Lettera senza risposta al mittente (2003)

Lettera senza risposta al mittente  (2003)

Ho scritto centinaia di lettere. Alle persone più disparate. La maggior parte non mi ha risposto. Ho deciso di pubblicare, eliminando il nome del destinatario, quelle che almeno da 3 anni aspettavano una risposta che non arriverà mai. Anche perché, molto probabilmente, non c’era da rispondere nulla.

Venafro 14 marzo 2003
Caro amico ……….,
riprendo la tua pubblica del 25 febbraio.
Il buon giornalista è colui che intuisce cose ovvie prima di te. E dire agli altri cose ovvie non è facile. Specialmente quando l’ovvietà non è piacevole per il regime.
Il Molise, nonostante (o forse grazie a) l’apparente bonarietà dei suoi abitanti, è in fin dei conti una regione sottoposta a un regime qualunquista che caratterizza l’intero arcobaleno delle finte posizioni politiche.
E’ la cosa più normale di questo mondo sentire politici “accreditati” fare affermazioni di questo tipo: “Io sono di destra, però ragiono da comunista”. “Io sono di Alleanza Nazionale, ma il mio riferimento è sempre Alcide De Gasperi”. “Io sono di sinistra, ma penso che un po’ di fascismo farebbe bene”. “Gesù Cristo era comunista”. E cretinate di questo genere.
Negli ultimi trenta anni non ho sentito da un solo politico molisano (maschio o femmina) un solo ragionamento basato su un minimo di logica che facesse riferimento ad un sacro testo o ad una linea ideologica, sia pur non condivisibile, ma almeno giustificativa di quella sua particolare iniziativa.
Quando si passa all’ambiente culturale (cioè quei quattro “filosofi fessi” che hanno letto qualche libro, dai più svariati contenuti) la situazione è ancora peggio.
Chi ha finito di rovinare questa regione è stata l’Università del Molise perché ha fatto ritenere (ma non si sa a chi) che una volta creato il contenitore, automaticamente si sarebbe creato un buon contenuto.
La sua Biblioteca (che si regge sulla spinta di un direttore che alla conoscenza aggiunge l’entusiasmo) per il fatto di conservare una montagna di libri forse è l’unico contenitore ricco di contenuti che in qualsiasi momento potrebbero costituire la linfa per il futuro. Ma quando, non si sa. E poi Campobasso non è Venafro, non è Termoli e non è l’entroterra dei defunti centri urbani.
Il resto è deserto. Deserto in prospettiva. Deserto che avanza partendo da Campobasso e trovando nel provincialismo dell’alto e del basso Molise terreno già diserbato.
Siamo sempre di fronte al problema dei nani e dei giganti. Nel Molise se cominci a crescere te ne devi andare.
E’ facile dire “la colpa è dei politici”.
Nel Molise cominci a crescere quando riesci a parlare del mondo senza dire “noi molisani”. Ma allora sei finito, perché entri di diritto nella cerchia dei filosofi fessi. Te ne devi andare.
Ma se dici “noi molisani” sei fottuto: da questo momento entri nel libro dei possibili aspiranti a qualche cosa e la tua presenza è ingombrante (a destra e a sinistra).
Per fare cultura in vita ci vogliono i soldi. E i soldi te li dà chi, anche berlusconianamente con una pacca sulla spalla, è convinto che non farai danni a nessuno. Anzi, per una presunta democraticità del sistema, basta che riesci a produrre una qualsiasi cosa (anche la più insulsa di destra, di sinistra o liberal-qualunquista), per il solo fatto che l’hai prodotta, hai grandi speranze che essa entri nella circolazione tra le opere che vanno distribuite gratuitamente. Perché la produzione molisana di scritti, anche insulsi, è talmente bassa che, nelle pieghe di qualsiasi bilancio pubblico, qualche euro per la stampa prima o poi si trova. L’importante è che si faccia la fila, si telefoni spesso all’Assessore (di destra o di sinistra) e che si stia sempre in deferente e fiduciosa attesa. Quello che si é scritto è assolutamente relativo.
E lasciamo stare la vacuità politica della Melandri e i danni che indirettamente ha fatto alla Cultura in generale ed al Molise in particolare con la sua corte periferica (formalmente una specie di Biancaneve e i sette nani) al servizio di lobby pseudo-universitarie romane e napoletane. Anche per la Melandri, visti i risultati, democrazia e cultura pare che non avessero particolari rapporti di parentela.
Comunque non me ne vado perché nel Molise puoi sognare solo di migliorare.
Franco Valente

Spread the love

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *