chiesa di S. Severino a Napoli.
Francesco Tartaglia aveva convenuto con Girolamo Imparato che tutta la composizione avrebbe dovuto ispirarsi a una preesistente immagine che in quell’epoca era divulgata a stampa:
“nel quatro di mezo nostro Signore in Croce, da man dextra la Madonna et da man sinistra santo Giovanne con seie storiette a torno proportionate con tutto quello sta pintato in una stampa […] Verum non sia obligato il detto Geronimo observare le preditte seie istoriette, seu figure di quelle, ben vero megliorarle et di sotto la Croce il fonte nel quale fonte non si haverà d’observare quelle pinture ch’in detta stampa al presente si ritrovano, ma si bene pintarci figliuoli ch’entrano nudi indotti da doi patrini et nel loro uscita siano vestiti di bianco et che habbiano risguardo nella loro andata in una cappella nella porta della quale sia dipinto un angelo che con il braccio facci segnio d’ad se ricevere li preditti figliuoli bianchi. Verum in un canto di bascio di detto quatro vi sarà dipinto un poco di mare con figure d’alcuni heretici sommerso in esso et di sopra la predicta cona Dio Padre con alcuni angeli santi et cherubini et nel quatro della cimmasa uno Cristo con il calice”.
La composizione è particolare non solo per la qualità della pittura, ma anche per la capacità di sintetizzare, nell’ambito di una rappresentazione simbolica, una serie di racconti che singolarmente alludono ai sette sacramenti i quali, a loro volta, trovano ragione di essere in quanto originati dal sangue di Cristo.
L’elemento centrale è il Cristo sulla croce rappresentato con una straordinaria tensione fisica.
Le braccia sembrano assottigliarsi per la trazione esercitata da un esile corpo che è piegato in avanti, con il peso che si scarica sulla sua gamba sinistra mente l’altra vi si sovrappone piegata. Un subligaculum quasi trasparente, che è di un insolito colore arancione, si incrocia sul davanti ed è annodato sul suo fianco sinistro. Il capo, piegato in avanti, è coronato di spine. Dal costato spaccato fuoriesce un fiotto di sangue che scorre lateralmente per andarsi ad unire all’atro copioso rivolo che esce dai fori dei piedi per finire nella sottostante vasca superiore di una fontana.
Lo σταυρος, l’asse verticale che in latino veniva chiamato stipes o staticulum, è piantato nella stessa vasca superiore della fontana ma e si sviluppa verso l’alto in due rami in forma di tralci d’uva che si allungano in una serie di intrecci che costituiscono la cornice di tre scene a destra e altrettante a sinistra con il tema di sacramenti escluso il Battesimo.
Questo sacramento, infatti, è rappresentato in maniera articolata sul registro più basso della composizione. Si vedono due anziani coniugi che sollecitano 12 bimbi completamente nudi a dirigersi verso la fontana da cui zampilla la stessa acqua nella quale scende il sangue di Cristo.
Un sacerdote assistito da un chierichetto versa con una piccola coppa dell’acqua sulla testa del primo bambino mentre dall’altra parte un arcangelo accoglie altri bambini ormai battezzati e vestiti di una tunica bianca che si dirigono verso una chiesa.
Sulla sinistra sono rappresentate tre scene relative ai sacramenti della Cresima, dell’Eucarestia e dell’Estrema Unzione.
Nella prima si vede un bambino accompagnato dal padrino che, in ginocchio, viene segnato sulla fronte dal vescovo che regge il pastorale assistito da due accoliti in tonacella, uno dei quali regge l’ampolla dell’olio sacro.
Nella seconda il celebrante sta sollevando l’Eucarestia rivolto verso l’altare mentre un ministrante in tonacella in ginocchio gli solleva il lembo della pianeta con la destra reggendo una candela accesa con la sinistra. Intorno al celebrante cinque fedeli assistono inginocchiati e con le mani giunte alla consacrazione.
Nella terza un sacerdote in tonacella, assistito da un ministrante che regge una candela accesa, sta segnando con l’olio santo un infermo in un letto mentre tre donne dolenti stanno pregando a lato.
Sulla destra sono poste le scene dei tre sacramenti della confessione, della consacrazione e del matrimonio.
Nella prima un sacerdote sta assolvendo un fedele che riceve la benedizione in ginocchio.
Nella seconda un chierico sta ricevendo dal vescovo gli ordini sacerdotali con la vestizione del camice bianco mentre un ministrante si appresta a fargli indossare una pianeta e un altro regge un messale aperto.
Nella terza si vedono due sposi in abiti eleganti che si uniscono in matrimonio davanti ad un anziano sacerdote assistiti dai testimoni e da altri familiari.
Nel registro più alto del quadro, tra angeli alati e teste di cherubini, l’Eterno è in atteggiamento benedicente con la destra e regge un grande globo con l’altra.
Nella parte più bassa della rappresentazione, sulla sinistra, si vedono galleggiare nell’acqua i corpi degli eretici e tra essi un monaco, che dovrebbe essere Martin Lutero, che è trascinato dalla corrente mentre tiene nella mano il libro delle sue tesi riformiste.










Lascia un commento