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Valente non diffamò il Ministero per i Beni Ambientali e Culturali
Scritto il 24 January 2008 da Redazione
L’Architetto è stato assolto dal Tribunale di Campobasso per le dichiarazioni sugli interventi a San Vincenzo a Volturno.
Il Tribunale di Campobasso, nella persona della dottoressa Pepe, ha assolto l’Architetto Franco Valente dall’accusa di diffamazione nei confronti del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali, ponendo fine ad una traversia giudiziaria cominciata nel 2002, allorquando l’architetto fu rinviato a giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Campobasso, reo secondo l’accusa di aver con una sua lettera offeso la reputazione della dottoressa Capini e del Ministero per aver affermato che l’appalto relativo al sito archeologico di San Vincenzo a Volturno, concesso all’Istituto Universitario di Napoli Suororsola Benincasa, fosse irregolare.
Nella stessa lettera il professionista molisano denunciava apertamente gli “intrallazzi che si nascondono in questo pateracchio ordito da mente diabolica esterna al Ministero e controllato da boiardi interessati dello stato”.
In primo grado il giudice di pace di Campobasso, dottor Nicola Bucci, aveva ritenuto tali affermazioni lesive della reputazione del Ministero e aveva condannato il Valente ad una multa e al risarcimento del danno a favore dell’ente statale.
La causa approdava prima in appello, poi in cassazione e infine di nuovo in appello.
All’udienza tenutasi in data di oggi il Tribunale ha accolto l’appello dell’Architetto Valente, assolvendolo “perché il fatto non sussiste”, dopo che anche la Procura – che fino a qual momento aveva ritenuto colpevole l’imputato – si era convertita ed aveva cambiato opinione, arrivando a chiedere l’assoluzione all’ultima udienza.
Soddisfatto il difensore dell’Architetto, l’avvocato Mario Valente, suo figlio: “per la verità non ho mai dubitato dell’innocenza di mio padre. E il mio è un giudizio tecnico. L’autorità di vigilanza per i lavori pubblici ha affermato che l’appalto di San Vincenzo al Volturno non ha rispettato i criteri di trasparenza e di economicità e quindi era impensabile che si potesse essere condannati solo per averlo ripetuto. Quel che però più lascia esterrefatti è che vi è stato un altro atto, una relazione ispettiva ministeriale, che stranamente perveniva a conclusioni opposte, sostenendo la regolarità dell’appalto. Quel che abbiamo fatto rilevare nel processo è che essa era stata redatta da un certo dott. Giovanni Scichilone, che si è scoperto essere uno stipendiato del soggetto da lui ispezionato, l’Istituto universitario Suor Orsola Benincasa.Una vera e propria relazione di favore. Si tratta a mio parere di uno scandalo che giustificava le espressioni dell’arch. Valente quando parlava di “intrallazzi” e di “boiardi interessati dello Stato” e che di fatto dimostrava che sul banco degli imputati era seduta la persona sbagliata. Evidentemente il Tribunale di Campobasso deve aver condiviso questa idea. Di conseguenza mi è sembrato eccessivo che l’avvocatura dello Stato fino all’ultimo abbia pervicacemente cercato di far condannare l’imputato. Secondo i rispettabili avversari, le espressioni dell’Architetto Valente dovevano essere compresse in ossequio alla “serenità dell’operare dell’amministrazione”, per non lasciare la stessa “fortemente turbata”. Lascio da parte commenti e mi limito ad osservare che nonostante la pioggia di querele per diffamazione sulla vicenda di san Vincenzo al Volturno, l’Architetto Valente è stato assolto dai tribunali di Isernia, Campobasso, Napoli e prossimamente dovrà difendersi, per l’ennesima accusa, anche dinanzi al Tribunale di Roma”.
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