Associazione culturale virtuale
“Archeologia nel Molise: C’é ancora trippa per i gatti?”
Il Presidente arch. Francesco Valente
CIRCOLARE n. 111 – 10 ottobre 2007
ALTRO CHE SARACENI!
Cronaca di un massacro archeologico
Questo è il modo di scavare degli scopritori del Volturno navigabile

In questo modo si scava nel sito archeologico medioevale più importante d’Europa!
Il 10 ottobre di ogni anno a S. Vincenzo al Volturno si celebra l’anniversario dell’eccidio saraceno dei 500 (o 900) monaci. Anche quest’anno si è ripetuta la toccante cerimonia mentre dall’altra parte del Volturno si completava il massacro del Ponte della Zingara ad opera dei moderni archeologi.
Durante lo scellerato intubamento del Volturno che ha distrutto due ponti romani a monte e a valle del Ponte della Zingara vennero alla luce travi di legno bruciate. Furono sventrate davanti agli occhi degli archeologi e dei boiardi della Soprintendenza. Alcune di esse furono tagliate con la motosega.
Il colossale tubo di acciaio, dopo aver provocato danni inimmaginabili all’intero territorio archeologico e dopo le mie denunce, è stato rimosso questa estate.

Il solito escavatore per fare gli scavi archeologici!
Poi i cosiddetti archeologi hanno cominciato a scassare il fondo del Volturno perché si erano resi conto che gli escavatori cingolati avevano massacrato l’intelaiatura strutturale di un ponte antico che era rimasta perfettamente conservata nel fango del fiume.
Gli archeologi solo davanti all’evidenza finalmente avevano capito la straordinaria importanza del luogo.

Si tratta di una delle più importanti scoperte di strutture lignee di età superiore a 1000 anni, se non risalenti addirittura ad un’epoca molto prossima a quella romana.
La scoperta avrebbe meritato una tutela eccezionale del luogo.
Quando si trova una cosa del genere si devono bloccare i lavori e cercare i soldi per fare di quel luogo motivo di interesse culturale.
Invece, con la bava alla bocca, è cominciato un massacro allucinante per la fretta di scoprire di cosa si trattasse.

Così è stato abbandonato il ponte della Zingara dopo il massacro archeologico.
Con il caldo drammatico di questa estate si è sterrata tutta la struttura lignea che è rimasta ad essiccarsi per tre mesi. Con uno spruzzatore da giardino si pretendeva di tenere vivo il legno ormai avviato ad inesorabile distruzione.
Con tubi da cesso si è tentato di deviare l’acqua superficiale e con teli di cosiddetto tessuto/non tessuto avanzati da qualche parte si sono coperti i brandelli delle strutture letteralmente massacrate.
Poi una parte di quello che si era salvato è stato scardinato con una gru e depositato in maniera ignobile sulla strada per essere accatastato come le ceppe da fuoco in un furgoncino e portate a discarica in un laboratorio sconosciuto.
Finita questa operazione gli archeologi si sono dileguati ed hanno abbandonato nella palude lo scavo archeologico.
Infine il nostrano Indiana Jones si è presentato al pubblico. Il comunicatore (che ancora non ci fa sapere dove e quando abbia conseguito il diploma di archeologo) ha annunziato che il Volturno era navigabile alle sorgenti.
Io non so quali libri legge, ma un vocabolario dovrebbe averlo.
Se andasse a vedere cosa significa “navigabile”, scoprirebbe che il termine si riferisce a “uno specchio o un corso d’acqua che può essere percorso da mezzi di navigazione”.
Le barchette (di cui peraltro il comunicatore non ha trovato traccia) non sono assimilabili a “mezzi di navigazione”. La navigazione comporta la presenza di attracchi, cantieri navali. Insomma un sistema complesso con strutture articolate in un contesto che determina conseguenze di natura economica.
Non basta mettere una barca in un fiume per definirlo navigabile: lo sanno anche i bambini!


Dopo lo scardinamento le travi sono state ammassate in un furgoncino e portate a centinaia di chilometri (pare a Salerno) per essere studiate e restaurate!
Sparare palle così grandi ad un uditorio che non ha alcun interesse ad approfondire il discorso serve solo a fare audience.
Ma sulla questione avrò modo di tornare appena avrò acquisito le necessarie informazioni sul costo dell’operazione della demolizione delle strutture antiche e dopo aver saputo dove sono finite le travi scomparse dal Ponte della Zingara.

Così appariva lo scavo il 10 ottobre 2007. Queste travi sono (…anzi, erano…) una straordinaria testimonianza del primo ponte dell’Abbazia.
E tra qualche giorno rivelerò anche i motivi per cui mi sono dimesso dal coordinamento dei lavori di restauro a S. Vincenzo al Volturno. Diamo tempo alla Magistratura (che procede con la velocità di una tartaruga zoppa) di compiere il corso e poi darò soddisfazione al curioso scopritore della navigabilità alle sorgenti del Volturno.
Intanto guardate le impressionanti immagini del massacro archeologico al ponte della Zingara. Non hanno bisogno di alcun commento.

Alla vigilia dell’autunno così è stato abbandonato il sito di S. Vincenzo.

Il tutto in un contesto ambientale ignobile. A cominciare dalle recinzioni che fanno parte della cultura del bello che appartiene alla Soprintendenza del Molise.

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