Andarono per suonare e furono suonati
Antonio D’Ambrosio assolto con la formula più piena dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa in riferimento allo scempio archeologico di S. Vincenzo al Volturno.
Franco Valente

Il 14 maggio finalmente si è conclusa l’incresciosa vicenda provocata da una denuncia di alcuni funzionari della soprintendenza di Campobasso (Vignone e Marianera) che avevano chiesto ai magistrati di punire Antonio D’Ambrosio che, in qualità consigliere regionale nel luglio del 2005 si era permesso di usare le seguenti espressioni: ‘…alcune figure della Soprintendenza per i beni Culturali del Molise operano confusamente, senza la dovuta competenza e spesso sconfinando nell’arroganza … il luogo in cui di inestimabile valenza storico-culturale è stato compromesso a causa della scandalosa incompetenza dei funzionari, che …si sono trincerati dietro un’assunzione di poteri consentiti da un ruolo, che pensavano potesse mascherare la loro incapacità a gestire e tutelare il bene archeologico … Ci permettiamo di chiedere all’architetto Martines di provvedere con urgenza ed evitare che persone non all’altezza del livello professionale richiesto, piene di rancore oltre che irrispettose delle istituzioni e del dovere pubblico abbiano incarichi di responsabilità.”

Marianera e Vignone assistono alla distruzione del ponte di legno
I predetti Vignone e Marianera si erano sentiti profondamente lesi nella reputazione e avevano chiesto che Antonio D’Ambrosio venisse condannato.

Antonio D’Ambrosio era difeso dall’avv. Mario Valente che ha ricondotto tutta la vicenda non solo al diritto di critica, ma soprattutto al dovere di un consigliere regionale di denunciare con forza lo scempio che si stava facendo a S. Vincenzo al Volturno, patrimonio dell’Umanità, ma, soprattutto, patrimonio del Molise.
Di quello scempio, che rientrava in un quadro molto più ampio di interventi sciagurati a S. Vincenzo al Volturno, più volte mi ero occupato facendo inutili denunce alla magistratura di Isernia e di Campobasso che non ha mai mostrato particolare interesse a reprimere una sistematica violenza al patrimonio culturale della regione molisana.

Tantomeno gli organi apicali del Ministero fino all’arrivo del Direttore Regionale Ruggero Pentrella che ha messo fine allo stillicidio degli archeologi cacciando da S. Vincendo l’Istituto Suor Orsola Benincasa che era responsabile della missione archeologica sotto la diretta sorveglianza dei denuncianti che intervenivano con metodi che sono stati ampiamente descritti dall’ispettore centrale Angelo Maria Ardovino e riportati in una sua illuminante relazione ispettiva.

L’antico ponte della Zingara a S. Vincenzo e il tubo inserito su richiesta dalla Soprintendenza
L’avv. Mario Valente sulla scorta di questa relazione ha avuto terreno facile per dimostrare che Antonio D’Ambrosio aveva esercitato un diritto-dovere di fronte alla totale indifferenza di chi avrebbe dovuto vigilare.
Il processo si concludeva con l’assoluzione con la formula più piena a favore di Antonio D’Ambrosio.
Però il processo ha permesso di conoscere il contenuto della relazione dell’ispettore Centrale del Ministero che dal marzo 2008 è stata già trasmessa (a quanto pare senza esito alcuno) alla Corte dei Conti per le valutazioni sul danno erariale determinato dalla colpevole indifferenza dei boiardi ministeriali locali che da decine di anni hanno fatto e continuano a fare il bello e cattivo tempo a S. Vincenzo al Volturno.

Le travi del ponte altomedioevale prima del trasporto per destinazione sconosciuta
La relazione inizia con la descrizione delle abnormità a cui è sottoposta la gestione dell’ufficio della soprintendenza molisana:
“Confesso di aver avuto difficoltà ad interrogarli [Fioravante e Vignone, ossia le odierne parti offese], perché a me esterno era difficile capire, quando dicevano ‘noi’, a quale delle due soprintendenze si riferissero e perché tendevano a non ricordare con estrema precisione la successione dei fatti che erano diventati sempre più complessi e che erano consegnati alla loro memoria; in queste condizioni all’ispettore risulta complicato esaminare precedenti e accertare responsabilità…dunque un affare di questa importanza discusso e che meriterebbe un esame del consiglio nazionale, viene gestito in totale autonomia da un funzionario direttivo, mentre le competenze dei dirigenti si accavallano o si elidono. In pari data ho pure constatato la difficoltà di ricostruire i tempi e la motivazione dello scavo, pure sotto la responsabilità amministrativa di Vignone”.
Il ponte ligneo dopo lo scavo dell’Istituito Suor Orsola Benincasa
Uno degli effetti di questa confusione di ruoli e di accavallamento ed elisione responsabilità si rinviene nell’episodio della sospensione dei lavori.
“Nella stessa giornata ho saputo che i lavori di reinterro della sponda del Volturno che contiene i resti lignei, che sono al momento la maggiore pietra dello scandalo, erano stati sospesi verbalmente dal direttore dei lavori Vignone il 15 gennaio, dopo aver constatato alcuni errori nelle maestranze; che, essendo la sospensione verbale, l’arch. Ruggero Pentrella (Direttore Regionale di Vignone) non ne era a conoscenza e come dirigente regionale ha ordinato il 18 una seconda sospensione dei lavori, e che Pagano il 21 gli ha chiesto di motivare il provvedimento, quando avrebbe potuto rivolgersi al direttore dei lavori da lui stesso incaricato! Naturalmente questo pasticcio favorisce l’errore tecnico”.
Sono numerose ed aspre le critiche all’operato del Vignone e dei funzionari in generale: “spiega [il Vignone] che essi [i reperti lignei] erano le tracce dell’incendio del 10. ottobre 881, mostrando – spiace dirlo – di confondere l’annerimento del legno bagnato con la carbonizzazione”;
Il verbale con il quale il Vignone dichiara che i reperti lignei devono essere portati via per una possibile piena del Volturno a luglio “appare illogico anche e soprattutto perché non prevede, a fronte del rischio di alluvioni, la possibilità, che pure vien subito in mente, del reinterro immediato; appare inoltre gravissimo nel merito tecnico perché ignori totalmente il problema della disidratazione dei resti”;
“Passa tutto ottobre senza che si adottino i provvedimenti conservativi”;
Il giudizio di Roberto Petriaggi, archeologo I.C.R. intervenuto sul sito, fu “negativo”; “assurdo prelevare altro legno, assurdo pensare ad una struttura che riproponga la palafitta consolidata sotto una tettoia o simili, assurdo non aver reinterrato tutto… Questi i fatti. L’insufficienza tecnica è grave”;
“non aveva senso quindi, anche in una prospettiva ‘filologica’, né asportare alcune travi, né procedere ad una messa in luce protrattasi per mesi e mesi”;
“Pure sbagliato è non aver adottato misure conservative sui legni a scavo in corso”;
“la stessa conduzione scientifica crea qualche perplessità”;

Il Volturno intubato dalla Soprintendenza
Addirittura, tale era la tensione tra gli uffici che l’ispettore riferisce di una nota del soprintendente Pagano contenente “offese al dirigente regionale Pentrella”.
Sono poi pesanti gli addebiti, che non fanno altro che confermare la bontà delle preoccupazioni espresse alla stampa dal consigliere D’Ambrosio.
Nella relazione si appura che vi è “un frammento ben visibile, oggi obliterato o distrutto dalla muratura realizzata in questi mesi in blocchetti squadrati a protezione del ponte, inserita da Vignone in piena area archeologica!”;
Le tecniche di conservazione degli esperti della Soprintendenza del Molise
L’aver lasciato all’aria i legni di pregio storico bagnati dal fiume costituisce una tecnica di restauro “da incoscienti”;
“la massa d’acqua che il canale non trattiene finisce così sopra lo strato impermeabile, ed allaga i resti da proteggere!”;
“Errata, infine, la decisione di asportare alcune travi per proseguire lo scavo … a restauro partito, esse non possono essere più riposizionate in situ; non resterà che immagazzinarle, dopo aver speso inutilmente € 20.000 … se basteranno”
“disastro che è avvenuto prima”;
“Poi la situazione è compromessa, al punto che frammenti di legno galleggiano nell’acqua … occorre a questo punto una pausa di studio per salvare il salvabile”;

Il Volturno intubato!
Queste le considerazioni finali dell’ispettore:
“Per raggiungere questo obiettivo, cioè dello scavo, però si sono spesi o impegnati dei fondi, dichiarando invece un altro obiettivo, cioè quello dell’arginatura, che neppure è stato raggiunto. Siamo quindi ben al di là del caso della mossa sbagliata …E’ stata invece perseguita da oltre un anno la politica di scavo che è stata finanziata con il pretesto di altri fini di pubblica utilità che non sono stati raggiunti. Manderò quindi copia di questa relazione, e tutti gli allegati necessari, alla Procura della Corte dei Conti di Campobasso, perché valuti l’ipotesi di danno erariale”.

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