S. Giacomo della Marca, il santo avversario degli usurai, in un dipinto di Venafro

S. Giacomo della Marca, il santo avversario degli usurai, in un dipinto di Venafro.

Franco Valente

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Oggi 28 novembre, la Chiesa ricorda, tra gli altri santi, S. Giacomo della Marca.
Nella pittura questo santo non è particolarmente consueto, ma agli inizi del Settecento, e più precisamente nela 1709, il parroco Patrasso, il cui nome di battesimo probabilmente era proprio Giacomo, insieme a suo fratello Giovanni Stefano, commissionarono un quadro dedicato ai Santi Giovanni Evangelista e Giacomo della Marca.
Il parroco Patrasso, di cui non ho trovato notizie, forse era titolare della parrocchia di S. Giovanni de Graecis, poi ospitata nella chiesa di S. Agostino successivamente alla dismissione e successiva demolizione della chiesa omonima che si trovava di fronte ai cosiddetti gradini di S. Giovanni (popolarmente chiamati “ruare re sante Janne), inglobata nell’attuale palazzo Macchia-Nola.

La tela oggi è ospitata nella pinacoteca provvisoria del Castello Pandone dove si può osservare dopo i restauri effettuati dal Ministero per i Beni Culturali (Sulla mostra si può aprire su http://www.francovalente.it/?p=637).

Certamente alla base della scelta iconologica vi è il tentativo di associare due santi che apparentemente non hanno nulla in comune se non la circostanza che ambedue abbiano subito il tentativo di avvelenamento.
Sulla sinistra vi è l’immagine di S. Giovanni Evangelista che si riconosce immediatamente per una serie di attributi che vanno dalla solita tunica verde con il mantello rosso, il suo Vangelo aperto nella mano sinistra e l’aquila del Tetramorfo che regge con il becco lo stilo usato dall’apostolo per scrivere.

Sulla destra, invece, la figura di un santo francescano dal volto emaciato che regge un bastone pastorale mentre la mitra è a terra in segno si rinuncia all’episcopato, rivela che si tratti di S. Giacomo della Marca che fu celebre soprattutto per la sua lotta contro l’usura e per le sue ferventi predicazioni.
L’immagine di un putto che regge un calice dal quale spunta una vipera spiega le affinità tra i due santi.
Il calice con il serpente ricorda un episodio leggendario raccontato da Jacopo da Varagine nella Legenda aurea. Quando, qualche tempo dopo la crocifissione di Cristo, Giovanni giunse ad Efeso, gli orafi del tempio di Diana temettero che a seguito della sua predicazione avrebbero perso i loro affari. Aristodemo, gran sacerdote del tempio, impose allora a Giovanni la scelta di adorare Diana oppure di bere un calice di vino avvelenato. Giovanni scelse di bere il vino, ma avendo fatto un segno di croce sul calice, il veleno si trasformò in un serpente che scappò via. Così Giovanni bevve senza alcun danno e Aristodemo si convertì al cristianesimo.

Giacomo era nato a Monteprandone nelle Marche nel 1394. Pastore e porcaio nell’infanzia, appassionato di medicina e giurisprudenza, dopo varie peripezie frequentò l’università di Perugia passando poi a Firenze e a Bibbiena. Nel vicino convento della Verna e poi a S. Maria degli Angioli maturò la volontà di darsi alla vita religiosa iniziando una peregrinazione che lo portò a predicare in varie parti d’Europa per tornare poi in Italia e raggiungere definitivamente Napoli dove morì nel 1476.
Durante le sue lotte contro l’usura e gli usurai “la cui morte è desiderata da tutti”, dicono i suoi biografi, subì vari tentativi di avvelenamento dai quali, però, uscì sempre illeso. Questo è il motivo per cui gran parte degli artisti che lo hanno rappresentato hanno associato alla sua immagine il calice con la vipera, in analogia con l’episodio attribuito alla vita di S. Giovanni Evangelista.

Non si conosce il nome dell’artista, ma in epoca immediatamente successiva alla esecuzione dell’opera il parroco Patrasso, che l’aveva commissionata a sue spese insieme a suo fratello Giovanni Stefano, nel 1709 fece aggiungere un’epigrafe di cui si legge a malapena: PAROCVS PATRASSO / EIVSQue FRATER IOAnNES STEPHANus / PICTOR SVmTIBus PROPRYS HOC SACellum / ERexRVnT ET RENOVArunt OMNIA CONVTA / A.D. 1709

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S. Giacomo della Marca rappresentato in una delle lunette del chiostro del Convento di Toro mentre salva Napoli dall’eruzione del Vesuvio.

Sull’argomento si veda G. MASCIA, Affreschi per il Papa – Arte, fede e storia nel chiostro e nel convento di Toro, Campobasso 2008.

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Commenti

Una risposta a “S. Giacomo della Marca, il santo avversario degli usurai, in un dipinto di Venafro”

  1. Avatar Giovanni
    Giovanni

    Caro Franco,
    è vero quel che dici a proposito di San Giacomo della Marca, che nella pittura non è particolarmente consueto. Ciò mi spinge a segnalare che nel chiostro francescano di Toro, affrescato nel 1725 circa, c’è una lunetta dedicata a San Giacomo. La scena e la quartina didascalica attribuiscono al santo il miracolo di aver salvato Napoli dall’eruzione del Vesuvio del 1631.
    Un cordiale saluto,
    Giovanni

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