La vita dell’archeologo è bella. Specialmente quando scava con l’escavatore
Franco Valente
L’area archeologica di S. Vincenzo al Volturno per gli archeologi è come un porco ammalato.
Personalmente non riesco a sapere che fine abbiano fatte le schedature fatte con i soldi del Ministero. Non riesco a sapere come siano stati utilizzati i soldi (oltre un miliardo di lire) dati all’Istituto Suor Orsola Benincasa.

Una tomba scavata con l’escavatore
Non riesco a sapere dove siano finite le ossa delle centinaia di monaci asportati dal sepolcreto ormai inghiottito dalla vegetazione.
Non riesco a capire perché da 12 anni nessuno può accedere alle informazioni provenienti dagli scavi e riservate solo ai compari dei compari.

Le travate asportate da S. Vincenzo per non si sa dove.
Nessuno mi ha saputo dire dove sono finite le travate del ponte della Zingara caricate su un pullmino come legna da ardere
La Costituzione italiana garantisce il diritto allo studio, ma chi si è appropriato in maniera sicuramente anomala dell’area archeologica di S. Vincenzo è convinto che la Costituzione vale solo per i compari dei compari.
Ma questo fa parte del malcostume universitario.
L’aspetto grave è l’assenza di controlli nella gestione dello scavo archeologico e la totale insensibilità ai problemi della conservazione.
Una delle testimonianze archeologiche più drammatiche era lo strato di cenere venuto alla luce nelle aree degli edifici incendiati dai Saraceni all’alba del 10 ottobre 881.
Dopo aver riportato alla luce la memoria storica di questo straordinario avvenimento, gli ultimi archeologi hanno ragionato come i fabbricanti di medicine: facciamo campare il porco a lungo e malaticcio.

Che fine hanno fatto le murature che vediamo nell’immagine?
Invece di restaurare, conservare e rendere accessibile, si è scavato all’impazzata. E più si scavava e più si chiedevano soldi per scavare.
Il risultato sta davanti agli occhi di tutti. S. Vincenzo per il 50% è andato definitivamente distrutto per scavi abbandonati, sepolcreti sventrati, pavimentazioni sgretolate.
Fra qualche tempo vedrà la luce un dossier scientifico sul disastro archeologico di S. Vincenzo.
Intanto mi è pervenuta la presa di posizione del prof. Carannante, collaboratore di Marazzi, al quale, ovviamente, rispondo a modo mio.
Spett.le Arch. Valente,
ho appena trovato il suo sito sul “Molise che sogna” e la pagina dedicata alle invettive contro la conduzione delle ricerche nel sito di S. Vincenzo al Volturno e contro il suo Direttore Prof. Federico Marazzi, invettive alle quali ha sentito di dover rispondere in modo cortese e preciso anche una studentessa dell’Università Suor Orsola Benincasa ma alle quali nessun docente dell’Istituto ha ritenuto opportuno replicare finora, almeno direttamente.
Non entro sulle precise accuse che lei formula circa la conduzione economica del sito, argomento del quale non ho conoscenza (come la maggior parte delle persone che da anni dedicano il loro impegno allo studio di S. Vincenzo), accuse di sottrazione di fondi da parte del Prof. Marazzi con la complicità di quelli che lei chiama “i boiardi della Soprintendenza”, accuse che chiaramente dovrà provare nel luogo istituzionale adatto per rispondere alla querela per diffamazione con la quale le è stato risposto. Tuttavia lei non si limita a condannare la conduzione economica del sito ma estende le sue accuse alla conduzione scientifica delle ricerche, e su tale tema, come persona che ha dedicato anni, investendo tempo, energie, denaro e soprattutto passione, alla ricerca scientifica a San Vincenzo, mi sento coinvolto e non posso non replicare.
Mi chiamo Alfredo Carannante, docente a contratto di Ecologia preistorica, Geoarcheologia ed Esercitazioni di Bioarcheologia presso l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e docente a contratto per il corso di Antropologia presso l’Università di Napoli “L’Orientale”. Mi occupo da anni di analisi archeozoologiche incentrate sullo sfruttamento delle risorse animali da parte delle popolazioni umane del passato e mi sono affidate le analisi bioarcheologiche in numerosi siti italiani (Cuma, Pompei, Oplonti, San Vincenzo al Volturno etc.) e paesi esteri (Egitto, Cipro, Turchia, Grecia). Da anni collaboro con chi scava per ottimizzare il risultato scientifico attraverso un’accurata raccolta e contestualizzazione dei reperti e posso serenamente affermare che gli scavi condotti negli ultimi anni presso San Vincenzo al Volturno siano tra i più accurati cui ho mai avuto la fortuna di partecipare; accurati nell’analisi stratigrafica, nella raccolta ed inventariamento dei reperti, nella loro analisi da parte di specialisti delle più disparate discipline applicate all’archeologia.
A partire dal 2001 mi sono state affidate, assieme al mio collega Salvatore Chilardi, le analisi dei resti faunistici rinvenuti nel corso degli scavi dell’abbazia di S. Vincenzo. Nel corso di questi anni le nostre ricerche (condotte a nostre spese finanche negli spostamenti) hanno rivelato un mondo, quello della vita quotidiana monastica nell’alto Medioevo, finora poco conosciuto.
Lo scavo accortissimo del sito, l’attenta analisi stratigrafica, il setacciamento delle terre, la catalogazione e la conservazione dei reperti operati con impegno, serietà e fatica da tutti quelli (studenti e archeologi professionisti) che ho avuto modo di conoscere in questi anni, ben lungi dal rappresentare, come lei dice, un “disastro archeologico fatto dalla sua (di Marazzi) missione archeologica”, sono stati e rimangono un modello a livello internazionale di quanto una missione archeologica dovrebbe fare. I risultati scientifici ci sono, anche se forse sono stati trascurati dalla stampa molisana, più attenta a sterili polemiche.
Solo nel mio campo di ricerca, nell’agosto 2006, al Convegno Internazionale di Archeozoologia di Città del Messico, il lavoro da me presentato insieme a Salvatore Chilardi e Federico Marazzi è stato giudicato e indicato dal Presidente dell’International Council for Archaeozoology come l’esempio di come una moderna ricerca dovrebbe essere svolta… un lavoro che partendo dallo scavo di modesti resti di pesce e frammenti di osso ha rivelato le abitudini alimentari, le attività quotidiane, le reti di scambio, le catene ecologiche e le condizioni economiche di una comunità monastica altomedievale.
Lei scrive con livore di concedere “un attimo di notorietà” al Prof. Marazzi investendolo con le sue accuse via internet e via stampa locale… mi predoni, ma forse lei confonde il chiacchiericcio di piazza della provincia molisana con la notorietà scientifica internazionale. A livello scientifico il Prof. Federico Marazzi è ben conosciuto in Italia e all’estero e lo stesso Comune di Castel San Vincenzo ha ospitato nel settembre del 2004 un convegno internazionale sui monasteri dell’Europa occidentale in età medievale, convegno onorato dalla presenza dei maggiori esperti del settore. Un volume (De Rubeis F., Marazzi F. (a cura di), 2008. Monasteri in Europa occidentale (secoli VIII-XI): topografia e strutture. Viella, Roma.) contenente gli atti di tale convegno è stato pubblicato di recente… ma sicuramente lo conoscerà a memoria dal momento che sul suo sito si autoproclama “il massimo conoscitore” di S. Vincenzo al Volturno.
Le può forse interessare “un fico secco”, come dichiara nel suo sito, che tanti studenti insieme alla “Sig.na Sara” (come lei sprezzantemente chiama la studentessa per sottolineare come la ragazza non sia ancora in possesso di un “titolo” di laurea da esibire come il suo) facciano delle ottime esperienze di scavo a S. Vincenzo; lei può ironizzare quanto vuole sugli ingenui ragazzi che da ogni parte del mondo, a loro spese, prestano il loro lavoro e il loro tempo non certo “al solo fine di superare gli esami” o “per giocare agli Indiana Jones”, come lei dice insultando tutti gli aspiranti archeologi, ma per portar avanti una passione e il lavoro di riscoperta del nostro ricco passato; lei è libero di non aver rispetto per chi vuole imparare ad essere archeologo e per chi, come me, educa a tale professione… ma non può mentire… non può affermare che gli scavi abbiano fatto “un danno al patrimonio di proporzioni inimmaginabili”, che “gli archeologi stavano mandando questo sito letteralmente in malora”… tali affermazioni risultano assurde non solo per qualsiasi studente di archeologia ma anche, e per questo le scrivo, per chi da anni lavora in questo mondo.
Architetto Valente, lei scrive poi “Mi fa ridere la fanciullesca affermazione della signorina Sara” e continua “la signorina Sara non ha titoli di studio per parlare”… non voglio ora impartirle una vana lezione di educazione… se insultare pubblicamente via internet una ragazza che ha la sola colpa di difendere con passione la propria professione, l’operato di tanti archeologi seri e la verità di cui è stata testimone la fa sentire superiore, non credo che nessuna mia parola potrebbe farle prendere coscienza della sua scortesia e indurla a scusarsi con lei… tuttavia, io ho quei titoli che lei ritiene siano fondamentali per poter parlare della questione: ho Laurea, Dottorato in Archeologia, esperienza professionale in più paesi e docenze in campo archeologico in due Università italiane e credo, con umiltà, che sia lei a non aver titoli per parlare di come sia stato condotto uno scavo, Sig. Architetto, e affermo che il “disastro archeologico” che lei vede non esiste: lo scavo è stato condotto con attenzione alla stratigrafia, i reperti raccolti accuratamente, catalogati e conservati in modo ordinato nel magazzino dove sono ancora custoditi, pronti per le analisi degli studiosi.
Continua nel suo sito a rivolgersi alla studentessa: “Se Lei, poi, sostiene che così si fanno gli scavi archeologici vuol dire che le lezioni di Marazzi sono state così persuasive da infondere in Lei la convinzione che gli scavi archeologici effettivamente si possano fare con sistemi che definire barbari è un eufemismo. Io Le consiglio di studiare con qualche altro professore, possibilmente archeologo vero…” Questo scrive alla studentessa… Io non ho mai seguito i corsi del Prof. Marazzi e negli scavi archeologici sono cresciuto e posso affermare che… sì, così si fanno gli scavi… almeno quelli seri e scientifici, quelli che chi non è archeologo vero non capisce credendo che lo scavo archeologico sia uno sterro e una “ripulitura” di tutte quelle cose belle (vasi, colonne, affreschi) che poi si mostrano a pagamento ai turisti. Quest’idea di archeologia è finita da decenni… l’archeologia moderna è stratigrafia, attento recupero di semi carbonizzati, frammenti d’osso, conchiglie, frammenti ceramici, prelievo di campioni di suolo per analisi chimiche, di pollini, ricomposizione degli affereschi e mille altre attività di ricerca che fanno dell’archeologia una scienza e non più una “caccia al tesoro”.
Ma mi rendo conto che il problema in questione è un altro… lei parla delle sue “prestazioni professionali tornate a vantaggio della comunità perché la comunità gode dei restauri fatti, li può osservare, può utilizzare gli edifici restaurati, l’acqua esce dai rubinetti, le luci si accendono, l’impianto di riscaldamento funziona, gli ospiti vengono accolti nelle strutture di accoglienza”… dice di non aver “visto né la signorina Sara, né altri colleghi suoi lavorare per la collettività. Lei ha raccolto esperienze solo per diventare archeologa a spese mie (o di chi come me paga le tasse anche per finanziare gli scavi)”… questo è il punto… la sua cultura le fa credere che chi studia, chi fa ricerca, chi cerca di capire sia solo un peso per la comunità (un pensiero purtroppo comune nel nostro disgraziato paese… da questo nasce la fuga dei cervelli)… la sua cultura le fa credere che il bene della collettività non sia la didattica, la formazione di nuovi professionisti, la riscoperta del passato del nostro bellissimo paese, l’avanzamento culturale e scientifico della ricerca italiana, il recupero accorto dei Beni Archeologici… la sua cultura le fa credere che l’archeologia serva a portare alla luce nel tempo più breve possibile un po’ di monumenti sepolti, ripulirli, abbellirli per poi passare alle attività redditizie: costruire intorno al sito un parcheggio, una biglietteria carina con costosi biglietti d’ingresso, vialetti, cessi pubblici, un bar con gli ombrelloni, un alberghetto, un parco giochi etc. con tanto guadagno economico… nulla da criticare… anzi, spero che al più presto lei (o qualche suo collega) possa mettere tutti i rubinetti e i WC che vuole intorno a San Vincenzo al Volturno… sarò felice di usufruirne… ma questa non è archeologia né si può pretendere che in uno scavo archeologico invece di studenti e studiosi che scavano e analizzano i materiali ci siano idraulici e piastrellisti…
Turisti, visitatori, appassionati di archeologia che vengono a portar soldi… crede davvero che verrebbero per guardare quattro mura in rovina, un parcheggio e un WC pubblico? Verranno… per scoprire i segreti di un monastero medievale, la vita quotidiana dei monaci, i loro ricchi banchetti, la loro fine tragica… verranno per scoprire ciò che umilmente, faticosamente e gratuitamente Sara, io e tutti gli altri stiamo portando alla luce.
Lei definisce il Prof. Federico Marazzi “il portaborse” di un “genio dell’archeologia” e lo accusa di non aver il “titolo di archeologo” (sic!)… c’è da chiedersi cosa ci sia di infamante nel collaborare con un grande archeologo quando si è più giovani e cosa intenda lei per “titolo di archeologo”… poi passa a sbeffeggiare la ricostruzione “giornalistica” di Piero Angela (si tratta in realtà di Alberto Angela), ottimo divulgatore scientifico che ha avuto l’unica colpa di mostrare in una delle migliori trasmissioni della televisione italiana il sito archeologico di San Vincenzo… infine ironizza persino sul Presidente della Repubblica (“notoriamente grande esperto di archeologia… !” lo deride lei), reo di aver elogiato il lavoro compiuto in uno dei migliori scavi archeologici italiani… curioso che tale superbo e livido sarcasmo venga da chi dice di se “sono solo… il sagrestano-factotum del monastero e di tanto vado contento. Almeno mi guadagno qualche sconto sulle future condanne divine per quante maledizioni ho inviato contro coloro che per denaro distruggono il patrimonio culturale.”… bene dunque… sia contento del suo ruolo di sagrestano, dica una preghiera anche per me e con l’umiltà che il monachesimo ci ha insegnato plachi il suo livore contro chi ha il compito di fare ricerca e lo conduce con impegno, sacrificio e perizia.
Quanto alle sue domande sulla gestione economica del sito, non è argomento che conosce chi, come me, come Sara, come tutti quelli che in questi anni ho conosciuto, ha donato gratuitamente parte della propria vita alla riscoperta di questo gioiello non solo molisano ma del nostro paese… quelle domande ha diritto di porle e ne avrà di certo risposta nell’opportuna sede… risposte che sono ansioso come lei di sentire ma convinto che saranno per lei deludenti.
18 ottobre 2008
Saluti, Alfredo Carannante
Gentile prof. Carannante,
Le faccio i complimenti per tutto quello che ha fatto per conoscere S. Vincenzo. Spero che Lei ne abbia tratto giovamento e abbia capito bene quali sono i problemi che il Marazzi ha creato nella nostra valle vulturnense.
Quando uscirà il libro bianco sui risultati scientifici della missione archeologica (che illustri professori ugualmente titolati almeno come Lei stanno scrivendo) gliene farò avere copia.
Lei pone male la questione, ma venendo dalla scuola di Marazzi non poteva essere altrimenti. Io ho sempre detto che Marazzi è un discreto storico, anche se ultimamente ha preso una cantonata sull’eccidio saraceno di S. Vincenzo (veda http://www.francovalente.it/?p=1037 ).
Il problema è che l’archeologia è una materia molto complessa perché appartiene a quei processi cosiddetti irreversibili: una volta sbagliato non si può tornare indietro.
E’ difficile farlo capire a chi come Lei si preoccupa di leggere i dati ma non ha alcun interesse alla conservazione e alla valorizzazione. Comunque sono problemi Suoi.
Per quanto riguarda Ciampi, Lei ha capito benissimo quale fosse il senso del mio sarcasmo.
Cosa vuole che abbia capito Ciampi (che non è un archeologo, non è uno storico, non è un critico d’arte) in una visita occasionale fatta a S. Vincenzo tra centinaia di poliziotti, cecchini, politici e nullafacenti?
Se gli avessero detto che si trattava di un antico caravanserraglio avrebbe espresso eguale apprezzamento. Le posso dire che quel giorno ha espresso apprezzamento anche sulle mie pubblicazioni ma so benissimo che si trattava di una formale e squisita educazione che io mi sono guardato bene dal pubblicizzare.
Mi permetta di dirLe che Lei scrive troppo e rischia di non farsi leggere ma non ho difficoltà a pubblicare la Sua nota sul mio blog.
Però ribadisco che la questione che io pongo è solo questa: vorrei sapere quanti soldi sono stati spesi, chi li ha incassati e per quali finalità.
Mi conceda di fare una considerazione: spero che Lei si renda conto che attribuire ad altri un reato sapendo che quella persona non lo ha commesso si chiama calunnia.
Mi faccia sapere dove io avrei scritto che Marazzi “ha sottratto fondi con la complicità di boiardi dello stato”.
Prima di dire che io avrei diffamato Marazzi o che avrei deriso il Capo dello Stato, farebbe bene a far leggere le sue considerazioni ad un avvocato di fiducia.
Lei può tranquillamente definire la mia polemica sterile. Può criticare apertamente la mia attività professionale e non condividere il mio operato di architetto. Lei può contestare apertamente la mia opera. Lei può additarmi come persona sprezzante e carica di livore (anche se lo confonde con l’umorismo intellettuale).
Tutto ciò rientra nel diritto di critica, ma attribuirmi comportamenti criminosi come la diffamazione e la derisione del Capo dello Stato potrebbe porLa in una posizione delicata.
Lei sicuramente è giovane, e deve imparare a pesare bene le parole. Come faccio io.
Lei pone male la questione della sig.na Sara e vorrebbe farmi passare per uno che confonde il diritto allo studio con lo sfruttamento degli studenti. Non ho detto che la sig.na Sara fa male a difendere la sua professione. Non condivido che difenda il suo professore sulle questioni economiche che io continuo a sollevare senza avere risposta. Che è cosa ben diversa.
Probabilmente Lei non era neanche nato quando ho partecipato battaglie sacrosante per garantire quel diritto allo studio che Lei invoca solo per gli adepti del Suo professore aspirante “barone”.
Lascio perdere il Suo tentativo di accreditare il convegno internazionale (sic!) di S. Vincenzo del 2004 e l’infantile tentativo di estrapolare una mia battuta dal contesto.
Io ho parlato di conoscenza della problematiche. Questa è la mia frase: “Io non ho alcun interesse all’area archeologica di S. Vincenzo perché non sono un archeologo pur essendo uno dei massimi conoscitori (e potrei dire senza falsa modestia “il massimo conoscitore”) delle problematiche di S. Vincenzo al Volturno”.
Lei non diventerà mai uno storico se non darà peso alle parole.
Una cosa comunque apprezzo dalla Sua appassionata difesa di ufficio di Marazzi: la conclusione:
Quanto alle sue domande sulla gestione economica del sito, non è argomento che conosce chi, come me, come Sara, come tutti quelli che in questi anni ho conosciuto, ha donato gratuitamente parte della propria vita alla riscoperta di questo gioiello non solo molisano ma del nostro paese… quelle domande ha diritto di porle e ne avrà di certo risposta nell’opportuna sede… risposte che sono ansioso come lei di sentire ma convinto che saranno per lei deludenti.
La Sua ansia è anche la mia.
Franco Valente


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