Franco Valente

Fondazione Molise Cultura: Le incongruenze di un decreto di nomina del Direttore

Fondazione Molise Cultura: Le incongruenze di un decreto di nomina del Direttore

Sono costretto a ritornare su una questione che è di tutta gravità: La nomina del Direttore Generale della Fondazione Molise Cultura.

Se “La legge è legge” (come diceva Fernandel a Totò nel film girato a Venafro negli anni Cinquanta), gli articoli di legge dovrebbero valere anche per il Molise.

Ma qui siamo, a quanto pare, in una Repubblica Autonoma e qui la legge italiana pare sia un optional.


Il Decreto del Presidente Iorio con il quale si nomina il sig. Sandro Arco a Direttore Generale della Fondazione Molise Cultura, nonostante non abbia la laurea prevista dal CCNL sottoscritto anche dalla Regione Molise, dice due cose importanti:

1) L’incarico viene dato ai sensi dell’art. 18 della Statuto della Fondazione
2) Le condizioni economiche saranno definite ai sensi dell’art.19, comma 2, terz’ultimo periodo del Decreto Legislativo n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni.

VEDIAMO QUESTI STRANI RIFERIMENTI!

L’art. 18 dello Statuto della Fondazione MOLISE CULTURA, come potrete vedere dalla copia integrale che allego, recita tutt’altra cosa. Potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del numero dell’articolo, ma l’art. 18 richiamato non dice nulla circa la nomina del Direttore Generale.

Più grave è invece il riferimento all’art.19, comma 2, terz’ultimo periodo del Decreto Legislativo n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni

Il DECRETO LEGISLATIVO 30 marzo 2001, n. 165 riporta le Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

Questo è l’Art. 19 che viene richiamato:

Art. 19. Incarichi di funzioni dirigenziali
(articolo così modificato dall’articolo 3, comma 1, legge n. 145 del 2002)

Comma 2.

1) Tutti gli incarichi di funzione dirigenziale nelle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, sono conferiti secondo le disposizioni del presente articolo.

2)Con il provvedimento di conferimento dell’incarico, ovvero con separato provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro competente per gli incarichi di cui al comma 3, sono individuati l’oggetto dell’incarico e gli obiettivi da conseguire, con riferimento alle priorità, ai piani e ai programmi definiti dall’organo di vertice nei propri atti di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi che intervengano nel corso del rapporto, nonché la durata dell’incarico, che deve essere correlata agli obiettivi prefissati e che, comunque, non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque anni.

3)  La durata dell’incarico può essere inferiore a tre anni se coincide con il conseguimento del limite di età per il collocamento a riposo dell’interessato.

4) Gli incarichi sono rinnovabili.

5)Al provvedimento di conferimento dell’incarico accede un contratto individuale con cui è definito il corrispondente trattamento economico, nel rispetto dei princìpi definiti dall’articolo 24. È sempre ammessa la risoluzione consensuale del rapporto.

6) In caso di primo conferimento ad un dirigente della seconda fascia di incarichi di uffici dirigenziali generali o di funzioni equiparate, la durata dell’incarico è pari a tre anni.

7)Resta fermo che per i dipendenti statali titolari di incarichi di funzioni dirigenziali ai sensi del presente articolo, ai fini dell’applicazione dell’articolo 43, comma 1, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive modificazioni, l’ultimo stipendio va individuato nell’ultima retribuzione percepita in relazione all’incarico svolto.

8)Nell’ipotesi prevista dal terzo periodo del presente comma, ai fini della liquidazione del trattamento di fine servizio, comunque denominato, nonché dell’applicazione dell’articolo 43, comma 1, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive modificazioni, l’ultimo stipendio va individuato nell’ultima retribuzione percepita prima del conferimento dell’incarico avente durata inferiore a tre anni.

(comma così modificato dall’art. 14-sexies, comma 1, legge n. 168 del 2005, poi dall’art. 40 del d.lgs. n. 150 del 2009, poi dall’art. 1, comma 32, decreto-legge n. 138 del 2011, convertito dalla legge n. 148 del 2011)

La questione è di una gravità sconcertante.
Da una parte si richiama con assoluta precisione IL TERZ’ULTIMO PERIODO del comma 2 dell’art. 19 del D. Leg.vo 165/2001 che fissa la durata dell’incarico in TRE ANNI, e dall’altra l’incarico viene conferito PER CINQUE ANNI RINNOVABILI!

 

Ma l’aspetto ridicolo e patetico della vicenda è un altro.

Chi ha scritto questo decreto in effetti voleva fare il colpaccio a favore del nuovo Direttore senza titolo di laurea.

In realtà invece del cosiddetto “TERZ’ULTIMO PERIODO” doveva essere scritto “IL TERZO PERIODO“.

Ma alla Regione Molise, poiché evidentemente possono diventare Direttori Generali anche personaggi privi della laurea, non sanno la differenza tra “TERZ’ULTIMO PERIODO” e “TERZO PERIODO“.

Ma, se LA LEGGE E’ LEGGE, al Direttore Generale senza laurea si applica  IL TERZ’ULTIMO PERIODO e non IL TERZO PERIODO.

Comunque, la legge italiana è fatta bene e non si capisce perché dell’art. 19 la Regione Molise dimentica la parte più importante: il comma 1 e 1-bis

Art. 19. Incarichi di funzioni dirigenziali
(articolo così modificato dall’articolo 3, comma 1, legge n. 145 del 2002)

1. Ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate all’estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purché attinenti al conferimento dell’incarico. Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi diversi non si applica l’articolo 2103 del codice civile.
(comma così sostituito dall’articolo 40 del decreto legislativo n. 150 del 2009)

1-bis. L’amministrazione rende conoscibili, anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibili nella dotazione organica ed i criteri di scelta; acquisisce le disponibilità dei dirigenti interessati e le valuta.
(comma aggiunto dall’articolo 40 del decreto legislativo n. 150 del 2009)

 












 

 

 

 

 

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5 Commenti

  1. albino 8 gennaio 2012 at 18:18

    Caro Franco, come al solito in Regione le leggi vengono lette e/0 interpretate come meglio riesce!
    Credo che con l’ invocazione del Dlgs.165 ( peraltro, applicato male!) lor signori hanno così evitato anche l’ applicazione della l.r.16/2002 artt. 3 e 4.Tale legge regionale prevede che le nomine regionali devono essere precedute da avviso pubblico e prima dell’ assegnazione dell’ incarico verificare con provvedimento del Consiglio o Giunta ( dipende) i requisiti del nominato.
    Saluti.
    Albino Iacovone

  2. Franco Valente 8 gennaio 2012 at 18:51

    La forza degli amministratori regionali è la loro compattezza trasversale….
    In questo momento non cercano di ristabilire la legalità, ma cercano il modo per giustificare l’ingiustificabile.
    La cultura, poi, verrebbe da dire che non è né di destra, né di sinistra.
    Questa frase tu la prendi nel giusto senso.
    I nostri regionali la capiscono in un altro senso: Non è né di destra, né di sinistra, ovvero non esiste….”

  3. Francesco 9 gennaio 2012 at 12:07

    Caro Franco, prepariamo un bel progetto e dimostriamo concretamente in tutti i sensi l’incapacità di queste persone. Ciao

  4. Mario Gravina 9 gennaio 2012 at 14:01

    Complimenti per quest’altra circostanziata denuncia.
    Al peggio non c’è mai fine.
    Mi piacerebbe essere laureato per poter concorrere…

  5. antonio 21 agosto 2012 at 09:16

    Caro Franco diceva mia nonna -dent’a l’acqua zozza ze pesca mmeglije ! Alla Regione Molise sono come i sarti di una volta, ti fanno le leggi ad personam che dovrebbero calzare a pennello, ma purtroppo c’e gente che non ha molta dimestichezza con la lingua italiana o ci prova credendo che gli altri sono merli !

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