Sopravvivenza di termini longobardi nel Molise
Oltre le dedicazioni di un gran numero di centri abitati a S. Michele Arcangelo, i toponimi sono altri elementi che attestano una diffusa presenza longobarda nel territorio molisano.
A volte il nome di un luogo sopravvive per secoli. Il nome di un luogo, per quanto breve, permette di ricostruire momenti fondamentali della storia di un territorio.
Si prenda come esempio il toponimo ricorrente di fara che si ritrova nei pressi di Lupara, di Carpinone, di Bagnoli del Trigno, di Toro, di Gambatesa, di S. Martino in Pensilis, di Termoli, di Ururi, e, forse, Ferrazzano (Faraczano, come era chiamato nel XIV secolo) il cui significato deve ricondursi ai nuclei familiari che componevano il primo corpo di spedizione longobardo.
Fara è un termine generico nella lingua longobarda che in italiano avrebbe il significato di “podere”, ovvero una parte di territorio costituito da case e terreni appartenenti a un gruppo ristretto di famiglie riconducibile a un medesimo ceppo longobardo.
Nella regione molisana è un toponimo frequente, come attestato da Casale Fara vicino Larino e la contrada La Fara a nord-ovest di S. Martino in Pensilis, tutti e due ad est del Biferno.
Sebbene siano conosciuti dalle fonti storiche rimane difficile una loro esatta localizzazione. A. De Francesco, per esempio, nella sua individuazione del territorio della contea di Termoli, ha menzionato questi castella, senza provare ad individuarli.(Arch. stor. per le prov. Napol., XXXV [1910]).
Lo si ritrova nella conferma dei beni fatta nel 1014 dall’imperatore Errico
Specialiter autem, ac nominatim res de Comitatu Thermulensi, quarum videlicet fines sunt: a capite rivus planus, a pede mare, ab uno latere flumen Trinium cum aqua, et portu suo, ab altero rivus, qui dicitur Ticcle cum castellis Petra Fracida, Ripa mala, et cum monasterio S. Benedicti ibidem constructo. Item Phara, Ripa Ursa, Mons bellus, Pesclori, cum universis omnino finibus, ac pertinentiis eorum. Item alibi in eodem comitatu juxta Bifernum habent fines a capite pertinentiae S. Gregorii, a pede mare, ab uno latere Bifernum, cum aqua, et medietate portus, ab altero rivus, cum omnibus adjacentiis sibi pertinentibus etc..
Viene ripetuto nella ulteriore conferma dell’anno 1023:
Nec ne non et res de Comitatu Thermulensi, (….) et portu suo, et de alio latere Rivi, qui dicitur Ticle cum omnibus suis pertinentiis, cum castellis videlicet Petra Fracida, et Ripa mala monasteriumque S. Benedicti quod ibidem edificatum est, et Phara, et Ripa Ursa, et montem Bellum, Pescloli, cum omnibus sibi adjacentibus pertinentiis scicilicet ecclesiis, casis, terris, vineis, aquis, molendinis, salcitis, pratis, pascuis, silvis, et aliam partem terrae in praedicto Comitatu Termolense juxta fluvium Bifernum (…)
E poi nel 1038 nel privilegio di Corrado imperatore:
(…) monasterium quoque S. Benedicti quod ibidem edificatum est, et Fara, Ripa Ursa, et montem Bellum, Pescoli, cum omnibus suis pertinentiis (…)
Una traccia di una “fara” sopravvive anche in un passo del Catalogo Normanno dei Baroni della metà del XII secolo dove si riportano i feudi di Oderisio di Rionero: Oderisius de Rigo nigro dixit qùod demanium suum de Civitate Nova, et Roccetta et Spelunca est feudum duorum militum, et de Clauicia et Casali Castilionis feudum ij militum, et de Colle AIto feudum ij militum, et de Rigo Nigro cum medietate Montis Nigri et Fara et Civitate Veccla feudum ij militum. Una sunt de proprio feudo predicti Oderisii milites viij et augmentum eius sunt milites viij. Una inter proprium feudum et augmentum obtulit milites xvj et servientes xvi.
Per quante ricerche abbia fatto non ho trovato traccia di un territorio che ancora si chiami Fara dalle parti di Rionero Sannitico. E tantomeno un territorio che si chiami Civitate Veccla.
Molto probabilmente, se Civiate Veccla è l’antico nome dell’originario nucleo abitato dell’attuale Civita Nova, devo ritenere che la Fara citata dovrebbe essere quella che è richiamata in un documento del Registro di Pietro Diacono (p. 209, n° 493) dove è riportata un’altra “Fara” che nel 1064 si trovava all’interno dei confini di S. Marcus de Aqua Sonula dalle parti di Carpinone:
(…), et torrente usque ad Aqua Sonula de territorio de Carpenone, (…) usque ad caput de ipsum sertum, et ipsum rivulum Yvernales, quae est in territorio de ipsa Fara, et de Carpenona, et cum ascenderit per ipsum rivulum, et vadit per pede de Guastu, et per directe salierit in balle Janara in cacumine ipsum mons (…)
Le citazioni sono riprese da E. GATTULA, Accessiones, Venezia 1734.
A proposito dell’origine longobarda del nome di Ferrazzano ci serve un diploma di Carlo I d’Angiò del 1275: (…) Iustitiario terre Laboris etc, exposuit excellentia nostra Guillelmus de Giniaco miles fidelis noster quod homines castri Faraczani sibi per excellentiam nostram concessi collectam sancte Marie (…).
Significato analogo ha il termine di sala che si ritrova in S. Maria in Sala di Venafro e in un non meglio precisato in loco Sale iuxta Bifernum del Chronicon Vulturnense, che potrebbe essere l’attuale Casal Ciprano.
Si ritrova spesso il toponimo di gualdo che si ripete per luoghi che sono (oppure erano) ricchi di boschi. Si veda S. Giovanni in Galdo, Ualdum sacri Palatii di Larino, Vualdum ecclesiae S. Martini di S. Martino in Pensilis, Ualdum di Venafro.
Infine Staffoli, da staffal, che indica non solo l’appoggio del piede del cavaliere, ma anche il punto di confine ancora oggi dei territori di Vastogirardi, Agnone e Carovilli.


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