Archeologia nel Molise per i morti viventi del Molise
Archeologia é parola che deriva dal greco e riguarda lo studio delle civiltà antiche attraverso l’esame delle tracce giunte fino ai nostri tempi.
Detto in questo modo il termine significa una cosa così generica per cui, comprendere cosa voglia veramente dire “fare archeologia”, é cosa ardua.
Cerco di capire il concetto (prima di dare una personale interpretazione dell’archeologia riferita al Molise) utilizzando le considerazioni di Massimo Pallottino che in maniera sintetica riporta nella voce “archeologia” nell’Enciclopedia dell’arte antica. Sulla sua scorta (senza entrare nelle disquisizioni e nelle precisazioni) prendo atto che per archeologia si intende propriamente quella classica, ovvero quella che riguarda le civiltà della Grecia e di Roma. Definizione che, però, sarebbe ormai superata perché oggi il termine si estende anche allo studio di altre civiltà o, comunque, ad altri periodi storici, fino ad arrivare alla cosiddetta archeologia industriale.
Trattando del Molise, per archeologia classica dobbiamo necessariamente riferirci anche allo studio della civiltà sannitica attraverso la sopravvivenza di monumenti e materiale mobile scavato nell’ambito del territorio che, per convenzione geografica, definiamo come regione Molise.
Civiltà sannitica che non si può conoscere se non analizzando i rapporti che il Sannio, genericamente inteso, ebbe con Roma, prima e dopo la definitiva omologazione ai conquistatori.
Non é mio interesse indagare sugli archeologi non molisani che hanno studiato questa regione, tuttavia sicuramente di loro si dovrà comunque parlare per capire se l’archeologia molisana ha una propria originalità o se invece é un tentativo più o meno riuscito di applicazione di modelli sperimentati fuori di questa regione.
Tutto ciò al fine di capire se i modelli esterni hanno determinato una presa di coscienza di buon livello degli archeologi molisani, oppure se essi non sono altro che un astratto riferimento ideologico che determina schemi concettuali precostituiti.
Orbene, archeologia in realtà non é una concretezza culturale, ma una categoria astratta priva di definizione pratica perché rientra nella sfera delle privative falsamente pubbliche.
Ovvero, sebbene il dizionario spieghi che archeologia é lo studio delle civiltà antiche attraverso l’esame delle tracce, nei fatti archeologia é una attività che giuridicamente appartiene spesso a congreghe gestite da istituti privati insieme ai boiardi dello Stato.
Per entrare nel giro della ricerca archeologica (cioè per scavare, studiare ed essere remunerati) bisogna superare una serie di prove iniziatiche che vanno dalla professione del soffiaculo a quella di tiramantici per il suonatore di organi.
La preparazione teorica e l’intuizione scientifica sono accessori non sempre indispensabili.
Teoricamente un’operazione archeologica dovrebbe avere anche controlli amministrativi e tecnici. In realtà al dovere del controllo si sostituisce un sistema di abusi organizzati secondo logge burocratiche basate su scatole apparentemente incomunicanti, ma che hanno sottopassaggi ai quali possono accedere solo coloro che hanno superato il rito dell’iniziazione (leccaculi e tiramantici) verso i grandi muratori.
Nella sostanza esiste una fitta rete di interessi consolidati che non derivano neppure da congreghe politiche (i partiti non sono in grado di interferire se non in maniera molto marginale), ma piuttosto da una sorta di apparato misterico finalizzato ad impedire la diffusione della conoscenza oppure a facilitarla se rispettosa di regole non scritte. In Italia, per legge, è possibile scavare solo mediante il rilascio di una concessione del Ministero per i Beni Culturali. Ma Ministero é un contenitore di scatole dove contano quei boiardi che conoscono i sottopassaggi e ne posseggono le chiavi.
L’alternativa é l’archeologia onirica che si fa guardando in televisione la Macchina del Tempo di Cecchi-Paone o Quark degli Angela oppure iscrivendosi a corsi universitari di Istituti Privati che non garantiscono alcuno sbocco occupazionale.
(23 maggio 2003)
QUALCUNO DEI DISASTRI ARCHEOLOGICI NELLA PROVINCIA DI ISERNIA
VERLASCIO DI VENAFRO
Direzione lavori Soprintendenza archeologica del Molise
Semiabbandonato e semidistrutto – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
TEATRO ROMANO DI VENAFRO
Direzione dei lavori Soprintendenza archeologica del Molise
Abbandonato e semidistrutto – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
NECROPOLI DELLE CAMERELLE
Controlli da parte della Soprintendenza del Molise
Abbandonata e semidistrutta – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
CHIESA DI S. MICHELE A ROCCARAVINDOLA
Soprintendenza alle Gallerie del Molise
Abbandonata e semidistrutta – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
SCAVO ARCHEOLOGICO ALL’OSPEDALE DI ISERNIA
Soprintendenza archeologica del Molise
Abbandonato e semidistrutto – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
SCAVO IN LOCALITA’ QUATRELLE DI ISERNIA
Direzione Soprintendenza archeologica del Molise
Abbandonato e semidistrutto – Occupazione laureati beni culturali: ZERO
S. VINCENZO AL VOLTURNO
Direzione Soprintendenza archeologica del Molise
Occupazione laureati beni culturali: ZERO
Un Miliardo e novecento milioni (circa un milione di Euro) all’Istituto Suor Orsola Benincasa per “prestazioni intellettuali”.
PIETRABBONDANTE
Direzione e proprietà Soprintendenza archeologica del Molise
Tempio antico distrutto con il restauro
Occupazione laureati beni culturali: ZERO




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