La battaglia per un faretto, potrebbe essere l’inizio di una guerra per i monumenti del Molise?
Dopo l’incontro di S. Vincenzo ho ricevuto:
Caro Franco,
innanzitutto volevamo esprimere il nostro apprezzamento per il bellissimo appuntamento a cui ci hai permesso di partecipare domenica e ringraziarti, non solo perchè ci permetti di “conoscere”, ma perchè lo fai con metodi coinvolgenti ed affascinanti.
Non ero mai stato agli scavi di San Vincenzo ed il mio “battesimo” non poteva essere migliore.
Mosso, quindi, anche dalla tua conferenza, tornando a casa, ho avuto un moto di rivolta che mi ha spinto a scrivere una lettera al sindaco di Campobasso in cui gli chiedevo “semplicemente” di riaccendere la luce che illumina la chiesa romanica di San Bartolomeo.
Una letterina banale e molto “democristiana” da cui, forse, traspare un malessere molto più profondo.
L’ho inviata anche ai giornali e “prima pagina molise” mi ha preso sul serio.
Mi fa piacere condividere con te questo episodio e, pertanto, ti invio non solo la lettera, ma anche le righe “accompagnatorie” con cui l’ho inviata ad altri amici.
Ti ringrazio per l’attenzione.
Un abbraccio.
Paolo Giordano
Con quattro soldi, con l’aiuto di un artigiano (Antonio Giancola) e con la collaborazione entusiasta di Bernardo Ialongo (che ha coordinato il personale della Soprintendenza a S. Vincenzo al Volturno) in pochi giorni siamo riusciti ad illuminare tutti gli scavi archeologici dell’insigne abbazia vulturnense e permettere ad un vasto pubblico di visitare l’intera area.
Erano passati 12 anni da quando S.Vincenzo era stato interdetto a tutti per una scelta di un manipolo di persone interessate a fare di quel sito un affare personale.
Ciò è stato possibile con una semplice autorizzazione del Direttore Regionale dei Beni Culturali Ruggero Pentrella che, rispondendo ad una sollecitazione dell’Assessore Regionale Sandro Arco, consentiva al sindaco di Castel S. Vincenzo Domenico Di Cicco di sostenere una manifestazione culturale che mi vedeva protagonista.
Non è facile mettere in fila tanti soggetti per accendere una serie di faretti, ma a S. Vincenzo abbiamo dimostrato che quando si vuole si fa tutto.
Il giorno dopo mi è arrivato un bel numero di complimenti, ma uno mi ha fatto particolarmente piacere perché è la dimostrazione che spesso basta una scintilla per scatenare una guerra.
Mi ha scritto il mio amico Paolo Giordano da Campobasso che poche ore prima aveva scritto al Sindaco di Campobasso un lettera per sollecitare la riaccensione di un faretto davanti alla chiesa di S. Bartolomeo.
Di lettere di questo genere ai sindaci ne arrivano a centinaia, ma questa ha avuto un effetto mediatico immediato.
La prima a far rimbalzare la richiesta è stata l’attentissima Caterina Sottile e poi il Quotidiano, Nuovo Molise, Altro-Molise e così via.
Adesso aspettiamo che il faro si accenda.
E sono sicuro che presto si accenderà.
Disse Mao-Tse-Tung: “Una lunga marcia comincia con il primo passo”
Caro Sindaco di Campobasso
non bisogna necessariamente chiamarsi Livingstone o Stendhal, ma basta semplicemente uscire non dico dai confini regionali, ma almeno da quelli provinciali, per rendersi conto che esiste un’Italia dove aleggia un minimo di senso civico ed estetico.
Non bisogna recarsi nel salottino dello stivale che è rappresentato dalla fascia centro settentrionale costituita da Toscana-Umbria-Emilia, basta visitare un paesino Pugliese, Abruzzese o anche Campano per rendersi conto di come nel nostro Bel Paese, da qualche tempo è in vita un nuovo corso.
Non solo la rivalutazione dei centri storici, ma l’attenzione verso il gusto estetico che regola ogni tipo di nuovo intervento, al fine di evitare degli obbrobri, a cui altrimenti dovrebbero obbligatoriamente rimediare le generazioni future.
Ciò premesso, al di là delle solite trite osservazioni su un Centro Storico oramai sempre più abbandonato a sé stesso (eppure sembra che molti studiosi lo ritengano di meritevole interesse architettonico), sulla raccolta dei rifiuti che è totalmente in controtendenza rispetto alla Nazione tutta (cumuli di immondizie si elevano accanto ai cassonetti, per non parlare della raccolta dell’organico) e sulle rampe per disabili sempre occupate da automobilisti incivili e regolarmente impuniti….al di là di queste solite osservazioni…..il mio dilemma è uno solo ed estremamente semplice.
Procedo.
Il simbolo di Campobasso è la collina Monforte ed i tre (quattro) monumenti che vi sono ubicati: il Castello e le tre Chiese.
Eccezion fatta per la Chiesa della Madonna dei Monti, regolarmente officiante, gli altri manufatti sono sempre sistematicamente chiusi.
Questo è un dogma di fede…….
Almeno gli esterni (quelli non imbrattati dai grafomani di turno) sono visibili ed apprezzabili anche (soprattutto) nelle ore serali e notturne grazie ad una gradevole illuminazione, ma………ma da svariato tempo (mesi) la Chiesa di San Bartolomeo è nelle tenebre.
Il faretto è rotto!
Perché?
Da chi?
Poco importa, anche se viene spontaneo chiedersi (per l’ennesima volta) perché non si installano delle videocamere….poco importa sapere perché il faretto non c’è più, piuttosto viene da chiedersi:
Cosa bisogna fare per riaccendere la luce?
E’ così amministrativamente e burocraticamente complicato procedere ad un intervento che ripristini l’illuminazione al monumento?
Io non lo so e non posso immaginarlo.
Visto da quanto le tenebre regnano, probabilmente non è un’operazione facile e di rapida risoluzione.
O forse nessuno se ne era accorto?
Adesso, però Signor Sindaco, ne è al corrente.
Allora, per favore, anche se la situazione tutta è difficile ed incomprensibile per noi poveri uomini della strada, si potrebbe ridare la luce alla chiesa di San Bartolomeo?
Grazie.
Paolo GIORDANO
Così ha commentato Caterina Sottile:
Signor Giordano, grazie a lei!
La politica litiga dividendosi spazi, stipendi, finanziamenti di cui è snodo. I territori, le comunità, gli Stati hanno bisogno di amministratori che utilizzino il denaro pubblico per garantire servizi, crescita, vita civile e democratica. Sembra il Bignami del buon amministratore, ma è la sintesi semplicistica di come è organizzata la nostra vita quotidiana. Se la politica non è all’altezza del ruolo, deliberatamente o proprio per incapacità, il meccanismo si inceppa e il denaro pubblico che proviene dalle nostre tasse, tanto denaro, non viene utilizzato correttamente. Da qui i disservizi, la negazione dei diritti e il degrado generale dei comuni, delle nazioni, dei continenti.
Se i meridionali, soprattutto noi meridionali, capissimo che i soldi pubblici sono nostri e deleghiamo gli amministratori a gestirli per praticità soltanto, usciremmo anche dal guado del “per favore dammi”
che decreta la morte tragica della civiltà e della dignità degli individui. Se riuscissimo a comprendere che non ci viene dato per favore ma per diritto, potremmo finalmente capire anche che abbiamo
l’obbligo di rispettare e preservare ciò che “abbiamo pagato” con il denaro pubblico. Chi vive “per favore” pensa che ogni cosa sia gratuita e non sa valutare il valore delle cose, il costo che ciascuno di noi sostiene, consapevolmente o meno, per l’ambiente in cui viviamo: le strade, le panchine, le luci, gli ambulatori, gli autobus, i parchi, le fontane, le scuole, le Università, gli ospedali.
Inoltre, la brutta faccia della politica genera uno scarso senso estetico nei cittadini e tutto ci sembra di scarso valore. Nel senso della bellezza c’è una dimensione morale profonda perchè l’esigenza di
cose belle condiziona il libero arbitrio verso le “cose buone”. Non è una questione filosofica estranea alla quotidianeità, anzi.
Ci sbattiamo il naso ogni giorno, tutti, rimanendo storditi. Fino a quando qualcuno, più presente e vigile di noi ci ricorda che la dignità c’è, come Dio!
Paolo GIORDANO ha scritto una lettera al sindaco di Campobasso. Ma potrebbe averla scritta anche al Presidente della Repubblica o della Regione o a qualunque amministratore pubblico del mondo. E’ una lettera di un cittadino presente a se stesso, che riesce ad essere serio.
Finchè gli amministratori saranno eletti come concorrenti di un reality e si selezionano fra colpi di scena e tradimenti, giochi di ruolo e agguati, saremo sempre su candid camera e non avremo mai buoni amministratori.
Caterina Sottile
A MENO DI 48 ORE DALLA PUBBLICAZIONE DELL’APPELLO DI PAOLO GIORDANO IL COMUNE DI CAMPOBASSO HA PROVVEDUTO ALLA RIPARAZIONE!
UN’ALTRA AMMINISTRAZIONE PROBABILMENTE AVREBBE PUBBLICIZZATO LA COSA.
PER LA SUA DISCREZIONE SENTO IL DOVERE DI ESPRIMERE APPREZZAMENTO PER IL SINDACO DI FABIO
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