Franco Valente racconta un intrigo carolingio in un’abbazia longobarda alle sorgenti del Volturno

Appuntamento a S. Vincenzo al Volturno:

Franco Valente racconta un intrigo carolingio in un’abbazia longobarda alle sorgenti del Volturno

10 agosto ore 20,30

Area archeologica di Castel S. Vincenzo

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estratto da

Franco Valente

INCIPIT APOCALYPSIS

Intrigo carolingio in un’abbazia longobarda alle sorgenti del Volturno

(di prossima pubblicazione)

Io … sano di mente e di corpo, e considerando il stato fragile e caduco dell’umana natura, e che nessuna cosa é più certa della morte, e nessuna cosa più incerta dell’ora di quella…

(……..)
L’abate Attone, consapevole dei buoni rapporti di papa Stefano II con re Pipino, necessariamente faceva buon viso a cattivo gioco.

Dunque, Autperto non solo veniva ricevuto con la devozione liturgica prevista dalla Regola del patriarca Benedetto, ma anche con una ulteriore forma di buona accoglienza che doveva essere riservata agli ospiti speciali.

Prima di uscire dalla basilica, l’abate si pose vicino alla porta laterale che immetteva nel corridoio che conduceva al refettorio e, aiutato da un accolito che reggeva un bacile e un altro che manteneva un panno di lino candido, con la brocca liturgica lavò le mani ad Autperto e agli altri ospiti. Il corridoio immetteva in un ambiente abbastanza ampio al centro del quale era sistemata una piccola vasca marmorea le cui decorazioni con le immagini di fauni evidenziavano che era stata recuperata smontando i pezzi dell’antica villa romana sulle cui rovine il monastero si era sovrapposto.

Un canaletto formato da embrici ben allineati adduceva un sottile filo di acqua. I monaci avevano posizionato una panca sul limite della vasca in maniera che, stando seduti, vi si potessero immergere i piedi.

chronicon v (2)

L’abate invitò Ambrogio a sedersi ed a metter i piedi nell’acqua. Poi si inginocchiò e glieli lavò mentre un monaco reggeva un telo di lino profumato per asciugarli. Poi fu la volta di tutti gli altri e ad ognuno di essi l’abate riservò lo stesso trattamento e ad ognuno rivolse la frase: “Abbiamo ricevuto, o Dio, la tua misericordia nel mezzo del tuo tempio”.

Alla fine della lavanda gli ospiti furono accompagnati nel refettorio minore, quello riservato ai forestieri importanti, che aveva una propria cucina con due monaci che, per l’occasione speciale, avrebbero provveduto a preparare un pasto separato dal resto della comunità che, così, non sarebbe stata disturbata.

Autperto ed i suoi colleghi furono invitati a sedere a lato dell’abate e fu servito loro una minestra con brodo di anguille, un pezzo di pane e un bicchiere di vino, mentre in silenzio ascoltavano i salmi che venivano letti da un fratello sistemato su un piccolo pulpito allo spigolo della stanza.
Finito il pasto l’abate dispose che due confratelli accompagnassero gli ospiti nella foresteria.

Così fu fatto. I monaci che lungo il piccolo dedalo di corridoi li incontravano mentre si recavano a recitare l’ufficio di compieta, li salutavano in silenzio chinando il capo, perché, nel rispetto della Regola, era vietato rivolgere parola ad essi.  (….)

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