da Franco Valente, Luoghi antichi della provincia di Isernia, Bari 2003
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S. Maria Oliveto
Allo stato attuale il nucleo urbano di S. Maria Oliveto, pur conservando intatto il suo impianto fortificato, avrebbe bisogno di un accurato lavoro di recupero per eliminare sovrapposizioni episodiche e banali che ne riducono anche il valore ambientale. Per una serie di fortunose circostanze il perimetro delle mura di difesa e la totalità delle torri circolari si è conservata fino ai nostri giorni. Ciò permette una concreta ricostruzione del suo sistema e qualche valutazione sulla datazione di quanto oggi si vede. Sulle origini dell’insediamento abbiamo la possibilità di attingere al Chronicon Vulturnense che varie volte e per diversi motivi fa riferimento alla chiesa di S. Maria Oliveto. In un certo momento i responsabili della difesa di S. Maria Oliveto dovettero provvedere ad una sostanziale ristrutturazione dell’apparato murario e ad una rielaborazione delle cortine perimetrali con l’aggiunta di torri circolari per il controllo radente. Tennero conto della situazione naturale del sito e, probabilmente, di una preesistenza difensiva posizionata nella parte apicale della conformazione rocciosa. Possiamo ritenere (e non potrebbe essere diversamente) che un nucleo originario corrisponda a quella zona che ancora oggi si chiama Castello e che conserva, in uno stato di totale abbandono e degrado, gli elementi circolari di due poderose torri. Di quella più grande, che ha un diametro di notevoli dimensioni, comunque superiore ai
All’interno del nucleo una sola chiesa, dedicata a S. Lorenzo, ospita le attività liturgiche della parrocchia che fino agli anni settanta apparteneva alla diocesi di Montecassino. L’interno, ad una sola navata, è gradevole e l’andamento circolare della parte absidale attesta in maniera inequivocabile che l’attuale impianto baroccheggiante si sovrappone ad uno più antico, forse quello dell’antica chiesa di S. Maria, anche se l’originaria (quella che ha dato il nome al paese) era in tutt’altro luogo. Dentro si venera non solo S. Lorenzo che, con la graticola del suo martirio, è a lato della Madonna Addolorata, ma anche S. Antonio, che ha un suo cappellone insieme a S. Antonio Abate e S. Lucia. Di notevole effetto gli affreschi della piccola abside, sistemati su due registri. In basso sono di buona fattura i dodici Apostoli con S. Paolo che sostituisce Giuda Iscariota. Sono tutti in piedi, sei da una parte e sei dall’altra, a lato di una piccola crocifissione molto rovinata. Nel catino absidale un rozzo Cristo Pantocratore, di mano sicuramente diversa, benedice alla greca in una mandorla iridata e quattro angeli a lato. Mi sembra molto simile per fattura a quello della chiesetta di S. Giovanni a Scapoli.

Pozzilli
S. Maria Oliveto è frazione di Pozzilli che si trova in basso, dove passava l’acquedotto romano i cui pozzi (secondo alcuni, ma la cosa non mi convince) avrebbero dato il nome ultimo al paese che prima si chiamava Caspoli. Pozzilli si è definitivamente formato nel 1645 quando monsignor Cordella, vescovo di Venafro, faceva trasferire la parrocchia di S. Caterina d’Alessandria dall’antico abitato di Trasarcio di Concacasale. Una nuova chiesa, dedicata a S. Caterina d’Alessandria, fu completata nel 1702, ma poi sostanzialmente trasformata ed ampliata dopo il 1754, all’epoca del vescovo Saverio Stabile, il cui stemma si ritrova sui bei marmi dell’altare maggiore. La chiesa è un ottimo esempio di architettura barocca ad una sola navata. Un interno è bello come la sua facciata della metà del secolo XVIII. Tra le cose pregevoli la tela con il Matrimonio mistico di S. Caterina. Il territorio comunale di Pozzilli è il più industrializzato della provincia di Isernia e sotto i capannoni delle sue fabbriche ancora sopravvivono parzialmente i resti di una grandiosa necropoli osca del VI secolo prima di Cristo. Ciò che si è recuperato con saggi archeologici più o meno corretti è conservato nel Museo di Venafro dove aspetta da decenni di essere mostrato al pubblico.

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