Pietracatella
(articolo pubblicato su Nuovo Molise – 13 agosto 2002)

E’ dell’anno 962 la notizia più antica di Pietracatella.
Una rilettura di alcuni documenti del Chronicon Vulturnense permette di anticipare di qualche secolo la fondazione del nucleo abitato.
L’estate scorsa (2001), insieme a Fausto Gianfranceschi che, come ogni anno, viene da Roma a trascorrere le sue ferie nel Molise, ho visitato per la prima volta la misteriosa chiesa di S. Giacomo il Maggiore che domina tutto il paese, posta com’é immediatamente sotto quello che rimane dell’antico castello di Pietracatella.
Misteriosa per la complessità delle sovrapposizioni architettoniche e per la straordinarietà di alcuni elementi stilistici che servono a complicare la vita di chiunque tenti di capire come essa si sia modificata nel tempo. Misteriosa anche per la presenza di una cripta (oggi dedicata stranamente a S. Margherita regina di Scozia) che non ci riuscì di vedere allora e che ho potuto finalmente visitare grazie all’aiuto del sindaco Angiolillo che mi ha messo in contatto con Giuseppe Mignogna che di questa chiesa conosce tutti i meandri.
Tornato a casa, con l’aiuto del prezioso volume che Ada Trombetta ha dedicato all’arte medievale del Molise, ho saputo qualcosa di più di questo gioiello dell’architettura molisana, ma non sono rimasto completamente soddisfatto.
Ho consultato anche Giambattista Masciotta (indispensabile manuale per chiunque voglia avere una prima seria conoscenza della storia di ogni paese della regione) ed ho constatato che le notizie più antiche di Pietracatella si fermavano all’epoca normanna, quando Riccardo di Guasto, intorno all’anno 1121, teneva in concessione i tre feudi di Petra Catellam et Monachileonem et Porcaram la cui rendita complessiva lo costringeva a finanziare ben quattro militi per l’esercito normanno.
La notizia, attinta al Catalogo dei Baroni, e ripresa anche da Evelina Jamison, pareva sufficiente per garantire un’età quasi millenaria per il nucleo abitato di Pietracatella e per affermare con una certa sicurezza che il suo castello avesse una origine almeno normanna, databile intorno alla fine dell’XI secolo.
Ora, però, una serie di documenti che fanno parte del Chronicon Vulturnense (che, credo, non siano stati ancora opportunamente apprezzati) ci permettono di retrodatare la fondazione di Pietracatella di almeno qualche secolo. Sicuramente a prima dell’anno 962.
Si tratta di tre documenti che nel 1938 Vincenzo Federici, nella sua edizione del Chronicon, riportò col numero 115 (datato all’anno 962), col numero185 (datato all’anno 1014), col numero 187 (datato all’anno 1038) e che, fino ad oggi, per quanto mi risulta, non erano stati mai messi in relazione con l’abitato di Pietracatella.
Con il primo dei tre documenti l’imperatore Ottone I, su richiesta dell’abate Paolo, conferma all’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno i privilegi già concessi da Carlomagno, da Lodovico II e da Lotario nonché il possesso di una serie di monasteri tra i quali cellam Sancti Marci de Petra Cutuliana. che era non lontana dall’altra cella di Sancti Petri de Vipera, nell’attuale territorio di Gambatesa.
Dalla lettura di tale documento potrebbe nascere qualche dubbio nella identificazione di Petra Cutuliana con Pietra Catella, ma il dubbio viene fugato non solo dalla vicinanza del monastero di S. Marco a quello di S. Pietro di Vipera, sulla collina che si erge dall’altra parte del Tappino, ma anche dal secondo documento che con maggiore precisione parla di cellam Sancti Marci de Petra Cutilia.
Questo secondo documento é relativo alla riconferma da parte dell’imperatore Enrico II, nell’anno 1014, dei precedenti privilegi e donazioni all’abate Ilario di S. Vincenzo e, con essi, del possesso di S. Marco di Pietracatella (… Sancti Marci de Petra Cutilia).
Il terzo documento, che ripete cellam de Petra Cutilia, cioè il monastero di Pietra Catella, riguarda un rinnovo, nel 1038, delle precedenti concessioni da parte del nuovo imperatore Corrado II sempre a favore di S. Vincenzo al Volturno e del suo abate Ilario.
Oggi dell’antico monastero appartenuto alla celebre abbazia di S. Vincenzo al Volturno rimane solo il ricordo nella fontana che ancora esiste nella valle e che ancora si chiama di S. Marco.
Probabilmente, con un po’ di buona volontà si potrebbe anche tentare di sapere qualcosa di più sull’origine di Pietracatella e sulla storia di quel piccolo, ma importante, cenobio dedicato a S. Marco, per il quale si scomodarono imperatori ed abati.
Una conoscenza utile, se non altro, a stimolare le nuove generazioni perché volgano lo sguardo al proprio passato per meglio costruire il proprio futuro.

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